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Il Festival di Sanremo rilancia la domanda: chi è l’italiano vero?

Sanremo, febbraio 2024 – L’annuale kermesse musicale italiana è terminata da poco, lasciando dietro di sé un’onda di polemiche e riflessioni. Tra le diverse discussioni, una in particolare ha acceso il dibattito: chi è l’ italiano vero?

La domanda è stata posta da alcuni artisti in gara, che hanno lamentato la mancanza di rappresentanza di determinati generi musicali o culture. Altri hanno invece sottolineato come il Festival sia da sempre un palcoscenico aperto a diverse realtà, capace di riflettere l’anima complessa del nostro paese.

La vera sfida per Sanremo sarà quindi quella di trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, tra mainstream e underground, tra popolarità e ricerca artistica? A questa testata non importa.

Importa invece comprendere come questo movimento di “coscienza nazional-popolare” sia stato capace di aprire a riflessioni molto più profonde e sociologiche:

  • L’Italia “vera” è multietnica?
  • L’italianità deve proteggere le proprie radici culturali o permettere la contaminazione?

La risposta probabilmente risiede nelle singole persone, nel riconoscimento dell’italianità negli atteggiamenti di altri o nell’auto-considerarsi italiano vero, poiché il senso di identità è una questione puramente soggettiva e personale.

Tuttavia, in questa disamina, devono necessariamente trovare spazio sia le caratteristiche storico-culturali di una nazione che il valore aggiunto della contaminazione culturale di paesi diversi, dato che quest’ultima ha contribuito a rendere tale il nostro paese.

Negli ultimi decenni, l’Italia ha conosciuto un aumento significativo dell’immigrazione, il che ha portato a una maggiore diversificazione delle etnie della popolazione. Tuttavia, dobbiamo debitamente tenere conto che il processo di integrazione nel “bel paese” sia ancora in corso e presenta innegabilmente ancora molti ostacoli.

Di contrappasso, la questione della protezione della cultura italiana come tale, è altrettanto importante e complessa poiché se da un lato è fondamentale preservare tradizioni e valori che ci rendono unici, dall’altro sarebbe un errore di chiudersi in se stessi rifiutando a priori il confronto con altre culture.

Infatti le “contaminazioni” diventano parte integrante di una cultura solo quando vengono assimilate e condivise dalla maggior parte del popolo e permangono nel tempo. Ma quanto tempo serve se consideriamo che l’utilizzo massivo dei social media nell’era dell’informazione globale ha accelerato esponenzialmente i tempi di assimilazione?
E’ quindi lecito pensare che la sedimentazione di tratti di culture diverse possa essere probabilmente diventata più rapida.

Allora, chi è l’italiano vero?

La mia opinione è che non ci sia una sola risposta, ci sono piuttosto i due forti concetti, ovvero quello di “italianità classica” e di “italianità moderna“, concetti che fanno chiaramente intendere che la prima debba essere protetta e preservata per diritto e orgoglio, mentre la seconda non debba assolutamente prevedere alcuna preclusione agli arricchimenti culturali di contaminazioni esterne.

Permettetemi poi un’ultima provocazione:
se un “napoletano vero” e un “milanese vero” si considerano a ragione veri italiani, che caratteristiche univoche dovrebbe avere un’italiano vero se non quelle di risiedere sullo stesso suolo italico?

L’Italia e gli italiani sono meravigliosi proprio perché ricchi della loro miriade di caratteristiche diverse.

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