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Migranti, pensare al Mediterraneo dei popoli può rappresentare la costruzione di un futuro nuovo

La notte del 3 ottobre 2013 alle porte di Lampedusa affondò una nave proveniente dalla Libia, stracolma di esseri umani: morirono in 366. Quel ricordo continua ad essere devastante e presente.
Da allora sono morte altre 20mila persone, affogate in un cimitero fluttuante chiamato Mediterraneo.
Certo, nel frattempo l’Europa è cambiata: sono mutati i meccanismi, cambiati i governi, si è diversificato il metodo di accoglienza. Rimane però, ben visibile negli occhi di chi ricorda, l’obelisco della tragicità che rimanda sempre ad una immagine indelebile: quelle bare schierate a porre domande alla nostra coscienza in attesa di risposte.
Non basta una “giornata delle vittime dell’immigrazione”.
O almeno, non basta più semplicemente ricordare. Ma questo lo sappiamo tutti, pur consapevoli che la memoria è il motore della Storia.
Oltre alle scelte europee, però, occorre educare i nostri ragazzi al rispetto delle storie e delle diversità.
Occorre che, unitamente ai tanti progetti che prendono vita nelle scuole, vengano pensati sistemi didattici per contestualizzare il Mediterraneo e la convergenza dei suoi popoli.
La sensibilità delle persone a certi temi che sono attualità e che sono interesse di tutti, dovrebbe sollecitare verso una grande mobilitazione, perché non un pezzo, non solo una minoranza, ma un intero movimento di popoli del Mediterraneo si interroghi su ragioni e soluzioni che non riguardino solo il fenomeno migratorio ma anche il superamento di tutte le occlusioni culturali, economiche e sociali che interessano Paesi ove l’involuzione offusca la Storia.
Ci ritroviamo a pensare alle mobilitazioni come segnale di contingenze prossime, poiché la prossimità degli accadimenti ci sta insegnando che laddove ci sono guerra e repressione, l’interscambio tra economie getta le basi perché quanto accada.
Per questo, pensare al Mediterraneo dei popoli è un modo per superare non solo le immagini di morte, ma può rappresentare la costruzione di un futuro nuovo.
Servirà avere una visione, come un grande contenitore di esperienze diverse che sfociano nella bellezza dell’incontro e delle opportunità, che rappresentino libertà e non più fuga. Viaggio e speranza
Come una grande visione in cui finalmente l’epicità della Storia possa compiersi nel rispetto delle migrazioni che hanno accompagnato il cammino dell’essere umano oltre la paura.
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