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RD Congo, Goma in allarme per l’eruzione del vulcano Nyiragongo

Intorno alle 19 di sabato 22 maggio, il vulcano Nyiragongo è entrato in attività, causando forti preoccupazioni a Goma, importante città della Repubblica Democratica del Congo orientale, capitale della provincia del Nord Kivu, sul confine con il Rwanda. Le tante foto pubblicate sui socialmedia ritraevano dei bagliori rossi molto intensi e una colonna di fumo levarsi nel buio della sera:

In città, il Nyiragongo fa molta paura, perché è ancora vivo il trauma del 2002, quando la sua ultima eruzione provocò la distruzione di buona parte di Goma, la morte di 250 persone e lo sfollamento di 120.000 abitanti a causa della colata lavica. Ieri sera, infatti, si è scatenata una certa concitazione e molti si sono allontanati per non trovarsi in un’emergenza peggiore, ben prima che le autorità ordinassero l’evacuazione totale. Il vulcano si trova a 20 km da Goma ed è considerato uno dei più pericolosi al mondo a causa della sua lava particolarmente veloce. Qui delle immagini girate nella notte da un elicottero del MONUSCO, l’operazione di peacekeeping dell’ONU in RDC:

Contattato dall’agenzia Reuters e presente sul posto, il vulcanologo napoletano Dario Tedesco ieri sera vedeva a occhio nudo alte fontane di lava, per cui temeva che la colata sarebbe arrivata presto a Goma. Come ha spiegato a “Focus on Africa” il geologo Luigi Bianco, la peculiarità del vulcano Nyiragongo, alto oltre 3400 metri, è di essere “uno dei sei vulcani al mondo che ospita un lago di lava nel suo cratere, per cui è uno dei più affascinanti e pericolosi del pianeta”. Più nel dettaglio, ha aggiunto Bianco, “la sua lava è poverissima in silice, quindi con viscosità bassissime, per cui le sue colate, spesso dovute a trabocchi del lago, possono raggiungere velocità di oltre 100 km/h”.
Per queste ragioni, il principale vulcano di Goma è costantemente monitorato, tuttavia gli studiosi del locale Osservatorio vulcanologico si trovano da tempo in difficoltà a causa dei tagli ai fondi decisi dalla Banca mondiale, dopo varie accuse di appropriazione indebita. Nonostante ciò, i comunicati più recenti dell’istituto scientifico invitavano ad essere vigilanti, perché l’attività vulcanica degli ultimi cinque anni rispecchia quella degli anni precedenti le drammatiche eruzioni del 1977 e del 2002:

Goma è una città frontaliera, per cui le autorità rwandesi hanno immediatamente rinforzato i dispositivi di sicurezza al confine per evitare flussi incontrollati di persone in fuga, ma dopo l’ordine di evacuazione della città, il varco tra le due nazioni è stato aperto e migliaia di congolesi sono stati accolti in Rwanda, presso centri di accoglienza emergenziali. Qui un breve filmato del momento della fuga:

Dopo una notte di preoccupazioni, stamattina le notizie da Goma sono più rassicuranti, perché la colata lavica si è fermata alle 2 ne pressi del quartiere Buhene, periferia nord della città, causando danni ma nessuna vittima. Ciò ha indotto alcuni sfollati a rientrare nelle loro abitazioni già alle prime luci dell’alba, almeno nelle zone più distanti dal quartiere interessato dall’avanzamento del magma e dalle distruzioni provocate dal vulcano.
Goma è una città nevralgica per la regione, fragilissima sul piano geofisico, ma anche per essere l’unico centro a offrire una qualche protezione dalle violenze e dalla miseria a cui sono esposte le popolazioni delle campagne. Questo ne ha determinato la forte crescita demografica degli ultimi anni e le conseguenti fragilità urbane e sociali: Goma è stata al centro delle guerre degli ultimi decenni nel Kivu ed è stata assalita almeno un paio di volte da gruppi di predoni che ne hanno fatto razzia. La città, dunque, è estremamente vulnerabile su vari piani, come mostra purtroppo anche gli omicidii dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio nel febbraio scorso, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo, i cui sospetti assassini sono stati arrestati proprio ieri, come annunciato dallo stesso Presidente congolese Félix Tshisekedi.

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