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Saharawi, in Italia l’attivista Dihani. Amnesty: “Confidiamo ottenga status rifugiato”

Il 22 luglio 2022, dopo lunghi anni di attesa e di battaglie legali, Mohamed Dihani, difensore dei diritti umani e attivista per i diritti del popolo saharawi (e collaboratore di Focus on Africa nota di redazione, è finalmente riuscito ad entrare in territorio italiano per poter chiedere la protezione internazionale.

Dihani è stato per lungo tempo vittima di gravi violazioni dei diritti umani, che vanno dalla detenzione arbitraria, alle torture, alle molestie legali e amministrative e alla sorveglianza, in ragione del suo attivismo esercitato in modo esclusivamente pacifico.

Sparizione forzata e detenzione arbitraria

Dal 2010 e 2015, Mohamed Dihani è stato vittima prima di sparizione forzata e successivamente di detenzione arbitraria in Marocco. Amnesty International ha documentato le gravi violazioni delle regole del giusto processo avvenute durante il suo giudizio – in particolare le confessioni estorte con la tortura che non possono avere alcun valore di prova – così come le torture fisiche e psicologiche subite in carcere. Anche il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha riconosciuto il carattere arbitrario della sua detenzione e ha esortato il governo marocchino a rilasciarlo immediatamente, a svolgere un’indagine indipendente e imparziale sugli atti di tortura e a concedere il pieno risarcimento dei danni fisici e psicologici cagionati dai trattamenti inumani e degradanti.

Dal suo rilascio dal carcere in Marocco nel 2015, Mohamed Dihani ha continuato il suo attivismo sia offline che online, esponendo le violazioni dei diritti umani nel Sahara occidentale commesse dalle autorità marocchine, coordinandosi anche con varie organizzazioni nazionali e internazionali.

Illegittima segnalazione nella blacklist di Schengen

Nel 2018, Amnesty International aveva sostenuto una sua richiesta di visto per cure mediche per recarsi in Italia e sottoporsi a vari trattamenti che gli avrebbero permesso di curare, in un contesto sicuro, le conseguenze fisiche e psicologiche delle torture subite in carcere.

Mohamed Dihani aveva già vissuto in Italia con permesso di soggiorno sin da minorenne, prima del suo arresto illegittimo, e parla fluentemente italiano.

Il consolato italiano di Casablanca però aveva rifiutato il visto, giustificando il rigetto con una segnalazione illegittima nel database europeo per la gestione delle frontiere (SIS, Schengen Information System). Le autorità italiane ribadiranno a più riprese negli anni successivi che le ragioni della segnalazione a carico dell’attivista non potevano essere rivelate perché fondate su un dossier riservato e segretato.

Trasferimento temporaneo in Tunisia

Attraverso il programma di supporto per difensori dei diritti umani a rischio di Amnesty International, dal 2019 Mohamed Dihani si era rifugiato temporaneamente in Tunisia per proteggersi dalle continue persecuzioni delle autorità marocchine, in attesa di poter cancellare la segnalazione nella blacklist Schengen che ostacolava il suo ingresso in Italia e la successiva richiesta di protezione internazionale.

Durante la sua permanenza in Tunisia, Mohamed DIhani ha continuato il suo attivismo politico, elemento che gli ha causato seri problemi di sicurezza, comprese molestie da parte delle autorità tunisine, dovute alle pressioni delle autorità marocchine, e minacce di refoulement in Marocco, dove avrebbe rischiato di subire nuovamente torture e trattamenti inumani e degradanti.

Due pronunce del Tribunale di Roma ordinano il rilascio del visto

Nel maggio 2022, un’importante ordinanza del Tribunale di Roma ha finalmente riconosciuto il diritto di Mohamed Dihani di accedere sul territorio nazionale per presentare domanda di protezione internazionale e ordinato alle autorità italiane di rilasciare immediatamente un visto d’ingresso.

L’ordinanza ha accolto il ricorso presentato contro il ministero degli Affari esteri da Mohamed Dihani, evidenziando che quest’ultimo era stato “impossibilitato ad accedere sul territorio italiano per ragioni indipendenti dalla sua volontà”, a causa di una illegittima segnalazione SIS inserita dalle autorità italiane sulla base di informazioni riconducibili all’utilizzo illegittimo della legge sul terrorismo da parte delle autorità marocchine. Il giudice ha altresì sottolineato l’esistenza di un rischio concreto di respingimento illegale dalla Tunisia al Marocco che ne avrebbe messo a rischio la sicurezza.

A seguito della richiesta da parte della Farnesina di coinvolgere nel giudizio il ministero dell’Interno, che aveva ostacolato l’ottemperanza della prima ordinanza sopracitata, il Tribunale di Roma ha emesso una seconda pronuncia nel luglio 2022, questa volta nei confronti di entrambi i dicasteri, che ha ordinato alle autorità italiane il rilascio di un visto d’ingresso entro un termine di sette giorni.

Nella seconda ordinanza, il Tribunale ha riconosciuto il diritto al rilascio del visto per l’attivista saharawi anche in presenza di una segnalazione nella banca dati SIS, in quanto “l’uso [da parte delle autorità italiane] di tali informazioni [basate sull’utilizzo illegittimo della legge anti-terrorismo da parte delle autorità marocchine] per tenere in piedi la segnalazione SIS [era] del tutto illegittimo”. La corte ha anche sottolineato che la nota apportata dal Ministero degli Interni per giustificare l’iscrizione nella blacklist Schengen era “del tutto generica e non consentiva di esercitare il diritto di difesa”.

Il 18 luglio 2022, il consolato italiano a Tunisi ha rilasciato Mohamed Dihani un visto di ingresso che gli ha garantito l’ingresso sul territorio nazionale il 22 luglio successivo.

Mohamed Dihani ha poi formalizzato la sua richiesta di protezione internazionale al suo arrivo all’aeroporto di Roma Fiumicino e le procedure per l’accertamento dello status di rifugiato sono attualmente in corso.

Amnesty International Italia ha espresso soddisfazione per l’ingresso in Italia del difensore dei diritti umani Mohamed Dihani e auspica ora che le procedure di riconoscimento della protezione internazionale abbiano esito positivo. Chi difende i diritti umani deve poter operare in sicurezza e non essere esposto a ripercussioni per il proprio lavoro.

L’organizzazione per i diritti umani nota, tuttavia, che l’ingresso di Mohamed Dihani in Italia è avvenuto in base a un visto per turismo rilasciato dal consolato italiano a Tunisi, nonostante le due pronunce del Tribunale di Roma avessero menzionato la possibilità di utilizzare lo strumento del visto umanitario per facilitare il trasferimento di chi manifesta la volontà di chiedere asilo in un paese prima di averne avuto accesso al territorio.

Il visto umanitario è uno strumento attraverso il quale un cittadino di un paese terzo bisognoso di protezione internazionale può accedere legalmente al territorio dell’Unione europea al fine di presentare la relativa domanda ed è una possibilità prevista dal codice dei visti. Si tratta però di un meccanismo ancora non disciplinato in maniera omogenea a livello nazionale ed europeo e a cui gli stati membri hanno finora dato applicazione limitata e discrezionale.

Ampliare e disciplinare le opportunità di accedere ai visti umanitari per persone bisognose di protezione internazionale in area Schengen, in maniera sicura e legale, è una necessità urgente. La possibilità di ricevere un accesso facilitato ai visti umanitari è anche una delle misure disponibili per garantire la protezione di difensore e difensori dei diritti umani di paesi terzi a rischio di persecuzioni e violazioni gravi dei diritti umani.

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