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Sudan, Marco Zennaro rientrerà in Italia con un volo di Stato. Il padre: “Finito un incubo”

“È finito un incubo, grazie a imprenditori amici e persone vicine alla nostra famiglia. Mi auguro che la Farnesina abbia il pudore di non accreditarsi il merito della liberazione di mio figlio perché  la situazione si è sbloccata solo grazie alla raccolta fondi dei privati e per questo bisogna ringraziare Unioncamere Veneto”.
Cosi Cristiano, padre di Marco Zennaro, l’imprenditore veneziano detenuto in Sudan da circa un anno e ormai prossimo alla liberazione, commenta la notizia del rientro del figlio in Italia insieme al direttore generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina Luigi Vignali che si trova in questi giorni in Sudan per seguire personalmente gli sviluppi della delicata controversia giudiziaria che vede coinvolto l’imprenditore veneziano .
Ma la famiglia ci tiene a chiarire che “se Marco torna a casa è  grazie all’aiuto (200 mila euro raccolti da Unioncamere veneto)  di altri imprenditori” che hanno contribuito economicamente per garantire la liberazione dI Zennaro.
“E’ una vergogna che dei privati si siano dovuti sostituire al pubblico per pagare un riscatto, perche’ era apparso chiaro fin da subito che di riscatto e di sequestro stavamo parlando. Sono molto critico nei confronti dell’operato della Farnesina – ha ribadito il padre del 43enne amareggiato per i quasi 12 mesi nelle mani dei miliziani sudanesi  – Si pagano milioni di euro per il riscatto di cooperanti rapiti e non si ha avuto la possibilità d’intervenire lo scorso luglio quando sarebbe bastata una garanzia economica per liberarlo. Sono certo che se fosse stato un altro a essere stato sequestrato ci sarebbe stato un trattamento diverso”.
Zennaro dovrebbe rientrare già domani, è in attesa che venga rilasciato il visto di uscita e dell’esito del tampone molecolare Covid per poter viaggiare.
La situazione nel Paese non è delle più semplici, regnano tensioni e caos perché è in corso una rivolta contro la Giunta militare che ha ripreso il potere con un golpe deponendo il governo civile il 25 ottobre dello scorso anno.
Cii sono scioperi un giorno si e uno no quindi gli uffici lavorano a singhiozzo.
Ma le procedure per il rientro dono ormai definite.
L’imprenditore, incarcerato in Sudan per una vicenda non chiara su una presunta truffa, ha dovuto trascorrere mesi in una prigione sudanese al limite della sopravvivenza.
Un ultimo impedimento sembra frapporsi tra Zennaro e il rientro in Italia, un problema burocratico nella trascrizione del nome.
L’imprenditore veneziano  è ormai libero, manca solo il visto del Ministero dell’Interno sudanese per il rientro.
Risolto l’ennesimo problema pretestuoso spuntato in questa vicenda, a 357 giorni dal suo arrivo in Sudan e dopo 74 giorni di reclusione in condizioni disumane, l’ingegnere dovrebbe tornare a casa.
Il divieto di viaggiare che non gli permetteva di lasciare il Paese è stato rimosso. Una restrizione legata alla causa civile in cui lo aveva trascinato il miliziano, zio del numero due del Consiglio sovrano al potere in Sudan, il generale Dagalo detto Hemeti, che lo accusava di avergli consegnato una partita di trasformatori non conformi a quelli che lui aveva ordinato e pagato attraverso un intermediario.
Grazie al deposito domenica scorsa della somma per la garanzia della causa, raccolta da UnionCamere, Vignali e l’ ambasciatore italiano a Khartoum Gianluigi Vassallo, che ha avuto un ruolo fondamentale in una trattativa difficile, hanno potuto avviare le procedure per il rimpatrio del nostro connazionale.
Ma fino a quando il volo che lo riporterà a casa  non avrà lasciato Khartoum, la vicenda non potrà definirsi davvero conclusa.

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