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Moda, arte e lavoro. Segnali dI futuro in Africa

In questi ultimi anni ha acquistato visibilità la moda africana, grazie a giovani stilisti che si stanno affermando sulle passerelle delle principali capitali della moda. Durante la settimana della moda femminile appena terminata, Milano ha ospitato, per esempio, la 6° edizione della Afro Fashion Week. L’evento, che ha trovato ampia eco in periodici del settore, televisione e riviste attente alla realtà e cultura africana, si è aperto con la sfilata collettiva trasmessa in formato digitale “We are made in Italy – Black lives matter in Italian Fashion. La quale ha rivelato il lavoro di cinque stiliste che vivono in Italia, senza dimenticare di accostare la loro attività a un argomento quanto mai attuale dopo le note vicende americane. Il progetto, come riportato da Fashion Network nel numero di settembre, è stato avviato appena un anno fa dall’italo-camerunense Michelle Francine Ngomno, a capo dell’Afro Fashion Association, associazione no profit da lei fondata nel 2015 con Ruth Akutu Maccarthy, di origine ghanese.L’iniziativa è stata seguita poi dalla sfilata dal vivo di Joy Meribe, stilista originaria della Nigeria che ha fondato a Parma il suo marchio di prêt-à-porter dallo stile chic e contemporaneo e dai colori cangianti, come lo definisce Fashion Network nello stesso numero. A margine sono state organizzate presentazioni e conferenze apposite, dedicate, fra l’altro al tema del riciclo di abiti usati che stanno invadendo il Continente africano. Un esempio disensibilità ecologica e spirito di resilienza da imitare.

Da parte sua, la Camera della Moda ha lanciato il progetto “Fashion Bridges – I Ponti della Moda” in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Pretoria, consentendo a quattro giovani stilisti della Fashion Week del Sudafrica, in collaborazione con altrettanti giovani stilisti italiani, di creare ciascuno una propria capsule collection da presentare a Milano e, poi, durante la Johannesburg Fashion Week.

Al di là degli eventi ufficiali, non si può fare a meno di notare, comunque, la seduzione che lo stile africano esercita sulla fashion industry che a disegni, colori, tessuti e ambienti africani ispira collezioni e linee mostre. Dalle stampe esotiche, proposte dai nuovi talenti, alle suggestioni safari di stilisti affermati come Ralph Lauren, alle atmosfere etniche evocate dai marchi più noti, lo spirito dell’Africa sembra aver contagiato l’ambiente della moda diffondendosi a ogni livello.

Il tema è solo apparentemente futile. In realtà il fenomeno è il segnale di una tendenza culturale che si intravede chiaramente e che gli osservatori dei destini africani non dovrebbero trascurare di notare.

La moda è, infatti, una forma d’arte e come tutte le forme d’arte – maggiori o minori che siano – esprime in modo iconico l’essenza del proprio tempo. Lo interpreta con immedesimazione, contribuendo a delineare le coordinate che ne prefigurano gli sviluppi.

Nella fattispecie, ci avverte che le vecchie suggestioni di stampo neocoloniale coltivate dall’Occidente nei confronti dell’Africa si stanno trasformando in una considerazione dell’identità africanarispettosa dei requisiti che possiede e pronta a apprezzarne le caratteristiche e le qualità. Se non a imitarle, copiando colori, fogge e disegni per trarne spunti creativi. Facendo ben sperare per una promozione dell’Africa in autonomia, capace di sfruttare le risorse interne – siano esse umane, territoriali o culturali – di cui dispone. Dietro il glamour delle passerelle, infatti, si cela l’impegno di un mondo complesso fatto di imprenditoria, artigianato, industria, studio dei materiali e ricerca.  Fatto del lavoro di uomini e donne che ne curano le varie fasi, dalla creazione alla realizzazione e pubblicizzazione a qualunque livello.

Il successo della moda africana – una forma d’arte, lo ripetiamo, che seppur di consumo immediato non ha un peso sociale inferiore a altre – diventa, perciò, un indice per misurare la volontà di un Continente, nonostante le difficoltà economiche, sociali, ambientali e politiche che lo affliggono, di valorizzare se stesso e le proprie tradizioni facendosi apprezzare sulla scena internazionale per qualità intrinseche, e non importate. Delle qualipossono avvalersi con profitto un grande numero di persone per cercare di affrontare dall’interno, attingendo al proprio patrimonio di risorse umane e tradizioni culturali, almeno parte dei problemi sociali e lavorativi di cui l’Africa soffre.

E se l’arte anticipa il futuro, intuendone le linee di sviluppo e prefigurandole, allora non possiamo che plaudere a tale variante estetica del progresso coltivata dai Paesi africani che contribuiscono alla sua affermazione e al suo successo.

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