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Dalla Somalia Alla Turchia, I Misteri E I Dubbi Della Liberazione Di Silvia Romano

Dalla Somalia alla Turchia, i misteri e i dubbi della liberazione di Silvia Romano

Silvia Romano potrebbe aver ottenuto la sua liberazione soprattutto grazie ai servizi di intelligence turchi, che negli ultimi anni hanno costruito una rete capillare di agenti e informatori in Africa. Almeno questa è la versione della ricostruzione giornalistica di Africa Express.

Ma la storia dei rapporti della Turchia con l’Africa, prima del rapimento e della liberazione di Silvia, è molto lunga e ben articolata e si riassume in ingenti investimenti, la diffusione della sua compagnia di bandiera, la Turkish Airlines, e le sue operazioni commerciali, che fanno della Turchia un alleato strategico in Africa.

Di che investimenti stiamo parlando?

Pochi giorni dopo una prima visita in pompa magna di Erdogan, familiari e ministri del governo turco in Somalia, il governo di Ankara e altre nazioni musulmane avevano stanziato 350 milioni di dollari per combattere fame e siccità nel Paese.

Non solo, ma Ankara ha promesso che avrebbe ricostruito la strada che porta da Mogadiscio all’aeroporto internazionale, ripristinato un ospedale, costruito scuole e trivellato pozzi d’acqua.

Nel 2014 venne affidato al gruppo turco Albayrak la ricostruzione e la manutenzione del porto di Mogadiscio,con un contratto della durata di 20 anni.

Un anno dopo Ankara fece in modo di trovarsi nella fortunata situazione di agire da mediatore tra la Somalia e il Somaliland, ex protettorato britannico che nel 1991 ha proclamato la propria indipendenza.

Nel 2016 Erdogan aprì la nuova e più grande ambasciataturca sul lungomare di Mogadiscio.

Ma Erdogan non si è limitato ai soli aiuti economici e umanitari, propedeutici solo alla fondamentale inaugurazione nell’autunno del 2017 a Mogadiscio dellapiù grande base militare turca all’estero, costruita su 4 chilometri quadrati, vicino al mare e non lontana dall’aeroporto, per un costo complessivo di oltre 50 milioni di dollari. La base militare è stata progettata per la formazione delle forze armate somale nel contrasto ai terroristi di al- Shebab e l’addestramento viene effettuato da personale militare turco.

Ma Erdogan non si fermò alla sola Somalia. La costruzione di un’altra base militare in Africa era infatti prevista anche in Sudan, accordo preso con al Bashir nel 2018. Al momento il progetto è fermo, dopo la caduta dell’ex dittatore sudanese.

Allo scopo di rafforzare i suoi legami con il Qatar, Erdogan ha fatto realizzare una nuova base militare vicino a quella turco-qatariota Tariq ibn Ziyad, già attiva dal 2015, sebbene la ingombrante presenza dei turchi nel Golfo Persico e l’amicizia con il Qatar non sia affatto gradita a Arabia Saudita, Emirati, Bahrein e al loro alleato al-Sisi, presidente dell’Egitto.

Negli anni i turchi, spendendo oltre un miliardo di dollari in aiuti per la Somalia, sono diventati alleati strategici, tanto che Erdogan è stato invitato dal presidente somalo a cercare petrolio nei suoi mari.

Per quanto riguarda i rapporti dell’Italia con la Turchia, dopo una parentesi di tensione nel 2016, il nostro Paese è ora il quarto partner commerciale di Ankara; in Italia operano 50 aziende turche, mentre quelle italiane presenti in Turchia sono ben 1.400 e i principali settori degli scambi economici sono quello automobilistico, difesa e  infrastrutture.

Arrivati a questo punto, cresce la sensazione che la Turchia fosse la carta giusta e strategica dell’Italia per portare a termine con successo la partita della trattativa della liberazione di Silvia Romano in Africa.

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