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Palestina, l’istruzione negata

In questi giorni gli studenti italiani stanno sostenendo con emozione il loro esame finale, l’Esame di Stato, che sancisce la fine di un percorso di maturazione e segna, per molti, l’entrata nel mondo del lavoro o dell’università. Dall’altra parte del Mediterraneo, i loro coetanei palestinesi quest’anno non possono sostenere l’esame finale. Per l’anno scolastico 2023-24 erano previsti 39000 studenti per sostenere il tawjihi التوجيهي ovvero l’esame finale dell’istruzione superiore.

Anche l’ipotesi di sostenere gli esami nella West Bank è saltata,non ci sono le condizioni di sicurezza.

Non conosciamo con certezza il numero degli studenti superiori deceduti nel conflitto; il professor Mansour, docente universitarioche insegna a Gaza, ieri sera mi ha parlato di 5290 studenti morti, tra i ragazzi che frequentavano l’ultimo anno, oltre ad un numero imprecisato di docenti.

Il 75% delle scuole è andato completamente distrutto, il rimanente è danneggiato in modo così pesante da non permettere lo svolgimento delle attività. Le Università e i Colleges sono chiusi.

Gli studenti di Gaza non vanno a scuola in sicurezza dall’inizio delle ostilità, ma già si sa che anche il prossimo anno scolastico sarà compromesso, in pratica stanno perdendo due anni di diritto all’istruzione. Sono morti molti professori, sia quelli che insegnavano nelle scuole governative che nelle scuole dell’UNRWA. Il professor Mansour conferma quanto dichiarato da Busan Owda, una free lance di Gaza, ovvero che i professori sono particolarmente esposti a controlli. Al dramma della distruzione, della fame e della sete, si aggiunge quello di un futuro spezzato, di un altro diritto fondamentale per lo sviluppo dei giovani e di un’intera comunità che viene negato, il diritto all’istruzione.

Nella foto di copertina Al-Aqsa University, 2024, AFP via Getty Images, una delle università distrutte a Gaza

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