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Rd Congo, Rapiti Tre Cooperanti A Una Settimana Dall’agguato Al Convoglio Del Wfp

Rd Congo, rapiti tre cooperanti a una settimana dall’agguato al convoglio del Wfp

Continua la scia di violenze e rapimenti nella Repubblica democratica del Congo.
Tre operatori della ong norvegese Norwegian Refugee Council sono stati rapiti oggi, una settimana dopo l’attacco al convoglio del Pam costato la vita all’ambasciatore italiano Luca Attanasio e al carabiniere Vittorio Iacovacci che sarebbe stato condotto presumibilmente a scopo di sequestro. Secondo quanto riferito da fonti locali al sito Actualite.Cd, i tre sarebbero stati rapiti intorno alle 11 nel territorio di Fizi, nel Sud-Kivu, da un gruppo di uomini armati.
Intanto, Pierre Boisselet, coordinatore dell’osservatorio Kivu Security Tracker (Kst) in un’intervista con l’agenzia Dire, afferma che “è altamente improbabile che dietro l’agguato nel quale è rimasto ucciso l’ambasciatore italiano ci siano le Allied Democratic Forces (Adf), formazione con radici ugandesi e matrice islamista.
L’esperto sottolinea che nonostante l’adesione allo Stato islamico “il gruppo non rivendica mai le sue azioni”.
A far escludere una responsabilità dell’Adf nell’imboscata di lunedì scorso, secondo Boisselet, sono però più elementi.
“Nella zona dell’agguato non è mai stata segnalata una loro incursione; ricorrono poco ai rapimenti; se mai lo Stato islamico fosse stato coinvolto in qualche modo in un’azione del genere l’avrebbe rivendicata subito”.
Il governo della Repubblica democratica del Congo ha accusato dell’imboscata le Forces democratiques de liberation du Rwanda (Fdlr), un altro gruppo ribelle che ha però smentito subito ogni coinvolgimento. Secondo gli esperti di Kst, nelle province del Nord e nel Sud Kivu operano oltre 120 formazioni e bande armate.
“Il governo congolese ha difficolta’ immense ad assicurare la sicurezza della popolazione” sottolinea Boisselet. “Nel 2020, nelle due province, abbiamo censito l’uccisione di oltre 1.500 civili: in media, quattro morti al giorno”. Dopo l’agguato di lunedì, l’incursione di un commando in un villaggio a circa 200 chilometri più a nord ha provocato 11 morti civili. Dell’episodio, avvenuto a Kisima, nell’area di Beni, amministratori locali hanno accusato le Allied Democratic Forces. Insieme con le altre due vittime, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo, ATTANASIO stava viaggiando da Goma verso Rutshuru con una missione organizzata del Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp). Il convoglio, costituito da due veicoli dell’Onu, diretto verso una scuola della zona, non era accompagnato da una scorta armata. Lungo quella strada, proprio nel tratto tra Goma e Rutshuru, nel 2018 erano stati rapiti due turisti britannici. Boissolet dice che “è pericolosa come tutti i grandi assi viari del Nord e del Sud” e che “convogli umanitari senza scorta e civili la percorrono ogni giorno”. L’Onu ha annunciato un’inchiesta per capire se, nel caso di Attanasio, i protocolli di sicurezza siano stati rispettati. Un punto da chiarire riguarda la classificazione della strada: se fosse “gialla”, dunque con un grado di rischio intermedio, come sostenuto dal governo congolese, o “verde”, come riferito da responsabili del Wfp. Secondo l’esperto, a ogni modo, un’attenzione particolare poteva essere dedicata agli spostamenti di ATTANASIO dalla Monusco, la missione di pace delle Nazioni Unite. Si tratta di un dispositivo che conta 17.467 inviati sul capo, tra i quali 12.303 militari, provenienti anzitutto da Pakistan, India, Bangladesh, Indonesia e Sudafrica,
“la Monusco non ha i mezzi per garantire la sicurezza di tutti i convogli umanitari ma quelli diplomatici sono invece regolarmente scortati dalla missione” è la conclusione di Boisselet.

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