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Burundi: tra scontri di contadini e timide riaperture delle frontiere

Lunedì 3 ottobre, nel comune di Gihanga, nella provincia di Bubanza, nel nord-ovest del Burundi, ci sono state tensioni tra circa 500 coltivatori di cotone e altrettanti coltivatori di canna da zucchero della Tanganyika Sugar Company.

Entrambi i gruppi rivendicano l’uso della terra di Cabiza, nella riserva di Rukoko: i coltivatori di cotone hanno affermato che la terra è stata recentemente data loro dal governo, mentre i coltivatori di canna da zuccherano ne hanno contestato la veridicità, per cui sono scoppiati dei disordini che hanno richiesto l’intervento delle forze di sicurezza. Le autorità locali hanno chiesto a tutti i residenti di mantenere la calma e il capo del comune di Gihanga ha chiesto a entrambe le parti di portare i documenti che attestino le loro rivendicazioni.

Nella zona vi è anche una terza coltivazione importante, quella del riso, che negli ultimi mesi è stata rinnovata con una nuova varietà di semi, più resistere alle malattie e capace di adattarsi alle alte quote, quindi più redditizia, prodotta da un gruppo di agronomi cinesi presso il centro di ricerca sul riso di Gihanga.

Negli ultimi anni, tuttavia, l’economia della regione è in particolare difficoltà perché, trovandosi al confine con il Rwanda, gli scambi internazionali sono pressoché fermi a causa delle tensioni diplomatiche tra i due Paesi. Per questa ragione, nelle ultime settimane si sono avute varie manifestazioni per chiedere la riapertura dei confini e la ripresa del commercio transfrontaliero. Prima della crisi burundese apertasi nel 2015, le popolazioni locali esportavano pomodori e melanzane in Rwanda e tornavano con patate e altri prodotti, ma con la chiusura delle frontiere è aumentata la povertà e, va da sé, le tensioni sociali interne, la fragilità delle famiglie, la miseria dei più deboli.

Un primo segnale di normalizzazione si è avuto nella provincia di Cibitoke, dove il Burundi ha riaperto le frontiere, ma il Rwanda si rifiuta di riconoscerlo ufficialmente.

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