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Egitto, al via esposizione industrie di guerra. L’Italia continua a fare affari con il regime

Si è aperta al Cairo  il 29 novembre e durerà fino al 2 dicembre l’Egypt Defence Expo (EDEX 2021): l’esposizione internazionale delle industrie di guerra. Una grande occasione per fare affari con i  sistemi di morte e distruzione, il cui garante è il generale Al-Sisi, drammaticamente noto alle cronache per crimini e violazioni dei diritti umani.

EDEX rappresenta un’opportunità unica per le industrie militari per mostrare gli ultimi ritrovati tecnologici, le apparecchiature e i sistemi d’armamento in ambito terrestre, marittimo ed aereo.

E ci saranno tutti i grandi nomi del comparto aerospaziale, missilistico, navale e dei sistemi terrestri a livello mondiale. Ci saranno gli stand delle ambasciate al Cairo di Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Slovacchia, del Ministero della Difesa dell’India, di quello dell’Economia della Romania e dello Stato del Mississippi.

Non mancherà ovviamente anche l’Italia con molti marchi blasonati e non, che, mettendo da parte l’assassinio di Giulio Regeni e la ingiusta detenzione di Patrick Zaki, correreranno in Egitto a fare affari, mettendosi in fila alla corte di Al-Sisi.

E chi se ne frega che, durante le dure repressioni contro lavoratori e studenti che scendono in piazza per difendere i loro diritti civili e umani, vengano utilizzati blindati, veicoli leggeri e armi (carabine, beretta) vendute da quegli stessi Paesi europei e non che dovrebbero chiedere ad Al-Sisi il rispetto dei diritti umani.

Quindi tutti o quasi alla conquista dei mercati di armi in Egitto, proprio mentre l’Unione Europea dovrebbe per lo meno adottare una politica comune che proibisca la vendita, la fornitura e l’esportazione di ogni tipo di armamento che possa essere utilizzato per la repressione interna dei diritti umani e civili in Egitto. Mentre l’Italia, dove la vendita di armi all’Egitto è contro la legge, dovrebbe anche adottare azioni concrete per avere giustizia sull’assassinio di Giulio Regeni e per ottenere la liberazione di Patrick Zaki.

Ma si sa, è preferibile e più comodo fare affari con l’Egitto che occuparsi di questioni scottanti, ma sacrosante, come i diritti umani e civili nella loro concretezza.

Domenico Mecca

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