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Summit Italia-Africa, presentato il “Piano Mattei”: un gigante fragile che muove i primi passi

Il Governo Meloni ha scoperto le carte presentando con grande  impatto il Piano Mattei, invitando in Italia “l’Africa” che ha risposto con le rappresentanze di 46 Stati.
Ma su 54 Paesi solo in 16 hanno inviato delegazioni “pesanti”, con capi di Stato o primi ministri. Il motivo è apparso palese quando il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki. ha introdotto il suo discorso nell’aula di Palazzo Madama, dove si è svolto il vertice, affermando che “l’Africa è pronta a discutere i contorni e le modalità dell’attuazione del Piano Mattei” ma, ha scandito bene queste parole” avremmo auspicato essere consultati”
Il rappresentante del massimo organismo del Continente africano ha insistito “sulla necessità di passare dalle parole ai fatti” aggiungendo in fine “capirete bene che non ci possiamo più accontentare di semplici promesse che spesso non sono mantenute”.
Insomma, una tirata d’orecchio che ha destato non pochi imbarazzi che si è però stemperato quando nella parte finale del suo intervento ha sottolineato come l’Italia abbia “mostrato costante interesse per una cooperazione equa e produttiva con l’Africa”. e ha posto in rilievo come la partnership internazionale dell’Unione Africana “poggi su un concetto di libera scelta, su libertà e consenso” e su “vantaggi reciproci e condivisi”.
Insomma, una partenza non proprio agevole per il piano Mattei, che ha un innegabile grande potenziale. Un progetto estremamente ambizioso che punta a stringere legami sul fronte degli approvvigionamenti energetici e che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto presentare in un vertice che ha definito “fondamentale per la strategia politica internazionale del nostro Governo”.
Da oggi conosciamo come è strutturata la “cabina di regia”.
Ma prima di addentrarci sulla descrizione di quanto emerso dal summit è necessario fare un passo indietro.
Il piano meloniano per l’Africa si ispira  allo storico progetto economico promosso da Enrico Mattei, amministratore delegato dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) negli anni ’50. L’idea principale del piano era quella di modernizzare l’economia italiana attraverso lo sfruttamento delle risorse energetiche, in particolare il petrolio, promuovendo l’industrializzazione e aumentando l’indipendenza energetica del Paese.
L’analisi del piano Mattei può focalizzarsi su diversi aspetti. In primo luogo, gli obiettivi del piano e il modo in cui sono stati affrontati.
Il progetto di Mattei prevedeva una forte espansione dell’ENI e la creazione di una rete di industrie legate al settore energetico.
Un aspetto importante da considerare in anche come chiave nel presente è la controversia che ha circondato il piano. Mattei era un uomo molto carismatico e spesso veniva visto come un “businessman” piuttosto che come un politico.
Questo ha suscitato alcune critiche nei confronti del suo approccio al potere e alle relazioni internazionali.
Gli effetti a lungo termine del piano Mattei sull’economia e sul settore energetico italiano sono stati indubbiamente rilevanti. Il piano ha avuto un impatto significativo sull’approvvigionamento energetico e sull’ industrializzazione ad esso legata, con un impatto anche sugli equilibri geopolitici e sulle relazioni internazionali dell’Italia.
Il coinvolgimento diretto dello Stato nell’economia si è rivelato un elemento chiave del piano Mattei, ed è interessante rilevare questo sia stato un fattore determinante per il suo successo.
Ma un’analisi più approfondita offre anche spunti per individuare le controversie e il condizionamento degli effetti a lungo termine di un progetto che ha impattato significativamente sull’economia e sull’energia italiana. Da questa analisi, dopo essersi calati nel contesto storico e politico in cui si è sviluppato quel piano, è possibile acquisire tutti gli elementi per comprendere che la “Formula Mattei” non gettava le basi sugli obiettivi del governo attuale: ovvero  favorire lo sviluppo dei paesi africani con il fine prioritario  di limitare il più possibile i flussi migratori.
Quell’innovativo contratto di equa redistribuzione di competenze e profitti tra paesi produttori e consumatori, ideato dal fondatore dell’Eni per scardinare l’oligopolio anglo-americano sul petrolio, favorito dalle cosiddette Sette Sorelle, società egemoni nello sfruttamento delle risorse del continente africano, rappresentò uno degli atti politici – imprenditoriali più importanti della storia italiana.
A fronte di tutto questo, la domanda che nasce spontanea è: il piano Mattei proposto dal governo Meloni riuscirà a ripercorrere quel tracciato?
Un elemento è certo: il progetto economico attuale si propone di promuovere la crescita e lo sviluppo in Africa sulla base di un’analisi molto attenta delle esigenze interne ma anche del continente africano.
I settori del Piano Mattei prevedono investimenti per l’Istruzione e la formazione. Il Piano, per ora sulla carta, si occuperà degli interventi che si prefiggono di promuovere la formazione e l’aggiornamento dei docenti, l’adeguamento dei curricula, l’avvio di nuovi corsi professionali e di formazione in linea con i fabbisogni del mercato del lavoro e la collaborazione con le imprese, coinvolgendo in particolare gli operatori italiani e sfruttando il ‘modello’ italiano di Piccola e Media Impresa.

Altro settore strategico, l’agricoltura: gli interventi saranno finalizzati a diminuire i tassi di malnutrizione; favorire lo sviluppo delle filiere agroalimentari; sostenere lo sviluppo dei bio-carburanti non fossili. In questo quadro noi riteniamo fondamentali lo sviluppo dell’agricoltura familiare, la salvaguardia del patrimonio forestale e il contrasto e l’adattamento ai cambiamenti climatici tramite un’agricoltura integrata.

Il piano prevede anche investimenti per la sanità, con il rafforzamento dei sistemi sanitari, migliorando l’accessibilità e la qualità dei servizi primari materno-infantili; a potenziare le capacità locali in termini di gestione, formazione e impiego del personale sanitario, della ricerca e della digitalizzazione; sviluppare strategie e sistemi di prevenzione e contenimento delle minacce alla salute, in particolare pandemie e disastri naturali.

Stesso tipo di approccio per il miglioramento della distribuzione dell’acqua, una risorsa preziosissima, la cui scarsità in Africa rappresenta uno dei principali fattori di insicurezza alimentare, conflittualità e spinta alla migrazione. In questo quadro gli interventi riguarderanno: la perforazione di pozzi, alimentati da sistemi fotovoltaici; la manutenzione dei punti d’acqua preesistenti; gli investimenti sulle reti di distribuzione; e le attività di sensibilizzazione circa l’utilizzo dell’acqua pulita e potabile. Tutti questi pilastri sono interconnessi tra loro con gli interventi sulle infrastrutture, generali e specifiche su ogni settore di intervento.
Infine, ma di certo non il meno importante, il settore  centrale del Piano: l’energia.
L’obiettivo è quello di rendere l’Italia un hub energetico, un vero e proprio ponte tra l’Europa e l’Africa. Sarà ovviamente centrale il nesso clima-energia, come ad esempio a tutti gli interventi che verranno portati avanti per rafforzare l’efficienza energetica e l’impiego di energie rinnovabili con azioni volte ad accelerare la transizione dei sistemi elettrici, in particolare per la generazione elettrica da fonti rinnovabili e le infrastrutture di trasmissione e distribuzione. È un impegno che ricomprenderà anche lo sviluppo in loco di tecnologie applicate all’energia anche attraverso l’istituzione di centri di innovazione, dove le aziende italiane potranno selezionare start-up locali e sostenere così l’occupazione e la valorizzazione del capitale umano.
Insomma un progetto estremamente ambizioso che, al momento, conoscendo i limiti e le problematiche di gran parte dei paesi africani, appare un gigante con i piedi di argilla.
Tanta buona e dettagliata forma, poca e ancora lontana sostanza. Altro elemento che sembra pressoché assente è Il coinvolgimento delle organizzazioni non governative della cooperazione, settore che il il governo italiano intende riscrivere in Africa nel nome della sicurezza economica, energetica e dei confini. Più nostra che loro.

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