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Covid-19, Quale Scenario Futuro Per L’impatto Del Contagio In Africa

Covid-19, quale scenario futuro per l’impatto del contagio in Africa

Quale potrebbe essere lo scenario futuro dell’impatto del contagio? Una risposta arriva dal rapporto “Covid-19 in Africa: salvare vite umane ed economia” della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite (Uneca), secondo il quale il contagio da coronavirus potrebbe colpire pesantemente i diversi Paesi dell’Africa, e potrebbe costare la vita a moltissimi africani, tra 300.000 e 3.300.000, a seconda delle misure adottate per fermare la sua diffusione.

Tutto ciò si inserisce in un quadro già di per sè drammatico, in cui il 56 per cento della popolazione urbana vive concentrata in baraccopoli sovraffollate e scarsamente attrezzate,  l’acqua pulita per lavarsi le mani è disponibile solo per il 34% delle famiglie e la malnutrizione interessa quasi il 40% dei bambini sotto i cinque anni.

In Africa sono, inoltre, ancora presenti malattie croniche, come la tubercolosi, l’Aids, per non parlare della malaria e mancano posti letto negli ospedali, mentre il personale medico è scarsissimo, con carenze molto pesanti anche per quanto riguarda l’approvvigionamento dei farmaci.

Oggi, mentre sto scrivendo, moriranno 1.100 persone a causa della malaria.

E poi c’è l’ebola, che, a ondate, non abbandona mai il Continente. Ad aprile, 215 persone sono state identificate e messe sotto osservazione ed è difficle avere ulteriori informazioni.

Non si arrestano nemmeno gli attacchi di svariati gruppi armati. Sempre ad aprile, 3 cinesi e un soldato delle forze armate congolesi (FARDC), addetto alla sicurezza degli espatriati, sono stati uccisi da un gruppo di uomini armati nel villaggio di Sumbabho, nell’area di Irumu, nella provincia di Ituri.

Nel Congo-K non si muore solamente di ebola, coronavirus, attacchi armati,  ma si sono aggiunte piogge torrenziali che hanno fatto parecchie vittime nello scorso aprile.

L’Africa è  un continente in cui  la reale tracciabillità della contagiosità da Covid-19 è impossibile e, tranne alcune eccezioni, i dati che leggete nella tabella sono largamente sottostimati.

Ad esempio in Burundi l”intereferenza” dell’OMS non è particolarmente gradita. In Tanzania, l’ultimo bollettino risale a qualche settimana fa. In Madagascar gli studenti sono ancora costretti a ingurgitare il portentoso intruglio di artemisia anti-Covid-19, pena l’espulsione.

Nella Repubblica democratica del Congo, vengono eseguiti 100 test al giorno per una popolazione di 80 milioni di persone. In Nigeria sono appena all’incirca 30 mila i tamponi eseguiti su 200 milioni di abitanti. L’Uganda fa pochissimi test e concede bollettini ufficiali fuorvianti.

In sostanza, per i diseredati della Terra, gli invisibili, i dimenticati, il coronavirus è solo l’ultimo colpo, che si incastra maledettamente tra le difficoltà quotidiane, le guerriglie, la povertà in aumento, le malattie croniche storicamente presenti, rendendole a questo punto insostenibili.

Noi ci mettiamo la coscienza a posto, ripetendoci “aiutiamoli a casa loro”. Ma come? L’Africa sarebbe ricca, ma rimane povera perchè alle multinazionali viene permesso di razziare legalmente molto di ciò che ricavano dal continente, attraverso i paradisi fiscali. Secondo un’inchiesta di Al Jazeera, i cosiddetti “flussi finanziari illeciti” superano il 6% del Pil dell’intero continente, tre volte più di quanto l’Africa riceva in aiuti. Senza contare i 30 miliardi di dollari che queste società rimpatriano: tutti profitti fatti in Africa, ma prontamente trasferiti a casa madre, gestiti dalle piazze finanziarie europee, americane e, da poco, orientali.

Non solo, circa 29 miliardi di dollari all’anno vengono razziati all’Africa con i disboscamenti, la caccia e la pesca illegali.

Come è evidente, il Covid-19 è solo la punta dell’iceberg di un intero blocco di problemi che stanno sotto la superficie, soprattutto perchè in pochi hanno la reale volontà politica di misurarsi con questo blocco storico, fatto certamente di malattie, guerre, povertà, fame, ma anche – e direi come diretta conseguenza –  di sfruttamento ancora coloniale di intere regioni del Continente africano.

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