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Uganda, 39 oggetti restituiti dall’Università di Cambridge al Museo di Kampala

Nei giorni scorsi, un aereo proveniente da Londra ha atterrato all’aeroporto internazionale di Entebbe in Uganda, recando un carico prezioso: 39 manufatti del patrimonio culturale ugandese, restituiti dall’Università di Cambridge dopo oltre un secolo di conservazione nel Regno Unito. Questo evento segna un momento cruciale nella lotta alla restituzione delle opere d’arte saccheggiate durante l’epoca coloniale e rappresenta una vittoria simbolica per l’identità culturale africana.

Tra i reperti restituiti figurano costumi tribali elaborati, ceramiche finemente decorate e persino resti umani, provenienti da diverse regioni dell’Uganda, tra cui Buganda, Bunyoro, Lango e Ankore. Questi oggetti, acquisiti da funzionari coloniali britannici, antropologi, missionari e soldati tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, rappresentano testimonianze tangibili della ricca storia e cultura del popolo ugandese.

La restituzione di questi manufatti non è solo un atto di giustizia riparatoria, ma assume anche un significato politico e culturale profondo. Simboleggia la riaffermazione dell’identità africana, sottratta alle popolazioni locali durante il colonialismo, e rappresenta un passo avanti nella decolonizzazione del patrimonio culturale africano.

Il ritorno di questi tesori culturali avrà un impatto positivo sul turismo in Uganda, attirando visitatori interessati a scoprire la storia e le tradizioni del paese. Inoltre, gli oggetti saranno oggetto di ricerca e studi da parte di studiosi ugandesi, contribuendo ad approfondire la conoscenza del passato e delle tradizioni del paese.

La restituzione dei manufatti dall’Università di Cambridge all’Uganda rappresenta un precedente importante per altre nazioni africane che lottano per il recupero del proprio patrimonio culturale saccheggiato durante il colonialismo. Dimostra l’impegno dell’Uganda nel preservare la propria identità e sottolinea l’importanza della collaborazione internazionale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale in tutto il mondo.

Il ritorno di questi oggetti segna l’inizio di un nuovo capitolo per il patrimonio culturale dell’Uganda. I manufatti saranno conservati e valorizzati per le generazioni future, contribuendo a rafforzare l’identità nazionale e a promuovere il dialogo interculturale.

Oltre alla mera restituzione degli oggetti, questo evento rappresenta una vittoria per la cultura africana nel suo complesso. È un monito per le nazioni del mondo a riconoscere e rispettare il valore del patrimonio culturale di ogni popolo e a collaborare per la sua tutela e valorizzazione.

L’argomento è di stringente attualità, infatti su “Focus on Africa” ne abbiamo scritto già nel 2023, a partire da una interessante conferenza in Germania sulla necessità della restituzione e della cooperazione:

Musei etnografici di epoca coloniale: una conferenza in Germania sulla necessità della restituzione e della cooperazione

Ma va ricordato anche che allo scorso festival del cinema di Berlino, il 24 febbraio 2024, l’Orso d’Oro è andato alla regista franco-senegalese Mati Diop per il suo documentario “Dahomey”, che tratta proprio della restituzione da parte delle ex potenze coloniali delle opere d’arte rubate in Africa:

Cinema, il documentario “Dahomey” vince l’Orso d’Oro al festival di Berlino

Tornando ai beni culturali restituiti dall’Università di Cambridge all’Uganda, tra i 39 oggetti di questa spedizione, cinque sono resti umani, provenienti dalle tombe Wamala del popolo Balongo in Buganda. Il costo del rimpatrio degli oggetti si è aggirato intorno ai 100.000 dollari, finanziati dalla Andrew Mellon Foundation. Si tratta della seconda volta che l’Uganda rimpatria manufatti culturali dall’Università di Cambridge: la prima volta avvenne nel 1962, in occasione delle celebrazioni dell’indipendenza, con la restituzione dei Kibuuka Regalia. Il ritorno degli oggetti avverrà gradualmente, dopo un periodo di adattamento alle condizioni climatiche ugandesi. Saranno poi restituiti alle rispettive comunità di origine.

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