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Niger al voto per eleggere presidente e Parlamento tra attentati e voglia di cambiamento

In piena pandemia di Covid-19 e in un contesto di crescente insicurezza alimentata da gruppi jihadisti a cominciare da Boko Haram, da oggi 7,4 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per le elezioni presidenziali e legislative, che porteranno cambiamento ai vertici dello Stato, in quella che dovrebbe rappresentare la prima alternanza democratica dall’indipendenza. Dopo 10 anni al potere e due mandati consecutivi, come stabilito dalla Costituzione, il presidente uscente Mahamadou Issoufou non ha potuto presentarsi e a contendersi la sua poltrona sono 30 candidati – un record – dei partiti di maggioranza, opposizione ed indipendenti. Solo due settimane fa in Niger si è votato per le elezioni regionali e municipali: il maggior numero di voti e’ andato al Partito nigerino per la democrazia e il socialismo (Pnds), al potere dal 2011, seguito dal Movimento nazionale per una societa’ di sviluppo (Mnsd), Movimento patriottico per la Repubblica (Mpr) e dal Movimento democratico nigerino dell’ex premier Amadou. L’appuntamento elettorale è stato segnato da un violento attacco messo a segno a Toumour, nella regione di Diffa, non lontano dal confine con la Nigeria. Decine di assalitori hanno attaccato la citta’, distruggendola al 60%, con un bilancio di almeno 27 abitanti uccisi e un numero imprecisato di rapiti. Un episodio di violenza sintomatico della crescente insicurezza che regna nel Paese del Sahel, in particolare nella zona del bacino del Lago Ciad, sotto il dominio dell’organizzazione jihadista Boko Haram, nata nel 2009 nella confinante Nigeria. Per le autorita’ del Niger e’ stata una delle sue fazioni ad attaccare Toumour, probabilmente i miliziani affiliati allo Stato islamico nella provincia dell’Africa occidentale
I principali contendenti in lizza sono Mohamed, Bazoum delfino del presidente uscente, al suo primo tentativo, l’ex presidente Mahame Ousmane – eletto alla prima votazione democratica del 1993 – e arrivato in quarta posizione altre due volte. Tra i candidati più in vista c’è anche l’ex primo ministro Seyni Oumarou, secondo alle presidenziali del 2011. Un grande favorito, Hama Amadou, è stato invece escluso dalle elezioni dalla Corte costituzionale dopo una condanna per traffico di bambini nel 2017. In lizza anche l’ex golpista, Salou Djibo, autore del colpo di Stato del 2010, l’ex ministro degli Esteri Ibrahim Yacouba e un altro ex ministro Albade’ Abouba.
Con una popolazione di 22,4 milioni di abitanti, il Paese del Sahel registra il tasso di fecondita’ piu’ alto al mondo, con in media sette figli per ogni donna. Molto bassi i tassi di successo agli esami di fine media e alla maturità, tra il 30 e il 33%. Non è rosea neanche la situazione economica nazionale con un calo delle entrate causato dalla diminuzione dei prezzi di vendita delle materie prime quali petrolio e uranio. Passi avanti sono stati compiuti, invece, nel settore delle infrastrutture, con la costruzione nell’ultimo decennio di un aeroporto internazionale, di un terzo ponte sul fiume Niger, di alberghi e centri conferenze. Il Niger ha anche riconquistato un posto sulla scena diplomatica africana ed internazionale, dopo l’isolamento successivo al colpo di Stato militare di febbraio 2010. L’anno scorso il vertice dell’Unione africana dedicato alla futura zona africana di libero scambio (Zlec) si è svolto proprio a Niamey e il Paese ha ottenuto un seggio di membro non permanente al Consiglio di sicurezza dell’Onu per il periodo 2020-2021.  Ma la regione del Lago Ciad non è l’unica ad essere pericolosa: la zona detta delle tre frontiere, al confine con Mali e Burkina Faso, nella regione di Tillabe’ri (Est) è l’epicentro del conflitto alimentato dai gruppi jihadisti del Sahel. Nelle zone maggiormente colpite dalle violenze, la Commissione elettorale non e’ riuscita a registrare gli aventi diritto che domani non potranno votare. E’ quindi negativo il bilancio della presidenza Issoufou per quanto riguarda la lotta all’insicurezza. “Negli ultimi 10 anni in Niger la situazione in termini di sicurezza e’ peggiorata. Il Paese non ha conosciuto perdite umane cosi’ numerose, in particolare nelle forze armate. Oggi 3 regioni su 7 sono in stato di emergenza” ha riferito il giornalista Seidik Abba. Oltre alla sfida della sicurezza, il futuro presidente del Niger dovra’ fare i conti con una crescita demografica troppo sostenuta che va controllata e con un settore dell’istruzione molto debole che non riesce a formare le future generazioni.

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