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Sudan, un aiuto concreto al processo democratico: FMI cancella 90% debito

Una buona notizia, una di quelle che aiuta  davvero ‘a casa loro’ quei paesi africani che cercano di portare avanti processi democratici e di sviluppo. Come sta provando a fare il Sudan con il premier incaricato nel settembre del 2019, l’economista Abdalla Hamdok.
il Fondo monetario internazionale ha dato il via libera alla cancellazione del debito sudanese nell’ambito dell’Iniziativa per chiudere i contenziosi con i Paesi più poveri e indebitati (Hipc), e ha stanziato 2,4 miliardi di dollari a sostegno del percorso di riforme avviato a Khartoum.
L’Fmi ha precisato che il debito estero del Sudan sarà ridotto di oltre 50 miliardi di dollari, su un totale di 56,2 miliardi, pari a oltre il 90% del totale. Risorse che potranno essere impiegate a sostegno delle riforme volte a contrastare la povertà e a migliorare le condizioni sociali.
La decisione delle due istituzioni finanziarie arriva dopo un lungo processo avviato dalle autorita’ di transizione sudanesi per rientrare nel sistema finanziario internazionale dopo decenni di isolamento. Promosse dal premier Hamdok, le riforme hanno permesso di saldare gli arretrati del Sudan nei confronti dei principali donatori multilaterali, grazie al sostegno finanziario di partner come Francia, Usa e Regno Unito, tra i principali creditori del Paese. Al vertice svoltosi lo scorso maggio a Parigi, il primo ministro sudanese aveva espresso l’auspicio di ottenere 45 miliardi di dollari di cancellazione del debito estero.
É andata decisamente meglio. Ed è davvero una buona notizia non solo per il Sudan ma per tutta la regione in cui è più pressante che mai l’esigenza di stabilità.
La delicata fase di transizione nel Paese, dopo il crollo  l’11 aprile del 2019 del regime di Omar al-Bashir (per trent’anni presidente del Sudan e capo del Partito del Congresso Nazionale, è messa costantemente a rischio da estremisti che si annidano nei palazzi governativi. Nostalgici dei Fratelli musulmani sudanesi e di Bashir che vorrebbero far deragliare il processo democratico che l’esecutivo civile sta portando faticosamente avanti.

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