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Niamey: primo storico vertice delle giunte militari di Mali, Burkina Faso e Niger

IL VERTICE

Dopo aver definitivamente abbandonato la Comunità dei Paesi dell’Africa occidentale (Ecowas), che imponeva pressioni e sanzioni a seguito dei colpi di Stato, i tre governi militari -che in comune hanno anche la rottura   con la Francia- si incontrano a Niamey sabato 6 luglio per il loro primo vertice.

 

Simbolicamente proprio un giorno prima della riunione ad Abuja dei presidenti dell’ECOWAS (di cui i tre paesi rappresentavano circa il 12% del PIL e il 16% della popolazione) a cui hanno sbattuto la porta in faccia accusandola tra l’altro di non sostenerli abbastanza nella lotta contro gli jihadisti.

 

L’ AES

Questo storico vertice -che è un’iniziativa militare ma anche diplomatica, dato che cerca di garantire l’indipendenza dei tre paesi da organismi regionali o internazionali-segnerà l’attivazione ufficiale dell’Aes, (Aes, Alliance des Etats du Sahel) un’organizzazione regionale creata dai tre Paesi per unire i loro sforzi per combattere l’insicurezza e promuovere lo sviluppo socio-economico nella regione del Sahel.

 

Inizialmente, l’AES era nato da un patto di difesa tra Mali, Niger e Burkina Faso, che decisero di mettere in comune i loro mezzi militari per combattere i gruppi ribelli o jihadisti. Ma i tre paesi ora intendono andare oltre e trovare una vera e propria unione economica e politica per controbilanciare l’ECOWAS, che resterebbe ancora un’organizzazione controllata dalla Francia e dai suoi alleati occidentali.

 

Lo scorso novembre, i ministri dell’Economia e delle Finanze dei tre Paesi hanno anche raccomandato la creazione di un fondo di stabilizzazione e di una banca comune di investimento, in vista della formazione di un’alleanza economico-militare che porterebbe ad un possibile futuro graduale superamento del franco CFA.

 

 

 

Il colonnello Assimi Goita del Mali, il capitano Ibrahim Traoré del Burkina Faso e il generale Abdrahamane Tiani del Niger, si incontreranno dunque per la prima volta   da quando sono saliti al potere per discutere le sfide comuni che i loro Paesi devono affrontare e per identificare soluzioni regionali concertate.

 

LE DATE

All’inizio di marzo, il Mali, il Burkina Faso e il Niger hanno annunciato la creazione di una forza anti-jihadista congiunta i cui contorni e la cui forza non sono ancora stati specificati. Hanno affrontato la violenza jihadista dei i gruppi legati ad Al-Qaeda e allo Stato islamico nella cosiddetta area “tre confini” nella regione del Sahel africano, al crocevia di Mali, Niger e Burkina Faso. È una zona nota per l’attività di gruppi jihadisti, dove sia Al-Qaeda che lo Stato Islamico hanno operato, spesso in competizione tra loro per il controllo territoriale e l’influenza sulla popolazione locale.

Questa regione è caratterizzata da una combinazione di fattori che la rendono particolarmente vulnerabile alle attività dei gruppi terroristici, tra cui la debolezza delle istituzioni statali, la povertà diffusa, e le tensioni etniche e sociali.

 

Alla fine di maggio, il nuovo presidente del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, ha considerato possibile la riconciliazione tra l’ECOWAS e i tre paesi del Sahel, e a giugno, il presidente mauritano Mohamed Ould Ghazouani, ha invitato i paesi dell’Africa occidentale a riflettere di fronte all’espansione del jihadismo. Per ora senza risultati sensibili.

 

Alla fine di giugno, il colonnello Goita aveva assicurato che la cooperazione all’interno dell’AES aveva preso un “percorso di non ritorno” durante una visita a Ouagadougou. Poche settimane prima, i ministri degli Esteri del Burkina Faso, Mali e Niger avevano “concluso” a Niamey una bozza di testo che creava una confederazione, che i capi di Stato avrebbero dovuto adottare al vertice di sabato 6 luglio.

Alcuni osservatori locali   sostengono che la popolazione attende     con impazienza  questo vertice che dovrebbe  segnare una svolta decisiva  per un miglioramento delle condizioni economiche   e nella  lotta al terrorismo che controlla molte aree dei tre paesi.

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