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Papa Francesco, Il Mio Lavoro E Il Futuro Dell’Africa: Nulla Sarà Come Prima

Papa Francesco, il mio lavoro e il futuro dell’Africa: nulla sarà come prima

In una sera piovosa, cupa, silenziosa ho capito che un grande uomo, solo, in una piazza deserta, con l’andatura incerta, sotto una pioggia incessante, mi poteva donare una forza e una speranza che non immaginavo. Da scienziato e credente, ho difficoltà a pensare che Dio abbia bisogno delle nostre preghiere per fermare una pandemia che non ha certo né voluto né provocato. Se potesse ci abbraccerebbe commosso, come il padre quando da lontano rivede il figlio che credeva perduto per sempre. Sono convinto che soffre per la nostra stupidità a deforestare, a inquinare, a distruggere un pianeta in nome del profitto. Le epidemie infatti sono conseguenze non volute delle nostre azioni.
Afferma Papa Francesco: “Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti.” E tutti nel mondo provano a pregare con lui.
Da settimane alcuni miei colleghi sono rimasti contagiati dal Sars-Cov-2, ho parlato con loro e ho percepito una sensazione di amarezza. Uno è in gravi condizioni e fino a pochi giorni fa visitava e operava. Ho sentito una rabbia verso una politica che ha provato a distruggere il Servizio Sanitario Nazionale in nome del “pareggio di bilancio”. Una follia che è oggi responsabile di morti e feriti. Penso al dolore di chi ha perso un padre, una madre, un figlio, senza poter dare una carezza. Penso a chi si è affidato a quelle residenze per anziani che oggi si sono rivelate un lager. Nulla sarà come prima
Lavorare in un grande ospedale ti permette di capire che sono proprio le persone più umili e fragili ad affidarsi a te. Non hanno “santi in paradiso” e si fidano di quel SSN che finanziano con la pensione o il salario. Non possiamo tradirli. Non possiamo dire:” Non abbiamo tamponi. Per la TAC torni tra un anno”. Non possiamo dire: “Non abbiamo mascherine e posti letto in terapia intensiva”. Non possiamo più farlo.
E allora ho ripensato alla preghiera di papa Francesco quando affermava: “È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo.”
È vero nessuno si salva da solo e nessuno guarisce da solo. Non possiamo abbandonare nessuno. E il mio pensiero va all’Africa e al timore di ciò che possa avvenire se il contagio esplodesse su larga scala.

Nonostante tutto la preghiera di Francesco sotto la pioggia, mi ha riacceso la speranza che torneremo a “trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà.” Dovremo ritrovare la tenerezza, la sollecitudine e la passione di vivere per prenderci cura l’uno dell’altro, e allora risorgeremo.

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