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Guinea Equatoriale, un paese ostaggio della corruzione dietro le esplosioni del 7 marzo

  Gli ospedali della Guinea Equatoriale sono stati presi d’assalto da soccorritori e feriti nelle esplosioni avvenute domenica 7 marzo in una base militare di Bata.
Le strutture sono sovraffollate e riescono a malapena a fornire cure alle oltre 700 persone rimaste ferite.
Secondo i militari presenti sul posto, le difficoltà nell’offrire cure in modo puntuale ha determinato l’aggravamento dello stato di salute di diversi pazienti.
Intanto proseguono gli accertamenti per stabilire le cause delle esplosioni.
Non si capisce cosa rappresentino in un paese da decenni trasformava in una caserma a cielo aperto.
Si segnalava già da alcune settimane una feroce guerra al vertice del clan che occupa il paese con uno dei più longevi dittatori africani.
L’ex colonia spagnola, con una popolazione modesta e delle riserve energetiche immense poteva essere un piccolo Emirato con un tenore di vita elevato della popolazione.
La corruzione (vedi il processo al figlio di Macias Nguema, coinvolto nell’inchiesta cosiddetta “bien mal acquis”, che equivale alla nostra “appropriazione indebita”) è vasta e dilagante.
La maledizione del Paese, paradossalmente, è il petrolio.
È in atto una resa dei conti al vertice del governo e dell’establishment militare dagli esiti difficili da prevedere. Perché chiunque vincerà apparterà sempre allo stesso clan e governerà con i consueti metodi: autocrazia, nepotismo, irruzione generalizzata e. Illazioni gravide i diritti umani.
Il paese sta attraversando una grave crisi economica a causa del crollo della domanda di petrolio e del costo del barile.
Il fatto stesso che il governo abbia largamente diffuso le immagini dell’accaduto, in una paese ermeticamente chiuso, la dice lunga sulla difficoltà di affrontare le conseguenze umanitarie di queste esplosioni che il governo attribuisce ad una negligenza. Hanno bisogno dell’aiuto internazionale,non solo per le conseguenze della catastrofe ma anche per la crisi sociale che colpisce gli strati più vulnerabili della popolazione.
La situazione della Guinea Equatoriale non è l’unica nella zona dell’Africa Centrale; anche Gabon e Repubblica del Congo hanno visto il loro leader trascinati davanti ai tribunali francesi per corruzione e appropriazione indebita. Paesi con un enorme potenziale di sviluppo e crescita ma incapaci di trasparenza, equità sociale, pluralismo politico, rispetto dei diritti umani e mancata diversificazione settoriale dell’economia.
La crisi del petrolio e quella del Covid-19 potrebbe portare violente turbolenze finora risparmiate ai piccoli Emirati tropicali.

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