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Somalia, nel Puntland è caccia al giornalista: tre arrestati e uno ucciso 

La libertà di stampa nello stato federato somalo del Puntland è sempre più sotto attacco: solo negli ultimi due mesi e mezzo i servizi di sicurezza hanno arrestato tre giornalisti, uno dei quali è tuttora in carcere, mentre un altro è stato assassinato dal gruppo armato al-Shaabab.

L’episodio più grave è avvenuto il 1° marzo, quando uomini con le armi in pugno sono entrati in un negozio di Galkayo uccidendo Jamal Farah Adan. Una settimana dopo il presidente Said Abdullahi Deni ha annunciato che alcune persone sospettate dell’omicidio erano sotto interrogatorio.

Quanto agli arresti, il primo a finire nel mirino dei servizi di sicurezza è stato il freelance Kilwa Adan Farah. Arrestato il 28 dicembre 2020 nella capitale Garowe per aver seguito una protesta contro il governo, è stato accusato di vari reati tra cui “pubblicazione di notizie false” e “disprezzo nei confronti dello stato” e condannato, il 3 marzo, a tre mesi di carcere.

Il 22 febbraio è stata la volta di un altro freelance, Ahmed Botan Arab, arrestato a Bosaso dopo che aveva pubblicato su Facebook una serie di video-interviste sul discorso fatto dal presidente Deni il giorno prima. È stato rilasciato 48 ore dopo, grazie all’intercessione degli anziani della sua tribù.

Il 25 febbraio è toccato ad Abdifatah Abdullahi Farah, detto “Jib”, giornalista della sede di Garowe della Somali Television Network. Anche lui si era occupato del discorso del presidente Deni. È stato rilasciato alla fine della giornata, solo dopo aver garantito che non avrebbe più criticato le autorità del Puntland.

La Somalia si prepara alle elezioni. Mai come in periodi del genere c’è bisogno che i giornalisti possano lavorare senza limitazioni e senza timore di subire rappresaglie.

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