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Rd Congo: l’incontro di Papa Francesco con le vittime del conflitto nell’est del Paese

Dopo la grande messa con oltre un milione di partecipanti all’aeroporto di Ndolo, il Pontefice ha incontrato nel pomeriggio del 1° febbraio gli sfollati dalle province orientali congolesi, dove oltre un centinaio di gruppi armati ribelli combattono tra loro o contro l’esercito regolare, ma sempre comunque contro le popolazioni locali, in una guerra lontana, interminabile e dimenticata dal resto del mondo.

Le sofferenze subite nella zona del Kivu e nell’Ituri sono arrivate a Kinshasa davanti al Papa sulle gambe e nella voce di ragazzi e ragazze, uomini e donne che gli hanno raccontato storie terribili e a volte raccapriccianti di violenza estrema: hanno mostrato le loro cicatrici fisiche e morali, le vite spezzate e gli arti mutilati. Papa Francesco ha ascoltato a lungo e con attenzione le terribili esperienze di persone e comunità dilaniate da ribellioni e conflitti, abusi e massacri compiuti dalle milizie ribelli che da decenni tengono sotto ostaggio l’intera zona orientale del Congo, soprattutto quella confinante con Uganda, Rwanda e Burundi.

Ad ognuno il Papa ha teso la mano e ha offerto un rosario o una medaglia, oppure ha benedetto i figli nati dallo stupro della madre. È anche per incontrare queste persone che Jorge Bergoglio ha voluto fortemente questo viaggio apostolico in RDCongo, un Paese ricchissimo e poverissimo, plurale e variegato, grande quanto l’Europa occidentale e per il quale lui stesso si è definito un “pellegrino di pace” e ha intitolato il viaggio “Tutti riconciliati in Gesù Cristo”. Papa Francesco ha sempre desiderato usare la sua influenza per farsi sentire dai protagonisti dei conflitti a convincerli di fermare le armi, i saccheggi, gli stupri.

Una giovane donna di Butembo ha mostrato le braccia monche, senza le mani tagliate da un machete; un’adolescente di Goma ha raccontato il suo anno e mezzo di prigionia e violenza quotidiana da parte di un gruppo armato; due fratellini originari di Beni hanno ricordato i loro genitori e i loro familiari uccisi in una orribile incursione notturna di una milizia terrorista. Spesso i testimoni hanno detto di aver perdonato i loro aggressori, dicendo che la forza di questo gesto arriva loro dalla Bibbia e dal Vangelo, al punto da definirsi oggi come “attivisti della pace”.

Dopo aver ascoltato tutte le storie (“Vatican News” le ha raccolte tutte, in francese, qui), Papa Francesco ha concluso con questa benedizione:

“Signore nostro Dio, dal quale deteniamo il nostro essere e la nostra vita, oggi deponiamo gli strumenti delle nostre sofferenze sotto la croce del tuo Figlio. Ci impegniamo a perdonarci a vicenda ea scappare da tutti i percorsi di guerra e conflitto per risolvere le nostre divergenze. Ti chiediamo, Padre, con la tua grazia, di fare del nostro Paese, la Repubblica Democratica del Congo, un luogo di pace e di gioia, di amore e di pace dove tutti si amano e vivono insieme fraternamente. Il tuo Spirito ci accompagni sempre e il Santo Padre qui presente preghi per noi”.

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