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Rd Congo, chiesta la libertà provvisoria per gli imputati al processo Attanasio. Procuratore si oppone

Entra nel vivo il dibattimento ai sei imputati  del processo Attanasio ripreso oggi al tribunale militare di la Gombe, comune di Kinshasa, la capitale della Repubblica democratica del Congo.
L’avvocato Joseph Amzati, difensore degli accusati  dell’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista del World food programme Mustapha Milambo, che li accompagnava nella missione nella regione del Kivu finita in tragedia il 22 febbraio del 2021, ha eccepito la  giurisdizione del procedimento chiedendo al tribunale militare di dichiararsi incompetente, adducendo in particolare che i suoi clienti, arrestati a Goma, sono civili.
Il legale degli accusati ha inoltre avanzato la richiesta di “libertà provvisoria” affermando che “tutti rivendicano la loro innocenza”.
Il pubblico ministero, il tenente colonnello Joseph Malikidogo si è opposto alle due richieste.
“Gli imputati – ha spiegato – sono sotto processo per omicidio, associazione a delinquere e detenzione illegale di armi e munizioni militari, motivo per il quale devono essere giudicati dalla giustizia militare.
”Il delitto è stato commesso con armi da guerra” ha insistito in udienza il procuratore.
“In quanto al rilascio provvisorio degli imputati” ha proseguito  “non so cosa possa giustificarlo essendo i fatti di un’indescrivibile gravità” concludendo che “sarebbe molto scandaloso se le persone perseguite per fatti così gravi venissero rilasciate”.
Il tribunale si è riservato di esprimersi sulle richieste della difesa e ha rinviato il processo al 26 ottobre.
Tutti giovani, ma con una già importante esperienza di crimini e violenze alle spalleAmidu Sembinja Babu, Balume Bakulu, Bahati Kiboko, Issa Seba Nyani e Marx Prince Nshimimana, ritenuto colui che ha sparato, sono apparsi davanti ai giudici l’uno accanto all’altro e sono rimasti in piedi durante l’udienza.
Dopo aver ammesso di aver partecipato ad attacchi a convogli umanitari nel Nord Kivu hanno negato di essere i responsabili della morte di Attanasio.
Al processo, incardinato la scorsa settimana era  presente, e sarà in aula per tutte le udienze, il nuovo rappresentante diplomatico del nostro paese in Congo, l’ambasciatore Alberto Petrangeli, invitato a presenziare all’udienza dal procuratore generale Lucien-René Likulia.

Il governo del presidente Félix Tshisekedi vuole un processo pubblico a la Gombe, che ospita il quartier generale delle Farc ma anche i più importanti palazzi istituzionali del Congo, a cominciare dalla Presidenza della Repubblica, non solo per dare un segnale forte all’Italia, che grazie alle pressioni diplomatiche dell’ambasciatore Petrangeli ha incassato questa importante svolta giudiziaria, ma anche alle tante bande armate che continuano a tenere sotto assedio gran parte del Paese.

Nonostante la convinzione delle autorità di Kinshasa di aver assicurato giustizia alle famiglie delle vittime, secondo gli analisti che ben conoscono le dinamiche congolesi la verità su quanto avvenuto sulla Route Nationale 2 il 22 febbraio dello scorso anno è ancora lontana.
Come sostiene Justin Kakumba, corrispondente da Goma per France 24 che ha seguito il caso sin dallinizio, quando era ancora la procura militare della capitale del Nord Kivua svolgere le indagini.
Non sarebbe la prima volta che a finire sul banco degli imputati siano le persone sbagliate sostiene Kakumba.
Come accaduto per i sei uomini catturati a inizio 2022 ed esibiti dalle autorità locali in conferenza stampa seduti su un prato a piedi scalzi e circondati da poliziotti ben armati.
Gli arrestati erano stati “presentati” dal generale Aba Van Ang, capo della polizia di Goma, come “i killer di Attanasio”, salvo poi precisare che il leader del gruppo armato responsabile dellagguato, Amos Mutaka Kiduhaye, soprannominato Aspirant, era in fuga.
Tranne Kiduhave che resta contumace, nessuno dei fermati di gennaio è oggi a processo.
Inoltre gli attuali imputati, che per i carabinieri del Ros che li hanno interrogati lo scorso luglio a Kinshasa potrebbero essere effettivamente i componenti del commando, hanno ritrattato quanto dichiarato in un primo momento e acquisito dal pm Sergio Colaiocco che coordina linchiesta la Procura di Roma.
L’unico elemento certo è che questi criminali operavano nella regione del Kivu in bande organizzate, utilizzando dei motociclisti come “esploratori”.
Una volta individuato
, l’obiettivo veniva seguito sin dalla partenza per poi superarlo all’approssimarsi del punto stabilito per l’agguato. A quel punto, una volta visto passare il complice, il resto della banda invadeva la carreggiata per bloccare il veicolo che seguiva.
Che questo sia quanto
messo in atto dagli imputati anche in occasione dell’assalto al convoglio del World food programme il 22 febbraio del 2021, con la complicità di un basista che avrebbe segnalato la presenza dell’ambasciatore nel convoglio, sarà possibile appurarlo solo con il prosieguo del processo..

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