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Nigeria, un anno fa la repressione delle proteste del movimento #EndSARS

Il 3 ottobre 2020, dopo la diffusione di un video che mostrava agenti della Squadra speciale anti-rapine (Sars) della polizia nigeriana che trascinavano due uomini fuori da un albergo per poi ucciderne uno, in tutta la Nigeria iniziarono manifestazioni per chiedere la fine dell’impunità della polizia.

L’11 ottobre, per la quinta volta dal 2015, il governo dichiarò l’intenzione di riformare le forze di polizia e sciogliere la Sars. Non venne creduto e le proteste proseguirono. A Lagos, il 20 ottobre, le forze armate nigeriane uccisero 12 manifestanti pacifici al casello di Lekki e nella zona di Alausa. In tutto, in tre settimane di proteste, i morti furono almeno 56.

A un anno di distanza, nessuno è stato portato di fronte alla giustizia.

Le ricerche di Amnesty International hanno dimostrato non solo che l’esercito e la polizia torturarono e uccisero persone che manifestavano in modo del tutto pacifico, ma anche che civili scesi in strada a sostegno del governo s’infiltrarono in almeno 21 proteste per compiere atti di violenza, creando il pretesto per scioglierle nel sangue.

L’organizzazione per i diritti umani ha sollecitato il presidente nigeriano Muhammadu Buhari a tenere fede ai suoi impegni, a riformare le forze di polizia e a porre fine all’impunità che le ha protette per molti anni.

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