Skip to content

Processo Regeni, Procura di Roma: sulle notifiche agli imputati si esprima la Corte Costituzionale

“Dopo avere ascoltato le parole del procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, siamo sempre più convinti e determinati nel dire che il processo per il sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio Regeni vada fatto in Italia e debba iniziare il prima possibile”.
Le parole dei genitori del ricercatore ucciso in Egitto nel 2016, affiancati dall’avvocato Alessandra Ballerini, lasciando il Tribunale di Roma dove hanno preso parte all’udienza davanti al Gup sono chiare e inequivocabili.
“Il principio che deve essere sancito è che i cittadini italiani non possono essere sequestrati, torturati e uccisi, non possono subire la violazione dei loro diritti fondamentali nell’assoluta impunità perché gli aggressori si sottraggono al processo abusando del nostro sistema di diritto e di garanzia. Nessuno vuole negare il diritto di difesa a queste quattro persone, ma che vengano si facciano processare e si difendano. Vorremmo ringraziare tutte le persone che in ogni angolo del mondo non solo ci sostengono emotivamente ma stanno facendo indagini per noi che sono molto preziose”, ha aggiunto il legale della famiglia.
L’udienza è stata caratterizzata dalla richiesta della Procura di Roma al giudice dell’udienza preliminare di investire la Corte costituzionale del caso per superare la “stasi” del processo a carico dei quattro imputati.
Una richiesta sollecitata in aula dal procuratore Francesco Lo Voiassieme all’aggiunto Sergio Colaiocco. L’istanza riguarda la costituzionalità dell’articolo 420-bis del codice di procedura penalecirca l’“assenza” dell’accusato. Il giudice delle indagini preliminari  si è riservato di decidere entro la data della prossima udienza fissata per il 31 maggio. La Procura chiede di sollevare davanti alla Consulta la questione di costituzionalità della norma nella parte in cui non prevede che si possa procedere in assenza dell’accusato “nei casi in cui la formale mancata conoscenza del procedimento dipenda dalla mancata assistenza giudiziaria da parte dello Stato di appartenenza o residenza dell’accusato stesso”, cioè in una situazione come quella che si è verificata con le autorità egiziane.

Torna su