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Kenya, nuove violenze nei campi contro profughi Lgbtiq+ e minori

“L’annunciata chiusura di Kakuma e di altri campi profughi in Kenya è motivo di grande preoccupazione. Per due ragioni principali: perché la situazione della sicurezza in molte parti del Sud Sudan e della Somalia, da dove proviene la maggior parte dei rifugiati che vivono a Kakuma, non sembra favorevole al loro ritorno in sicurezza; e perché è essenziale evitare un massiccio spostamento secondario o un’ulteriore destabilizzazione nella regione”.
È quanto ha dichiarato la commissaria Ylva Johansson, nel suo intervento a nome dell’Alto rappresentante Josep Borrell, nella plenaria del Parlamento europeo sulla situazione in Kenya per quanto concerne i rifugiati, in particolare i minori ed esponenti della comunità Lgbtiq+.
Nei giorni scorsi il Il presidente keniota Uhuru Kenyatta, ha incontrato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi a Nairobi per un confronto su temi riguardanti i rifugiati e i richiedenti asilo presenti nella regione, nonché ricevere informazioni sullo stato dei campi rifugiati di Kakuma e di Dadaab, in seguito agli incontri tenuti da quest’ultimo coi ministri dell’Interno Fred Matiang’i e degli Esteri Raychelle Omamo. L’incontro, si legge nella dichiarazione congiunta del governo keniota e l’Unhcr, è avvenuto dopo che il governo ha reso nota l’intenzione di predisporre la chiusura dei campi rifugiati in Kenya. Un team congiunto di funzionari del governo e dell’Agenzia Onu sarà pertanto creato con il compito di completare e implementare una roadmap delle prossime tappe da percorrere per una gestione dignitosa dei rifugiati in entrambi i campi. La roadmap, presentata al governo del Kenya all’inizio di aprile, prevede il ritorno volontario dei rifugiati in condizioni sicure e dignitose, il trasferimento verso Paesi terzi nell’ambito di accordi di varia natura, e opportunità di permanenza sul territorio kenyano per determinati rifugiati provenienti da Paesi della Comunità dell’Africa orientale (East African Community/Eac).
”Siamo determinati a portare a termine il programma di rimpatrio che abbiamo inaugurato nel 2016, nel pieno rispetto dei nostri obblighi internazionali e delle nostre responsabilità nazionali. Pertanto, reiteriamo la nostra precedente posizione di chiudere entrambi i campi di Dadaab e di Kakuma entro il 30 giugno 2022”, ha dichiarato Fred Matiang’i. Il Governo del Kenya e l’Unhcr concordano in merito al fatto che i campi rifugiati non rappresentino più una soluzione durevole per le persone costrette a fuggire e si impegnano a lavorare insieme per trovare alternative in linea con gli obiettivi e i principi di condivisione delle responsabilità definiti dal Global Compact sui Rifugiati (Gcr). ”Mentre noi continuiamo a confrontarci in merito a una strategia che permetta di trovare le soluzioni più adeguate, durevoli e basate sul rispetto dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo che vivono nei campi di Dadaab e di KAKUMA, sono certo che il Governo e il popolo del Kenya continueranno ad assicurare loro generosamente la propria ospitalità, così come avvenuto nei decenni trascorsi”, ha dichiarato l’Alto Commissario Grandi.

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