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Kenya, Il Numero Dei Contagi Cresce, Ma Solo Perché Si Fanno Più Tamponi

Kenya, il numero dei contagi cresce, ma solo perché si fanno più tamponi

Il numero dei contagi cresce, ma solo perché si fanno più tamponi. Il numero dei morti resta basso, in tutto 52. Il Presidente in un discorso alla nazione lo scorso sabato, mentre molti prevedeva l’annuncio di ulteriori restrizioni di movimenti – ha invece dato segnali in senso opposto, facendo sperare che il 6 giugno, quando finirà l’attuale periodo di limitazioni, ci si potrà per lo meno muovere liberamente su tutto il territorio nazionale. Ci aspettiamo presto anche l’annuncio di una data per la riapertura delle scuole, pur mantenendo le misure ormai standard sul distanziamento fisico e l’uso delle mascherine in tutti i luoghi pubblici. Il Presidente ha invece focalizzato il suo discorso sulle misure da prendere per il rilancio dell’economia. Le previsioni catastrofiche che che in maggio avremmo dovuto raccogliere cadaveri nelle strade delle baraccopoli sono scongiurate. O solo rimandate a settembre, come dicono gli allarmisti?

I nostri nuovi ospiti continua il loro cammino, e adagio adagio emergono le storie personali e nuove dinamiche.

M*** viene da un villaggio vicino al confine con la Somalia. Ha 25 anni, ed ha osservato rigorosamente il Ramadan. Dice che suo padre, un ricco commerciante della zona, voleva che andasse in Somalia a combattere a fianco del gruppo terroristico Al Shabaab, forse per ingraziarselo, vista l’influenza che questo gruppo ha nella zona, anche sulle attività economiche. M*** non voleva, perché alcuni suo fratelli c’erano già andati e non li aveva visti ritornare, e la madre, terza moglie, ha difeso la sua scelta. E’ fuggito, ma il padre ha giurato di ucciderlo per il suo tradimento e lo ha fatto inseguire da sicari fino a Sololo, dove è stato ferito gravemente. La ferita è impressionante. Da Sololo è riuscito ad arrivare a Nairobi e perdersi prima per le strade di Eastleigh, il quartiere chiamato “piccola Mogadiscio” e poi del centro città. Ha una minuscola radiolina, sempre sintonizzata su una stazione che parla somalo, e gli altri ragazzi dicono che mente sul suo passato, che ha fatto almeno qualche anno con Al Shabaab, e che ascolta sempre discorsi incitanti al terrorismo. Però nessuno capisce il somalo!

P*** ha 21 anni, viene da un villaggio vicino al lago Vittoria e i suoi genitori frequentavano una chiesa evangelica. Quando si sono separati, lui è stato affidato ad una zia materna che lo obbligava ad elemosinare. Non è mai andato a scuola, Undici anni fa è scappato ed è arrivato a Nairobi con messi di fortuna e da allora ha vissuto in strada. Si è mantenuto in perfetta forma fisica perché sogna di diventare un grande maratoneta e questa passione lo ha tenuto lontano dalla droga e gli ha dato una ragione di vita. A Nairobi non è mai entrato in una chiesa, ma è ferocemente cristiano. Intransigente, fondamentalista, anche se le sue convinzioni mancano di ogni fondamento.

Domenica scorsa in occasione di una festicciola per celebrare la fine del Ramadan, M*** e P*** hanno avuto un diverbio su una questione teologia (di così alto livello che io non l’ho capita, ma questo è normale) e sono venuti alle mani, e poi in una delle mani è apparso un coltello. Sono intervenuti gli altri, li hanno separati, seduta stante c’è stata un’assemblea comunitaria e un corale rimprovero. Dopo pochi minuti, mentre facevo una piccola ispezione sull’igiene della cucina, mi si sono inginocchiati davanti, M*** piangente, chiedendo che li perdonassi in nome di Dio.

Il documento sulla Fratellanza Umana firmato poco più di una anno fa da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar traccia la strada che dovremmo perire, né di coltello, né di armi ben peggiori.
In questo nostro piccolo di mondo di Koinonia, che vorrebbe essere evangelico, sentiamo tutto il peso di una storia di guerre e di odio che si è accumulato nei secoli e che condiziona la vita delle persone senza che queste abbiamo veramente una conoscenza della storia e della religione che professano. Hanno sì fede in Dio, ma sono condizionati da una “religione” mal capita che è diventata identità tribale. Ce ne sono esempi anche in Italia, mi pare. Come evidenziate dai commenti che ho sentito al ritorno di Silvia Romano.

Il fondamentalismo religioso – che ha molte caratteristiche in comune con il razzismo, un po’ il fratello laico – è divisione, odio, violenza. Entrambi notte della ragione e dell’umanità. Entrambi alieni al Vangelo di Gesù.

Intanto i nostri bambini più piccoli a Tone la Maji, appartenenti ad ogni tribù e religione che esistono sotto il cielo del Kenya, immemori di tutte le divisioni dei grandi continuano a pregare insieme.

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