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Nigeria, come decongestionare le carceri? Mettendo a morte oltre 3000 prigionieri

In Nigeria, così come nella maggior parte degli stati del mondo, il sovraffollamento delle carceri è un problema serio che nell’ultimo anno e mezzo, grazie anche a condizioni igienico-sanitarie del tutto inadeguate, ha favorito la diffusione della pandemia da Covid-19.

Al ministro dell’Interno Rauf Aregbesola è venuta in mente una soluzione agghiacciante: chiedere ai governatori degli stati federati di firmare gli ordini di esecuzione per i 3008 prigionieri condannati a morte.

Trascurando il fatto che, su una popolazione carceraria di 68.747 prigionieri, quella dei condannati a morte è una percentuale minima, neanche il 5 per cento, verrebbe da chiedere al ministro Aregbesola: “Diceva sul serio”?

Una vera politica di decongestionamento degli istituti di pena basata sul rispetto dei diritti umani dovrebbe puntare sulla scarcerazione degli anziani, dei minorenni, dei condannati a pene lievi e delle migliaia di detenuti in attesa di giudizio che non rischino di fuggire, di reiterare il reato o di inquinare le prove.

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