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Rd Congo, Cécile Kyenge: la prima della classe che diventò ministro in Italia

Cécile Kyenge è nata nel 1964 a Kambove, nella Repubblica democratica del Congo, ed ha vissuto la sua infanzia e la sua adolescenza all’interno di una famiglia numerosa e benestante. A scuola era bravissima: amante dello studio e dotata di un’ottima memoria, è stata quasi sempre la prima della classe. Nel 1983, quando aveva 19 anni, ha ottenuto una borsa di studio e si è recata in Italia a studiare medicina all’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma. Al contrario di quanto affermato dalla propaganda leghista, non è venuta in Italia come clandestina, ma come studentessa, con un regolare visto d’ingresso. Fin dall’inizio è stata una delle migliori del suo corso e si è laureata con ottimi voti in sei anni, senza essere fuori corso nemmeno di un giorno. In seguito si è specializzata in oculistica nelle Università di Modena e di Reggio Emilia, anche in questo caso con ottimi voti.

 Dopo alcuni anni in cui, oltre ad esercitare la sua professione di medico, si è dedicata al volontariato, nel 1994 Cécile Kyenge ha acquisito la cittadinanza italiana. Nel 2013 è stata eletta in Parlamento come deputata del partito democratico e pochi mesi dopo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, su proposta del Presidente del Consiglio Enrico Letta, l’ha nominata ministro dell’integrazione. È stata più volte aggredita verbalmente da alcuni esponenti della Lega: Roberto Calderoli l’ha paragonata a un orango e per questo è stato denunciato. Nel 2019 il senatore leghista è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Bergamo a un anno e sei mesi per diffamazione aggravata dall’odio razziale.

  È molto interessante il libro-intervista che ha scritto nel 2014 Alessandra Luciano, “L’Italia di domani. Cittadinanza, appartenenza e integrazione. Intervista a Cécile Kyenge”. Già nella prima pagina del libro la deputata del partito democratico dimostra di avere le idee chiare e di non fare di tutta l’erba un fascio: “Io non credo che l’Italia sia razzista, affermarlo significherebbe fare lo stesso errore di chi per anni ha confuso l’immigrazione clandestina con l’immigrazione. Non siamo tutti uguali, non si può estendere il chiasso di una minoranza rumorosa a tutti. Io ho viaggiato da Nord a Sud, da Est a Ovest, e so che nel nostro Paese è molto radicata una estesissima cultura di accoglienza e solidarietà”. I razzisti sono dunque relativamente pochi, ma una parte considerevole della popolazione vive nel timore di un’invasione, perché non dispone di informazioni chiare e complete.

Ecco allora che la dottoressa Kyenge, nel periodo in cui è stata ministro, ha deciso di raccogliere dati statistici importanti, per chiarire che gli immigrati sono una ricchezza e non un peso per l’Italia: “I 3.600.000 lavoratori stranieri che sono in Italia versano contributi pensionistici e tasse per ben tredici miliardi di euro, che giungono nelle casse dello Stato. È una bella cifra, insomma, e quando si deve conteggiare la differenza tra quanto questi lavoratori stranieri consumano e quanto producono, ne emerge un saldo positivo, perché rimangono nelle casse dello Stato un miliardo e quattrocento milioni, che sono una discreta somma, mi pare”.

Un altro dei suoi “cavalli di battaglia” è stato il progetto di legge sull’acquisizione della cittadinanza italiana, basato sul principio dello “ius soli temperato”. Chi nasce in Italia e ha compiuto un ciclo di studi nel nostro Paese, ha il diritto di acquisire la cittadinanza italiana. Per vari motivi, però, questo disegno di legge non è mai stato approvato dal Parlamento italiano.

Nel 2014 la dottoressa Kyenge è stata eletta al Parlamento europeo con 92.898 preferenze: a Strasburgo ha fatto parte delle commissioni “Libertà civili, Giustizia e Affari interni” e “Cultura e Istruzione”. Ha criticato più volte i cosiddetti “decreti Salvini”, considerati lesivi dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo. “Occorre avere sempre chiaro che se vengono meno i diritti di una parte della popolazione, ne risente tutta la cittadinanza, perché i diritti non vengono mai meno solo per qualcuno, ma vengono meno per tutti”. Alle elezioni europee del 2019, nonostante abbia ottenuto 42.172 preferenze, l’on. Kyenge non è stata rieletta.
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