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Covid-19, Esperti Africani: “Sì Alla Sperimentazione. No A Nazionalismi”

Covid-19, esperti africani: “Sì alla sperimentazione. No a nazionalismi”

“I governi africani devono continuare a lavorare all’unisono e a posizionare strategicamente il continente per garantire un accesso tempestivo ed equo al vaccino una volta ottenuta l’approvazione. Ciò richiede azioni urgenti a livello continentale e nazionale”.
E’ quanto chiedono attraverso un appello Joachim Osur, Lolem B. Ngong, George Kimathi, tre esperti africani che collaborano con Amref Health Africa, lapiù grande Ong sanitaria africana.

“Gli africani devono essere coinvolti nella sperimentazione di nuove terapie e vaccini anti-COVID-19, e iniziare a lavorare su una preparazione adeguata, che garantisca a tutto il continente un accesso tempestivo ed equo al vaccino, una volta ottenuta l’approvazione” prosegue l’appello.

In un mondo ideale, le comunità non dovrebbero essere semplici spettatori, ma co-architetti delle decisioni sanitarie che hanno un impatto sul loro benessere. Le preoccupazioni sulle sperimentazioni dei vaccini anti-COVID-19 dovrebbero essere affrontate, e i ricercatori dovrebbero dare la priorità al coinvolgimento delle comunità.

Quindi che significato ha la sperimentazione di un vaccino per le comunità? Perché dovrebbero preoccuparsene? Nello specifico, cosa dovrebbero fare i governi africani?
I tre esperti, Osur- direttore tecnico dei programmi di Amref Health Africa, nonché Professore Associato e Preside presso l’Università Internazionale di Amref Health Africa, Ngong – professionista della sanità pubblica globale, con oltre 15 anni di leadership nella diplomazia sanitaria globale e nel coordinamento di partenariati strategici per affrontare le minacce alla salute pubblica – e il Dottor. Kimathi – esperto in sviluppo della salute con oltre 20 anni di esperienza nella progettazione e implementazione di programmi integrati di salute pubblica, lo spiegano bene.

AGIRE ORA

Nell’impaziente attesa che la diffusione del COVID-19 venga limitata o che il virus venga debellato, è importante la comprensione dell’immunità di gregge e del perché i vaccini sono fondamentali. In poche parole, l’immunità di gregge si verifica quando una grande proporzione dei membri di una comunità è infetta e quindi immune ad una malattia, in questo caso il COVID-19.

Secondo le stime, l’immunità di gregge per COVID-19 sarà raggiunta quando più del 60% della popolazione sarà infettata. Ciò equivale a circa 780 milioni di africani. Al 23 agosto 2020, circa cinque mesi dalla segnalazione del primo caso nel continente, l’Africa ha 1,18 milioni di casi, 27.610 morti e 900.584 guarigioni. Essendo quindi il continente molto lontano dall’immunità del gregge, è irragionevole pensare di ottenerla in modo naturale.

Tuttavia, è possibile simulare l’immunità della popolazione attraverso la vaccinazione e quindi accelerare l’ottenimento dell’immunità di gregge. La necessità di un vaccino efficace e sicuro è quindi urgente. Questo è il motivo per cui il vaccino COVID-19 rimane la nostra unica speranza per controllare la pandemia.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), al 25 agosto ci sono più di 170 vaccini COVID-19 in fase di sperimentazione, di cui circa 138 sono nella fase preclinica (non ancora studiata sull’uomo), 27 nella fase uno (studi di sicurezza su piccola scala), 17 nella fase due (studi di sicurezza estesi), 7 nella fase tre (studi di efficacia su larga scala) e nessuno è stato formalmente approvato per uso pubblico.

Generalmente, i vaccini richiedono molti anni di progettazione, test e tempo aggiuntivo per essere prodotti su larga scala. Tuttavia, i ricercatori si stanno muovendo in maniera estremamente rapida, con la speranza di riuscire a sviluppare un vaccino COVID-19 entro 12-18 mesi. Il Sudafrica è attualmente l’unico Paese africano che partecipa alle sperimentazioni dei vaccini.

Lo sviluppo del vaccino inizia con uno studio di base del virus e della sua interazione con le cellule del corpo, condotto in laboratorio. Con i risultati ottenuti, vengono avviati gli studi preclinici in cui il vaccino viene testato su animali, e ne viene valutata e registrata la sicurezza. Le reazioni delle cellule del corpo dell’animale stabiliscono se intraprendere le quattro fasi degli studi clinici sugli esseri umani.

LE QUATTRO FASI DEI VACCINI

Nella prima fase di sperimentazione del vaccino ne viene determinata la sicurezza e la capacità di stimolare il corpo umano a produrre immunità. Vengono anche determinati il dosaggio, il metodo di somministrazione più adeguato e l’intensità adatta.

La seconda fase di sperimentazioni coinvolge una popolazione più ampia e determina i risultati del vaccino, la capacità del corpo umano di sviluppare l’immunità e gli effetti collaterali.

La fase tre conferma l’efficacia e la sicurezza a lungo termine del vaccino, e prevede la somministrazione a popolazioni più ampie e l’osservazione dei risultati per un prolungato periodo di tempo. Una volta che un vaccino supera la fase tre, viene concessa la licenza per la produzione commerciale e l’uso pubblico.

L’ultima fase, la fase quattro, implica la sorveglianza continua, mentre il vaccino viene somministrato alle comunità.

Le sperimentazioni possono essere interrotte in qualsiasi fase, riavviate, modificate, ecc., a seconda di ciò che viene osservato. Per studiare efficacemente la reazione del corpo umano ai vaccini, ogni continente, nazione, Paese, villaggio o comunità, deve essere coinvolto nelle sperimentazioni. I vaccini devono essere testati in contesti diversi e su persone con un diverso corredo genetico. Pertanto, gli africani non possono permettersi di non partecipare ai trial per la sperimentazione di nuove terapie e vaccini anti-COVID-19.

COME L’AFRICA PUO’ PREPARARSI AL COVID

Non solo gli africani devono essere coinvolti nella sperimentazione di nuove terapie e vaccini anti-COVID-19, ma devono iniziare a lavorare su una preparazione adeguata, che possa garantire che, una volta ottenuta l’approvazione, i vaccini lascino il sito del produttore, atterrino in un aeroporto a Lagos, Addis Abeba, Ndjamena, ecc. e infine raggiungano un centro sanitario a Maridi, Kumbo, Khayelitsha, ecc.Una preparazione adeguata allo sviluppo e alla produzione di un nuovo vaccino anti-COVID-19, implica che i Paesi africani debbano: (i) determinare i criteri di ammissibilità – a chi verrà assegnata la priorità e perché, ricordando che la maggior parte dei programmi vaccinali attualmente si rivolge ai bambini; (ii) sviluppare una solida strategia di distribuzione del vaccino; (iii) identificare dove verrà somministrato il vaccino e da chi (medici, infermieri, ecc.); (iv) sviluppare un solido piano di approvvigionamento e distribuzione; e infine (v) disporre di un piano di sostenibilità per garantire la disponibilità e l’accesso continui al vaccino COVID-19.

PERTANTO I GOVERNI DEVONO
(i) Consolidare e amplificare la voce africana. Il nazionalismo dei vaccini è in aumento e i Paesi coinvolti nello sviluppo e nella produzione di nuove terapie e vaccini anti-COVID-19, stanno dando priorità alle loro popolazioni. Sfortunatamente, con le malattie infettive, nessuno è al sicuro finché non siamo tutti al sicuro.(ii) Allo stesso tempo, l’Africa non deve sospendere gli sforzi combinati per rispondere congiuntamente alla pandemia. Questi includono gli studi sullo sviluppo, la produzione e la distribuzione di un vaccino COVID-19. Nel quadro del Consortium dell’Unione Africana per la sperimentazione clinica del vaccino COVID-19 e della relativa piattaforma di approvvigionamento medico, gli Stati membri dovrebbero negoziare accordi favorevoli sull’accesso ai vaccini. Sostenere l’assistenza finanziaria e tecnica per la produzione locale di vaccini a Paesi come Sudafrica, Kenya e Senegal, tra gli altri, sarebbe una grande vittoria.

(iii) Semplificare e istituzionalizzare la preparazione di ogni Paese. Oltre agli sforzi a livello continentale, le misure necessarie per preparare le popolazioni al vaccino COVID-19 sono fondamentali. Ciò include la creazione di strutture multisettoriali per facilitare i meccanismi di fornitura e distribuzione, sviluppare la capacità degli operatori sanitari di amministrare e monitorare la sicurezza dei vaccini, documentare i risultati dell’immunizzazione e mobilitare risorse interne ed esterne per facilitare la fornitura e la distribuzione rapida del vaccino.

(iv) Sviluppare strategie per sensibilizzare le comunità. I ricercatori di tutto il mondo stanno accelerando lo sviluppo dei vaccini. Il prossimo ostacolo – a meno che non venga affrontato ora – è l’esitazione relativa al vaccino in sé, la paura dell’ignoto. Questo è il momento di coinvolgere le comunità attraverso gli operatori sanitari, i leader religiosi e culturali, ecc., per dissipare dubbi e timori sui vaccini. La sensibilizzazione delle comunità – se svolta in maniera corretta – porterà ad una partecipazione positiva alle sperimentazioni sui vaccini e alla distribuzione dei vaccini COVID-19.

Purtroppo, l’Africa svolge – in gran parte – un ruolo di spettatore, quando si tratta degli studi sui vaccini COVID-19. La “gara” in corso per il vaccino – ancora da approvare – ha sollevato la preoccupazione che le popolazioni più a rischio, nei Paesi a basso e medio reddito, saranno private di questo prodotto salvavita.

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