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Uganda: Yoweri Museveni, Il Dittatore Che Perseguita I Suoi Oppositori

Uganda: Yoweri Museveni, il dittatore che perseguita i suoi oppositori

Dal gennaio 1986 ad oggi, l’Uganda è sotto la dittatura brutale e sanguinaria del generale Yoweri  Museveni, uno degli ultimi “dinosauri” al potere in Africa.

Museveni nacque probabilmente in Uganda nel 1944, anche se vi sono alcuni che mettono in dubbio sia il luogo, sia la data di nascita. Dopo aver frequentato le scuole primarie e secondarie in Uganda, nel 1967 Museveni andò in Tanzania, per studiare economia e scienze politiche all’Università di Dar es Salam. In questo periodo divenne marxista e s’interessò al movimento panafricanista; insieme ad un gruppo di studenti andò in Mozambico, dove fu addestrato alle tecniche di guerriglia dagli uomini della FRELIMO (Fronte di liberazione del Mozambico), che lottavano per l’indipendenza del Mozambico, all’epoca ancora una colonia portoghese.

In Uganda, intanto, il dittatore Idi Amin Dada diventava sempre più sanguinario ed era, tra le altre cose, accusato di cannibalismo. Nel 1978 le truppe di Amin invasero la Tanzania e Museveni si schierò con l’esercito tanzaniano che, dopo alcuni mesi di guerra, riuscì a vincere, provocando nel 1979 la caduta di Amin. Dopo le elezioni contestate del 1980, salì al potere Milton Obote, uomo originario del Nord dell’Uganda. Egli dimostrò d’essere autoritario e dispotico e nel 1981 scoppiò in Uganda una guerra civile, durante la quale morirono almeno 100.000 persone. Museveni si schierò contro Obote e creò un suo esercito, detto NRA (Esercito di Resistenza Nazionale). Dopo lunghe ed alterne vicende, nel gennaio 1986 i miliziani della NRA entrarono in Kampala e Museveni s’impose come presidente il 29 gennaio.

Nei primi anni di governo, il generale Museveni e il suo partito NRM (Movimento di Resistenza Nazionale) s’ispirarono ad un programma in 10 punti, che prometteva un ritorno alla democrazia e prevedeva un’economia mista. Nel corso degli anni, Museveni si allontanò sempre di più dal suo marxismo iniziale, per abbracciare poi totalmente il liberismo economico, cioè il capitalismo puro. Dal punto di vista politico, alcune promesse sembrarono realizzarsi nel 1995, quando fu approvata una nuova Costituzione, che prevedeva il limite di due mandati presidenziali e garantiva, almeno sulla carta, alcune libertà fondamentali. Nel 2001, però, le elezioni furono truccate e il generale Museveni prevalse con la frode. I cinque giudici della Corte suprema scrissero che “ci sono le prove che in un numero significativo di seggi elettorali ci sia stata frode” e che in alcune zone del Paese “il principio di elezioni libere e giuste è stato compromesso”. La Corte Suprema, però, decise a maggioranza (3 giudici contro 2) di non annullare il risultato delle elezioni.

L’episodio più grave avvenne nel 2005, quando il parlamento ugandese decise di abolire il limite dei due mandati presidenziali. Moltissimi deputati, non solo della maggioranza, furono corrotti da Museveni con cinque milioni di scellini a testa. Da quel momento in poi, molti osservatori indipendenti iniziarono a dire che non ci sarebbe stata democrazia in Uganda fino a quando Museveni fosse rimasto al potere.

Durante la campagna elettorale precedente le elezioni del 2006, il dittatore ugandese fece arrestare con false accuse il candidato dell’opposizione, dottor Kizza Besigye, che venne rilasciato solo pochi giorni prima delle elezioni e non potè quindi fare campagna elettorale. Nel 2011 e nel 2016 Museveni venne di nuovo eletto, sempre truccando le elezioni. In alcuni collegi elettorali, i voti attribuiti al generale erano addirittura superiori al numero dei votanti! Nel corso degli anni, il regime del NRM divenne sempre più brutale e, oltre agli oppositori politici, vennero perseguitate anche le persone omosessuali, alcune delle quali furono barbaramente assassinate, altre invece vennero imprigionate.

Nel 2019 un giovane parlamentare, Robert Kyagulanyi, noto con il nome d’arte di Bobi Wine, annuncia la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2021. Da questo momento il generale Museveni, che teme la sua grande popolarità (Robert, essendo un cantante famoso, è molto amato dai giovani), inizia a perseguitarlo. Il 22 aprile 2019 Bobi, nonostante goda dell’immunità parlamentare, viene arrestato mentre si prepara a fare un concerto; dopo le proteste del leader dell’opposizione Besigye e del sindaco di Kampala, egli viene liberato, ma presentata sul viso e sul corpo segni evidenti di violenza e di tortura. Il 3 novembre 2020, subito dopo aver ufficialmente presentato la sua candidatura alle elezioni presidenziali, Robert viene di nuovo arrestato dalla polizia e dai militari e brutalmente picchiato. Il 18 novembre gli sgherri in divisa di Museveni sparano sulla folla, uccidono almeno 53 persone e ne arrestano 350. Bobi Wine è arrestato per l’ennesima volta, con l’accusa di non aver rispettato la legge anti-corona virus, che limita drasticamente il diritto di manifestare e il diritto di tenere comizi in piazza, anche durante la campagna elettorale.

Le elezioni presidenziali si terranno il 14 gennaio 2021: l’Unione europea non invierà osservatori elettorali, perché le sue precedenti raccomandazioni, volte ad assicurare elezioni libere e democratiche, non sono mai state prese in considerazione.

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