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Cop27, il rispetto e la verità per Giulio Regeni negati schiaffo all’Italia e all’Europa

Da mesi gli attivisti ambientali stanno aspramente criticando la scelta di organizzare la Cop27 nell’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi, dove il dissenso viene represso con violenze e arresti. Più volte la stampa internazionale ha dato voce alle ONG che hanno pubblicamente denunciato gli organizzatori della Cop di aver limitato gli accrediti e i badge riservati agli attivisti e alla società civile. Non stupisce, in un paese in cui la repressione è sistematica e durissima, dove decine di migliaia i prigionieri di coscienza sono ancora rinchiusi nelle carceri in condizioni disumane. L’opinione pubblica italiana ben conosce cos’è la politica repressiva del regime al-Sisi soprattutto dopo il brutale assassinio di Giulio Regeni e la detenzione di Patrick Zaki. In questi anni l’Italia ha conosciuto il vero volto della giustizia egiziana, tra depistaggi e insabbiamenti, ostile ad ogni collaborazione tra le procure e nella ricerca della verità sulla morte di Giulio. Così mentre in Italia continua incessante la campagna per conoscere i nomi dei responsabili del sequestro, delle torture e dell’uccisione di Giulio Regeni e quelli di chi ha depistato, protetto, nascosto la ricerca della verità, un comunicato di Palazzo Chigi informa che «il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni parteciperà al vertice dei Capi di Stato e di Governo Cop27 a Sharm el-Sheikh». La comunicazione arriva dopo lo scambio di tweet tra la presidente Meloni e al-Sisi: «Ringrazio il Presidente al-Sisi per aver augurato buon lavoro al governo italiano – ha scritto Giorgia Meloni su Twitter – Abbiamo a cuore la stabilità del Mediterraneo e del Medio Oriente e siamo determinati a rafforzare la nostra cooperazione bilaterale su questioni cruciali come la sicurezza energetica, l’ambiente, i diritti umani».
Corale è stata la replica delle organizzazioni per i diritti umani e della società civile dal quale è nata una petizione lanciata da Transform Italia per il boicottaggio dell’evento. «Riteniamo che l’Italia – si legge nel comunicato – non possa partecipare alla Cop27 in Egitto dato che il governo di quel Paese ha dimostrato di non avere alcuna volontà di cooperare e collaborare affinché emerga la verità sulla morte di Giulio Regeni e venga fatta giustizia». Anche la CGIL ha diramato un comunicato con cui si dà notizia della mancata partecipazione. «Non parteciperemo alla Cop27. È inaccettabile che la conferenza Onu sul clima si svolga sotto la presidenza del governo egiziano che garantisce impunità a chi ha torturato e ucciso Giulio Regeni, ha detenuto Patrick Zaki, così come tantissimi altri attivisti, solo per aver manifestato le proprie idee».
Contro Cop27 anche 13 premi Nobel per la letteratura hanno inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e al presidente degli Stati Uniti Joe Biden. «Mentre il mondo si prepara per la Conferenza internazionale sul clima Cop27 in Egitto, noi, come premi Nobel, scriviamo per esortarlo a non dimenticare le migliaia di prigionieri politici detenuti nelle carceri egiziane e, con maggiore urgenza, lo scrittore e filosofo egiziano-britannico Alaa Abd el-Fattah, da sei mesi in sciopero della fame e ora a rischio di morte».
«Le tattiche della National security agency (Nsa) e le sue costanti minacce e intimidazioni, stanno distruggendo le vite di attivisti, difensori dei diritti umani e operatori delle Ong. Non possono lavorare né viaggiare e passano le giornate temendo di essere arrestati. L’obiettivo è chiaro: stroncare l’attivismo politico e quello per i diritti umani», queste dichiarazioni di Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International. Mentre nell’ultimo rapporto di Amnesty, si legge: «La Strategia nazionale egiziana per i diritti umani (NHRS) è stata lanciata un anno fa dalle autorità egiziane per nascondere il loro pessimo passato in materia di diritti umani e deviare le critiche. L’analisi di Amnesty International rivela che l’NHRS dipinge un quadro profondamente fuorviante della situazione dei diritti umani. La comunità internazionale non deve lasciarsi ingannare e fare pressione sulle autorità egiziane affinché prendano misure significative per porre fine al ciclo di abusi e impunità.»
Verità e giustizia per Giulio Regeni è una bandiera che non smetterà mai di sventolare, anche durante i giorni di Cop27. Rappresenta la speranza e la necessità di far partire il processo, bloccato dalla impossibilità di notificare gli atti ai quattro agenti della National Security egiziana che i pm di Roma ritengono gli esecutori materiali, a vario titolo, del rapimento e dell’uccisione del ricercatore di Giulio. Non smettere di pretendere collaborazione dal regime egiziano perché venga esperito ogni tentativo di trovare gli indirizzi di residenza dei quattro agenti e procedere alla notifica prima della prossima udienza fissata per febbraio 2023.
ATHAR KAMEL MOHAMED IBRAHIM, nato in Egitto nel 1968, titolare di documento di identificazione militare nr. 5/89,
UHSAM HELMI, Colonnello, nato in Egitto nel 1968, titolare di documento di identificazione militare nr.270/1990,
MAGDI IBRAHIM ABDELAL SHARIF, nato in Egitto il 9.7.1984, sono tre degli imputati per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni.
C’è un quarto imputato: TARIQ SABIR, nato in Egitto nel 1963, titolare di documento di identificazione militare nr. 791/1984/19, Generale della Polizia presso il Dipartimento di Sicurezza Nazionale.
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