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Sudan, nuovo bagno di sangue di manifestanti: sette morti nelle repressioni

Attivisti e semplici cittadini sono scesi in strada in migliaia a Khartoum, giovedì 30 dicembre, per continuare a protestare contro il golpe del 25 ottobre e la giunta militare al potere.
Le forze di sicurezza avevano l’ordine di sparare: è stato un bagno di sangue. Almeno sette i morti, portando a 60 il bilancio delle vittime dal colpo di Stato.
Le manifestazioni si sono svolte sia nella capitale che in altre città del Paese.
Gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni e usato granate per disperdere la folla, mentre le milizie colpivano con proiettili veri, esplosi ad altezza d’uomo, con il chiaro obiettivo di uccidere.
Prima delle proteste, le forze di sicurezza hanno chiuso i ponti, le strade principali che portano all’aeroporto e al quartier generale dell’esercito.
Tutte le vie di collegamento tra Khartoum e le città gemelle Bahri e Omdurman, al di là del Nilo, sono state interrotte.
Nonostante le misure predisposte dal Consiglio sovrano alcuni manifestanti sono riusciti a raggiungere le porte meridionali del palazzo presidenziale, ma sono stati respinti dalle forze di sicurezza con il lancio di gas lacrimogeni e munizioni non a salve.

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