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Senegal, tra un mese le elezioni in un clima di forte repressione

La promessa del presidente senegalese Macky Sall, secondo il quale le elezioni del 25 febbraiosarebbero state libere e regolari, si è rivelata già da tempo del tutto scollegata dalla realtà.

Secondo un rapporto di Human Rights Watch, diffuso il 22 gennaio, dal marzo 2021 – quando Sall annunciò l’intenzione di candidarsi per il quarto mandato consecutivo, per poi cambiare idea – sono stati uccisi almeno 37 manifestanti e sono finiti in carcere almeno 1000 attivisti ed esponenti dell’opposizione: il più noto è Ousmane Sonko, che a causa di una sua precedente condanna a sei mesi per diffamazione contro un ministro, si è visto respingere pochi giorni fa la candidatura alla presidenza del Senegal.

Lo stesso Sonko è agli arresti dal 28 luglio 2023 per incitamento alla sovversione, minaccia alla sicurezza nazionale e altri reati. Il partito originariamente diretto da Sonko, Patrioti africani del Senegal per il lavoro, l’etica e la fraternità, è stato sciolto, non prima che il suo nuovo segretario generale, Bassirou Diomaye Faye, venisse arrestato il 14 aprile per aver criticato la magistratura sul suo profilo Facebook.

Il rapporto di Human Rights Watch denuncia l’uso del sistema giudiziario per prendere di mira oppositori politici e dissidenti attraverso false accuse, prove fabbricate, lunghi periodi di detenzione preventiva, maltrattamenti e torture.

Dal 2021 decine di giornalisti sono stati minacciati, aggrediti o arrestati. Alcuni organi d’informazione sono stati chiusi e le autorità hanno imposto limitazioni arbitrarie all’accesso ai social media e ai servizi di telefonia mobile.

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