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Giornata per la memoria della schiavitù. Per non dimenticare

 

Oggi 10 maggio, in Francia si celebra la “Giornata nazionale della memoria della tratta degli schiavi, della schiavitù e della loro abolizione”.

Quello della schiavitù è un mondo dove la violenza e il profitto hanno dettato legge per oltre 6000 anni, quindi è una tragedia antica che rimonta fino agli albori dell’umanità e che, brutalmente, ha a che fare con la domanda di manodopera. Durante l’antichità, questa proveniva principalmente dall’Impero Romano, ma quando nel 476 Roma crollò sotto la pressione delle invasioni barbariche, diversi popoli si contesero la sua eredità: Visigoti e Ostrogoti a ovest, Slavi a nord, Berberi a sud, l’Impero Bizantino, il regno di Nubia e tribù arabe a est. Ciascuna di queste era una società in cui si praticava la schiavitù, la quale, dunque, ricopriva un ruolo determinante nel mantenimento delle conquiste territoriali, dove i prigionieri passavano dall’essere “bottino di guerra” a schiavi, non di rado costretti nei ranghi dell’esercito. Gli schiavi provenivano dappertutto: dalle steppe dell’Asia centrale alla Russia, passando per i paesi slavi. Nella maggior parte delle lingue europee, in effetti, la parola “schiavo” viene da lì: “slave” (in inglese), “esclave” (in francese). Secondo alcuni, cioè, gli slavi erano coloro che potevano essere schiavizzati.

Le cose cambiarono a partire dal VII secolo, quando per più di 1000 anni l’Africa divenne l’epicentro di un traffico globale. Nubiani, Fulani, Mandigo, Songhai, Soso, Akan, Youruba, Ibo, Kongo, Yao, Somali… più di 20 milioni di africani furono deportati, venduti e resi schiavi. Questo sistema ha plasmato il nostro mondo e la nostra storia. L’ampiezza di questo traffico è tale che è stato a lungo impossibile spiegarne i meccanismi. Una concentrazione particolarmente spaventosa è stata la ‘tratta atlantica’, messa in atto dagli Europei tra il XVI e il XIX secolo, facendo più di 12 milioni di vittime.

Il colonialismo di questi secoli fu innanzitutto un’ideologia di dominazione e sfruttamento, alimentata – fisicamente ed economicamente – dal commercio di schiavi. Come spiega il prof. Salah Trabelsi, storico della schiavitù all’università di Lione, «gli schiavi erano l’energia essenziale, la forza motrice degli imperi europei». Il fenomeno assunse dimensioni tali che ancora oggi condizionano la filosofia e la politica, l’economia e la reciproca conoscenza tra i popoli.

In Francia la schiavitù fu abolita una prima volta nel 1794 e una seconda volta nel 1848, mentre tra le due date vi fu la celebre condanna della tratta atlantica da parte del Congresso di Vienna nel 1815, quando fu definita una pratica che «negava il principio di umanità e di morale universale». Il 10 maggio 2001, da cui la data odierna, Christiane Taubira, allora deputata all’Assemblea nazionale francese, presentò la legge che riconosce la tratta degli schiavi e la schiavitù come crimine contro l’umanità, poi promulgata il 21 maggio successivo. La “Giornata Nazionale della Memorie della schiavitù” fu poi istituita nel 2006, affinché il Paese ricordasse le sofferenze inflitte per secoli ad altri popoli: delle oltre 27mila spedizioni negriere europee, 4220 furono francesi, di cui 1714 partirono da Nantes, trasportando più di 550mila africani verso le colonie delle Americhe.

Proprio a Nantes, nel 2012, è stato inaugurato il “Mémorial de l’abolition de l’esclavage”, il memoriale dell’abolizione della schiavitù. Si tratta di un luogo dal grande impatto anche architettonico: si trova sotto un tratto del lungofiume, quasi al livello della Loira, dando l’impressione di trovarsi nella stiva di un vascello, claustrofobico e con il continuo sciabordio dell’acqua. È uno spazio quasi buio, con dati, infografiche, voci, ma soprattutto citazioni di Frantz Fanon, Aimé Césaire, Martin Luther King, Nelson Mandela, Bob Marley e moltissimi altri, fino agli articoli di legge che abolirono quella terribile pratica e i princìpi sanciti dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Il percorso è lineare e si conclude con l’apertura del soffitto da cui si torna a guardare il cielo.

A livello internazionale, esistono varie date per ricordare l’orrore della schiavitù: per l’ONU è il 2 dicembre (Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù) e il 25 marzo (Giornata internazionale in ricordo delle vittime delle schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi), mentre per l’UNESCO è il 23 agosto (Giornata Internazionale per la commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione).

Foto di Giovanni Gugg al memoriale di Nantes

 

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