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Mali, La Storia Di Massa Koné, Attivista Perseguitato Per Il Suo Impegno In Difesa Diritti Umani

Mali, la storia di Massa Koné, attivista perseguitato per il suo impegno in difesa diritti umani

P“Perdere la terra e non poterla più tramandare è un fatto inaccettabile per noi: siamo disposti alla morte pur di difendere questo nostro diritto», affermava Massa Koné, in visita al COSPE nel marzo del 2017. Pochi giorni fa, nella notte del 22 giugno, tra le 3 e le 5 del mattino, 6 uomini vestiti con uniformi militari e armati sono entrati a casa dell’attivista ambientale maliano, vandalizzandola e saccheggiandola alla presenza dei suoi bambini terrorizzati. Secondo alcune dichiarazioni riportate dai media locali (bamada.net), una volta di fronte alla casa, gli aggressori hanno puntato le armi prima sul fratello minore di Massa Koné, poi su sua moglie e infine sui bambini minacciando che se la donna non mostrava il luogo dove si trovava suo marito, avrebbero sparato ai bambini. La signora Koné ha detto che il marito era in viaggio e allora i malviventi hanno iniziato a saccheggiare la casa, portando via gioielli, telefoni e denaro da tutti i membri della famiglia, oltre ai dischi rigidi esterni e chiavi USB.

Koné è il portavoce della Convergence Malienne contrel’Accaparement des Terres (CMAT), una piattaforma che unisce 334 organizzazioni di comunità in rappresentanza di più di 3 milioni di cittadini provenienti da tutte le regioni del Mali.  Il Mali è una Repubblica che ha meno di 60 anni, ma le comunità abitano questi territori da secoli. Le espropriazioni mettono in discussione la legittimità stessa di tradizioni profondamente radicate” ci raccontava durante l’incontro.

Sono più di dieci anni che i maliani subiscono ogni forma di espropriazione di terra: terreni agricoli e minerari, foreste, risorse naturali, aree urbane e periurbane.

«L’origine – raccontava Koné – è riconducibile al processo di aggiustamento strutturale, liberalizzazione ed apertura dei mercati avviato dagli inizi degli anni ’90, dopo il periodo delle grandi siccità, e fortemente incoraggiato dalla Banca Mondiale. I casi di accaparramento si sono fatti più intensi in seguito alla crisi economica del 2008, con l’emissione da parte del governo centrale di titoli enfiteutici su 700.000 ettari di terre arabili, 1 milione di ettari di terre minerarie e 2,5 milioni di ettari di foreste. È stata istituita un’Agenzia apposita per la gestione della vendita delle terre e un ministero dedicato, ma continua a non esistere un catasto. È un processo totalmente gestito dall’alto e privo di controllo democratico».

Oggi un numero crescente di attivisti, come Massa, viene intimidito, rapito o ucciso nel corso del suo lavoro per i diritti umani. Questo è inaccettabile. In ciascuno di questi casi, dobbiamo reagire ed esprimere la nostra solidarietà e la nostra forza collettiva” si legge nel documento del 22 giugno della Global Convergence of Land and Water Struggles in West Africache rappresenta i coordinamenti di 15 paesi dell’area.  Nella dichiarazione anche la richiesta al governo di assicurare protezione a Koné Massa e alla sua famiglia, così come di avviare un’inchiesta perché le persone responsabili di questa aggressione siano trovate e assicurate alla giustizia.  

Una situazione, quella maliana, dove le conseguenze sociali oltre che economiche del land grabbing sono altissime. «Nei villaggi – ci raccontava l’attivista ambientale maliano- il risentimento verso le ingiustizie subite spinge soprattutto i giovani ad abbandonare il territorio di origine o, nel peggiore dei casi, ad unirsi a gruppi armati che promettono di rivendicare i soprusi dello Stato. In questa situazione dilaga l’odio per i “bianchi occidentali”, visti come eredi dei colonizzatori che si sono arricchiti grazie alle risorse africane e che, di nuovo, tornano nel continente per appropriarsi delle terre. Questo clima di odio e frustrazione è terreno feritile per il proliferare degli estremismi religiosi, che riescono a fare proselitismo soprattutto tra i giovani pieni di rancore e rabbia».

Oggi l’appello denuncia della Global Convergence of Land and Water Struggles in West Africa a sostegno di Massa Koné verràconsegnato anche alle rappresentanze diplomatiche di vari paesi in Mali e inviato all’ECOWAS, la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale

 

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