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Ciad, elezioni presidenziali senza Internet. Scontato un sesto mandato per Deby

Alla vigilia delle elezioni presidenziali dell’11 aprile, alle quali si presenta per un sesto mandato Idriss Deby, al potere dal 1990, la popolazione del Ciad affronta un nuovo periodo di interruzione dei servizi di Internet. Non è una novità, dato che dal 2016 la rete è stata giù per un totale di 911 giorni, due anni e mezzo, sempre in occasione di periodi di mobilitazione degli attivisti dell’opposizione, che usano per lo più WhatsApp e Facebook.

Nel 2020 i giorni d’interruzione sono stati 192, negli ultimi due mesi 14.

“Quando Internet è giù, alle manifestazioni partecipano pochissime persone”, ha raccontato ad Amnesty International un attivista, spiegando bene l’intento politico delle interruzioni dei servizi.

Ma non è solo il blocco di Internet a preoccupare le organizzazioni per i diritti umani. Alla vigilia delle elezioni, gli attacchi alla libertà d’espressione e di manifestazione pacifica si sono intensificati.

Lo scorso dicembre, la polizia ha fatto irruzione negli studi di un’emittente radiofonica privata minuti dopo che un difensore dei diritti umani aveva criticato in diretta il divieto imposto dal governo allo svolgimento di un forum della società civile sulle proposte di riforme istituzionali.

Il 6 febbraio il governo ha vietato una manifestazione contro la crisi economica e molti dei promotori sono stati arrestati.

Infine, l’8 aprile il ministro dell’Interno ha annunciato lo smantellamento di una “rete terrorista” guidata, guarda caso, da cinque dirigenti del Partito socialista senza frontiere, la formazione di opposizione che ha candidato alla presidenza l’ex ministro Yaya Dillo.

 

 

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