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Burkina Faso, difensore dei diritti umani scomparso e poi costretto ad arruolarsi

Il 1° dicembre 2023 Daouda Diallo, difensore dei diritti umani del Burkina Faso, segretario generale del Collettivo contro l’impunità e la stigmatizzazione delle comunità, è stato arrestato all’uscita dell’ufficio passaporti della capitale Ouagadougou.

Dopo alcuni giorni di silenzio, sui social media ha iniziato a circolare una foto che lo ritraeva in uniforme militare a bordo di un veicolo dell’esercito. Dal giorno del suo arresto il governo non ha fatto alcuna dichiarazione ma i parenti di Diallo sono convinti che sia stato mandato lungo la linea del fronte.

Non sarebbe una novità. Il decreto dell’aprile 2023 sulla mobilitazione nazionale viene usato strumentalmente e in modo discriminatorio per colpire, attraverso l’arruolamento obbligatorio, giornalisti, attivisti, difensori dei diritti umani e alte persone che criticano il governo.

Il 6 dicembre un tribunale ha dato ragione a tre coscritti che avevano presentato ricorso contro l’arbitrarietà del decreto: il giornalista Issaiaka Lingani e due esponenti del movimento civico Balai Citoyen, Bassirou Badjo e Rasmane Zinaba.

Il governo ha semplicemente ignorato la sentenza, continuando a selezionare tra i dissidenti le persone da chiamare alle armi: il 24 dicembre è stato arruolato a forza anche l’ex ministro degli Esteri Ablassé Ouedraogo, di ritorno da un viaggio all’estero.

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