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Etiopia, l’offensiva militare dell’esercito federale si sta trasformando in una catastrofe

Nella prima settimana di ottobre il regime nazionalista Amhara del Prosperity Party ha lanciato una offensiva militare nella regione Amhara con l’obiettivo di annientare l’esercito regolare del Tigray (TDF) ed ottenere la vittoria finale che permetterebbe di concludere la guerra civile iniziata nel novembre 2020 e imporre il dominio etnico sul paese. Il Premier etiope, Abiy Ahmed Ali, qualche giorno primo dell’inizio delle operazioni aveva assicurato che in soli 10 giorni le forze “democratiche” avrebbero prevalso sui “terroristi” del TPLF riportando la pace e la stabilità in Etiopia.

L’offensiva prevedeva devastanti bombardamenti aerei per distruggere le linee di difesa del TDF e operazioni di truppe sul terreno. Fonti governative a più riprese hanno fatto intendere un impiego di circa 600.000 soldati, supportati da un intenso utilizzo di caccia MIG-23, elicotteri da combattimento Mil Mi-24 (di fabbricazione russa) e circa 14 droni da combattimento recentemente acquistati in Emirati Arabi Uniti, Cina, Iran e Turchia.

Nonostante il consueto blocco informativo applicato dal regime di Addis Ababa con l’obiettivo di rendere difficile le valutazioni dello stato dei combattimenti (la regione è interdetta ai giornalisti etiopi e stranieri), a distanza di 11 giorni dall’inizio dell’offensiva, le notizie che giungono da varie fonti attendibili (tra esse fonti diplomatiche occidentali e africane) offrono una situazione sul terreno totalmente diversa dalle previsioni originarie dello Stato Maggiore dell’esercito federale.

Nella regione Amhara l’esercito federale ha aperto 4 fronti, facendo largo utilizzo delle forze aeree, sottoponendo le difese del TDF ad intensi bombardamenti. Sul fronte Amhrara stanno attualmente  operando 6 Mig-23 sui 10 a dispozione della ETAF Ethiopian Air Force e 5  elicotteri da combattimento Mil Mi-24 sui 8 a disposizione.

Le truppe a disposizione dell’esercito federale sono state stimate a 350.000 uomini. Ad essi si aggiungono circa 1.800 uomini della Guardia Repubblicana che costituiscono i reparti di elite. Non si registrano presenze significative di milizie, forze di difesa e forze speciali di altre regioni dell’Etiopia. Il 59% delle truppe impiegate per l’offensiva sono state fornite dalla regione Amhara: 200.000 uomini delle milizie Amhara e 5.000 delle forze speciali Amhara. Si registra anche la presenza di 2.000 forze speciali della Somali Region. Il TPLF ha solo 180.000 soldati da contrapporre.

L’esercito federale ENDF, che all’inizio della guerra civile (novembre 2020) contava 300.000 uomini, ha subito perdite ingenti nelle prime tre fasi del conflitto (novembre 2020 – settembre 2021). Nonostante i tentativi di avviare campagne di reclutamento di massa, l’attuale forza del ENDF è stimata sui 150.000 uomini di cui 136.000 impegnati in Amnhara, corrispondenti a 34 divisioni. A conferma di queste stime giungono notizie da osservatori militari regionali che il ENDF è stato costretto a ridurre il numero di uomini che compongono una divisione da 10.000 a 4.000 soldati diminuendo drasticamente le loro capacità offensive e difensive.

Come riportato dalle indagini di Sky News svolte in Amhara prima dell’inizio dell’offensiva in corso, la maggioranza delle divisioni federali sono composte da minorenni tra i 16 e i 17 anni e da giovanissimi tra i 18 e 19 anni, reclutati a forza in Amhara, Addis Ababa e in altre regioni del Paese. Questi giovani soldati hanno ricevuto un addestramento sommario di un mese e vengono usate come “onde umane” nel tentativo di indebolire le linee di difesa del TPLF per poi riuscire a sfondare il fronte.  Questa massa di giovani, che deve combattere contro sperimentati e addestratissimi veterani Tigrini, sono parzialmente supportati dalle unità più esperte che sono rimaste a disposizione del ENDF e dalla Guardia Repubblicana.

Vari fonti segnalono ingenti perdite tra i soldati federali e le milizie Amhara, sottolineando che anche le forze di difesa del Tigray stanno subendo perdite seppur minori. Le forze Tigrine affermano di aver ucciso, ferito o catturato circa 130.000 uomini tra esercito federale e milizie. Si pensa che questa stima segua logiche di propaganda di guerra e si valuta il numero reale di perdite sui 30.000 soldati. Sconosciute le perdite subite dal TDF.

La copertura aerea sta risultando insufficente e inefficace. I raid aerei compiuti dai caccia ed elicotteri da combattimento non sarebbero accurati, provocando alte perdite tra la popolazione civile Amhara senza intaccare particolarmente le linee di difesa del TDF. Anche l’uso dei droni sembra non sufficiente per creare un reale vantaggio per i federali. I droni sono sottoutilizzati sia per la paura di perderli durante i combattimenti sia per una inesperienza tecnica degli ufficiali dell’aereonautica militare etiope al loro corretto utilizzo in posizione remota.

Le ultime notizie dal fronte Amhara registrano una serie  di contro offensive dell’esercito regolare del Tigray, supportato da 5.000 uomini dell’Esercito di Liberazione dell’etnia Agew, gruppo etnico cushitico che abita l’Etiopia e la vicina Eritrea. Due le principali controffensive. La prima sulla strategica città di Dessie, capitale del distretto di Wollo in Amhara e la seconda nella catena di montagne di Ambassel Chifra.

Varie fonti riportano che le divisioni etiopi e le milizie Amhara sono state costrette a fuggire dalla città di Dessie per evitare il rischio di venire annientate. La città ora sarebbe difesa da un numero insufficiente di truppe per impedire la sua conquista da parte del TDF. Si prevede la sua capitolazione a giorni. Le truppe ritiratesi da Dessie sono state convogliate nella località di Ambassel Chifra in riforzo alle divisioni federali che stanno cercando di contenere la controffensiva tigrina.

La città di Dessie (circa 610.000 abitanti) è collocata in un punto strategico per le operazioni militari di entrambi i contendenti. Dista 286 km da Gondar, l’ex capitale imperiale e simbolo del nazionalismo Amhara, 475 km da Bahir Dar, capitale della regione Amhara, e 398 km dal “Nuovo Fiore” (Addis Ababa). La conquista di Dessie da parte del TPLF aprirebbe la strada per le offensive rivolte su Gondar, Bahir Dar.  La conquista della catena montana di Ambassel Chifra porterebbe all’automatica interruzione della catena di approvigionamento federale alle divisioni che stanno combattendo in Afar dove il TPLF ha lanciato una nuova offensiva militare tre giorni fa.

Il Generale Tadesse Werede, comandante dell’esercito del Tigray, ieri ha rilascaito una serie di dichiarazioni alla emittente televisiva Tigray TV, affermando che l’offensiva inziata dalle forze federali e dai suoi alleati è completamente fallita. Secondo il Generale Werede 27 divisioni sulle 34 schierate sui 4 fronti in Amhara sarebbero state distrutte o disperse.

Ovviamente queste dichiarazioni non vanno prese alla lettera, in quanto influenzate dalla propaganda di guerra, ma la grave situazione delle forze federali è stata indirettamente confermata dal Movimento Nazionale Amhara (NaMA) che oggi ha lanciato un appello alla popolazione civile a difendere ad oltranza le loro città, e in particolare Gondar e Bahir Dar, per evitare il completo collasso delle forze federali e delle forze di difesa Amhara. Il NaMA è un partito estremista creato dalla nel giugno 2018 dalla direngenza nazionalista Amhara e dal Premier etiope Abiy. Il NaMa è caratterizzato dal profondo odio verso il Tigray e dal sogno di restaurare il dominio imperiale Amhara in Etiopia.

Le affermazioni del Generale tigrino venongo anche parzialmente confermate da rapporti della dirigenza regionale Amhara destinati allo Stato Maggiore del ENDF e al governo che parlano di una situazione difficile per le forze federali e regionali. Rapporti intercettati dal nemico.

L’esito definitivo della offensiva militare ordinata dal regime del Prosperity Party verrà deciso dalla battaglie in corso a Dessie, Ambassel Chifra, e nelle località di Gahena-Geregera dove le truppe federali sono riuscite a sfondare le linee nemiche isolando varie unità del TDF solo per essere intrappolate in feroci imboscate attuate da unità speciali tigrine addestrate alla guerriglia.

Nonostante che lo staff dello Stato Maggiore etiope lo avesse fortemente sconsigliato, il Premier Abiy ha voluto lanciare in contemporanea un’offensiva nella regione della Oromia nel tentativo di annientare il Oromo Liberation Army (OLA). In questa seconda offensiva sono stati impiegati 12.000 soldati federali e 30.000 miliziani Oromo fedeli al Prosperity Party destinati a fronteggiare le truppe del OLA, ora stimate a circa 20.000 uomini.

Dai recenti rapporti dei canali diplomatici, l’offensiva in Oromia sarebbe già fallita, nonostante l’accanimento dei federali contro i civili sospettati di sostenere il OLA. Giunge la notizia che due giorni fà due ragazzini Oromo di 14 anni siano stati accusati dai federali di sostenere i “terroristi” Oromo e immediatamente fucilati. Al momento attuale quello che rimane delle truppe federali e delle milizie stanziate in Oromia stanno difendendo le principali città della regione (dove è ubicata anche la capitale Addis Ababa) mentre il OLA controllerebbe le campagne circostanti.

Nel frattembo l’alleato eritreo (il dittatore Isaias Afwerki) sembra svolgere un ruolo di secondo ordine negli attuali combattimenti. Isaias ha mantenuto le sue forze (già decimate durante l’occupazione del Tigray) lungo il confine settentrionale dell’Etiopia confinante con il Tigray. L’esercito eritreo ha scavato cinque linee di trincee per cercare di impedie ai tigrini di avanzare verso Asmara una volta sconfitto le truppe federali etiopi. Queste linee di difesa dimostrano i forti dubbi nutriti da Isaias sulla possibilità di una vittoria del regime di Addis Ababa.

L’unico supporto al regime etiope viene garantito da 2 divisioni eritree che controllano le aree del Tigray occidentali al confine con il Sudan, impedendo la linea di rifornimento garantita dal governo sudanese con il supporto finanziario dell’Egitto e l’avvallo di Stati Uniti e Gran Bretagna. Il numero impressionante di artiglieria, batterie missilistiche anti aeree e munizioni che il TPLF dispone in Amhara porta a pensare ad un massiccio rifornimento di armi avvenuto nelle settimane che hanno preceduto l’inizio degli attuali scontri.

L’esercito federale etiope, recentemente ricostruito, insieme alle milizie associate sta giocando il tutto per tutto nell’attuale offensiva in Amhara. L’andamento del conflitto al momento non è loro favorevole. Il Premier Abiy Ahmed Ali rischia che questa offensiva finale, che doveva distruggerre il TPLF e il OLA, segua le stesse sorti della offensiva Stella Rossa del 1982”, afferma un esperto militare africano.

Nel 1982, Mènghistu Hailé Mariàm, detto il Negus Rosso lanciò una vasta offensiva contro il movimento di liberazione eritreo e il TPLF, denominata Stella Rossa. Dopo un mese di combattimenti l’offesiva si concluse in un totale disastro per l’esercito etiope che non si riprese mai più. Nel febbraio 1987 il DERG (Consiglio Militare Provvisorio dell’Etiopia Socialista) fu sciolto per formare un governo di unità nazionale che pemettesse ai membri sopravvissuti del DERG, incluso Menghistu, di rimanere al potere.

Nel 1991 il regime venne definitivamente deposto dalla coalizione delle forze ribelli tigrine ed eritree costringendo Mènghistu a fuggire in Zimbabwe, presso il suo alleato amico Robert Mugabe, dove tuttora risiede ricoprendo ruoli di consigliere sulla sicurezza dell’attuale governo del Presidente: il Generale  Emmerson Mnangagwa, braccio destro di Mugabe e amico intimo del Negus Rosso.

Aggiornamento dell’ultima ora

Giunge la notizia che nel tardo pomeriggio di lunedì 18 ottobre il regime nazionalista Amhara ha pubblicato un comunicato ufficiale chiedendo agli Stati Uniti il supporto per firmare una tregua generale con il TPLF e il Oromo Liberation Army tesa ad avviare colloqui di pace dopo aver ripetutamente accusato il Presidente Joe Biden di interferire negli affari interni dell’Etiopia.
Il tentativo è stato interpretato come la prova inconfutabile che la guerra sta per essere persa dal regime del Prosperity Party. Un escamotage per poter nuovamente riorganizzare l’esercito, consolidare le alleanza politiche militare con Cina, Emirati Arabi, Russia e Turchia e compare altre armi prima di lanciare l’ennesima offensiva “finale”.
Sarebbe la seconda volta che il regime fascista Amhara utilizza una tregua per riorganizzare le sue forze armate e inziare nuovamente il conflitto. Da parte della Casa Bianca non è giunta al momento alcuna risposta. Il TPLF ha già rifiutato a causa dei raid aerei lanciati su Mekelle nel tardo pomeriggio di lunedì 18 ottobre colpendo un mercato affollato di gente. Il bilancio delle vittime non è ancora reso noto.
Fonti dell’intelligence africana informano che, contemporaneamente alla richiesta di negoziati di pace, il Signore della Guerrra Abiy Amhed Ali sta chiedendo al suo alleato eritreo di invadere il Tigray per rovesciare le sorti del conflitto. Secondo fonti diplomatiche occidentali il Presidente Biden è stato consigliato da esperti del Pentagono di ingnorare la richiesta di assistenza per una tregua e di aumentare il supporto alle forze di resistenza Tigrine e Oromo per accellerare la disfatta del regime.

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