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Etiopia, imparare dal genocidio in Rwanda per fermare le atrocità in Tigray

Etiopia, imparare dal genocidio in Rwanda per fermare le atrocità in Tigray

La guerra scoppiata nel novembre 2020 nello stato regionale del Tigray, in Etiopia, si è svolta nel totale blackout elettrico e comunicativo, lontano dagli sguardi del resto del mondo.

Guerra dai risvolti genocidi: sono stati confutati da molteplici report le attività di pulizia etnica e denunciati crimini di guerra e contro l’umanità. Target i civili tigrini che nulla centrano con la guerra.

La regione conta più di 6 milioni di etiopia di etnia tigrina che ad oggi, come dichiarato dall’UNOCHA, il 90% sarebbe dipendente dal supporto umanitario. Questi ultimi 9 mesi l’aiuto umanitario bloccato “de facto”. Ancora oggi, nonostante la tregua umanitaria in corso e dichiarata il 24 marzo 2022 dal governo centrale, il materiale salvavita, alimenti, acqua, medicinali e carburante, entrano centellinati col contagocce.

Sono morti almeno 1900 bambini sotto i 5 anni causa malnutrizione, morti per fame, nello Stato Regionale del Tigray: decessi registrati tra giugno 2021 ed aprile 2022. Questa è la superficie, ma non sappiamo l’effettivo numero visto che non è possibile verificare in maniera indipendente in loco in quanto regione resa inaccessibile, quindi la realtà dei fatti è che il numero di decessi è sicuramente più alto.

“Occorrono almeno 4.675 tonnellate di prodotti alimentari o 115 camion, equivalenti a un cestino alimentare comune per circa 276.000 persone per trasferirsi in Tigray ogni giorno” Fonte ONU

“85 camion sono arrivati a Mekelle” il 14 maggio, mentre il nono convoglio, “il più grande mai realizzato nel 2022 (130 camion ) sta arrivando.” Dichiarazione del World Food Program (WFP) il 15 maggio. Dal 1 aprile, solo 250 camion sono arrivati nel Tigray attraverso la Semera-Abala-Mekelle, secondo le Nazioni Unite.

Ci sarebbero altra decina di strade, oltre quella di Semera, via Afar. Sono state bloccate interrotte artificiosamente durante la guerra dalle truppe eritree ed etiopi creando così un assedio medievale al Tigray ed oggi non si fa menzione, dopo 18 mesi, sulla loro riapertura o di quando questo potrà avvenire.

Strade bloccate verso il Tigray. Fonte mappa: Emnet Negash
Strade bloccate verso il Tigray. Fonte mappa: Emnet Negash

Le accuse dell’ Eritrea su una nuova offensiva da parte del TDF – Tigray Defence Forces

Tali dichiarazioni sono state recriminate dal governo eritreo, paragonando la missione umanitaria per cercare di salvare le vite di milioni di etiopi in Tigray, come una missione di sostentamento per rafforzare la difesa tigrina e con il “sostegno e la benedizione delle ‘forze occidentali'” . Infatti in un recente comunicato rilasciato il 17 maggio 2022 viene dichiarato:

“Si stanno affrettando a consegnare medicine, carburante e altre forniture in nome dei soccorsi prima dell’inizio della guerra.” accusando il TPLF “di avere un piano per oscurare i raggi di pace e cooperazione emersi nel 2018 nel Corno e riportare l’intera regione alle turbolenze, all’instabilità e al conflitto civile che infliggono”.

Le dichiarazioni dei leaders del TPLF

Il 2 maggio, il leader del Tigray Debretsion Gebremichael (PhD) ha scritto una lettera aperta al presidente dell’Unione africana e presidente del Senegal Macky Sall, affermando l’obiettivo dichiarato del presidente eritreo Isaias Afwerki di “schiacciare” il Tigray: “Quell’obiettivo non può essere raggiunto solo con la fame e, se l’Eritrea deve prevalere, è in preparazione un’altra operazione militare”.

Nelle scorse settimane sono usciti rapporti che hanno denunciato nuovi attacchi su linea di confine Eritrea Tigray, in zona Rama. Rapporti contestati da Getachew Reda, consigliere del presidente del Tigray e membro del comitato esecutivo del TPLF, ha negato le notizie ma ha affermato che “ci sono stati diversi casi di bombardamenti indiscriminati su civili in alcune parti del Tigray da parte di eritrei, ovviamente”.

La presa di posizione del governo Amhara

Il 13 maggio, il Consiglio di sicurezza dello Stato regionale di Amhara ha ordinato alle forze di sicurezza della regione “a tutti i livelli” di essere pronte per “l’invasione” delle forze del Tigray, aggiungendo che “il TPLF ha dichiarato guerra alla regione di Amhara, incitando il popolo del Tigray a combattere”. La tesi dell’ invasione è stata avvallata naturalmente anche da parte governativa etiope.

Dalla dichiarazione della tregua umanitaria da parte del governo centrale, si sono posizionati decine di migliaia di soldati nella parte esterna del confine del Tigray, nella regione Amhara e altrettante truppe del regime di Isaias Afwerky in linea di confine Eritrea Tigray. Questo non conferma la dichiarazione di un imminente attacco da parte del TPLF, come dichiarato dal governo di Isaias Afwerki, ma sicuramente potrebbe confermare una nuova escalation anche per volontà dei governi d’Eritrea ed Etiopia che vogliono perseguire i propri obiettivi di annientamento e di “sradicare le erbacce” una volta per tutte.

Da indiscrezioni di una settimana fa da parte di fonti dirette, ma che non abbiamo potuto confutare in maniera indipendente, era giunta la notizia che alcune sere prima ci sono state delle movimentazioni di camion in zona Afar in direzione Tigray che hanno trasportato armi e mezzi pesanti.

Martin Plaut, giornalista e conoscitore esperto del Corno d’Africa, il 17 maggio ha condiviso alcune foto per mezzo Twitter riportando il messaggio:

“Un gran numero di carri armati scaricati oggi a Gibuti diretti in Etiopia”

Un gran numero di carri armati scaricati a Gibuti diretti a Etiopia.Martin Plaut
Un gran numero di carri armati scaricati a Gibuti diretti a Etiopia. Martin Plaut

Nella guerra geo politica il governo d’Etiopia alza muri contro quello che considera il neo colonialismo occidentale.

L’Etiopia spinge per bloccare i finanziamenti dell’Onu per le indagini sugli abusi: voto presso la commissione di bilancio delle Nazioni Unite che avverrà giovedì 19 maggio, come riportato da Reuters. Indagini che potrebbero far luce sulle 500.000 morti tra i civili stimati in Tigray, per causa diretta della guerra o per mancanza di medicinali e cure mediche. Indagini che darebbero giustizia ai 120.000 casi di abusi di genere, stupri per vendetta su donne di ogni età e ceto sociale di etnia tigrina. Indagini che potrebbero confutare la reale motivazione del perché siano stati arrestati, e che sono ancora detenuti con modalità in violazione del diritto umanitario, decine di migliaia di etiopi di etnia tigrina.

Gebremeskel Gebremariam che è riuscito a parlare con diversi testimoni oculari, ha denunciato la condizione infernale che stanno vivendo oltre 12000 tigrini di Sheket e oltre 2000 tigrini di Berahile nei campi di concentramento di Semera, nella regione Afar. Le donne incinte partoriscono all’aperto a temperature fino a 40 gradi centigradi.

Mentre Desta Halieselassie Hagos denuncia in un suo tweet che 2 detenuti sono morti il 15 maggio 2022 nel centro di detenzione di Humera , Tigray occidentale, per mancanza di cibo e medicine di base. All’interno dello stesso centro di detenzione, altri 8 detenuti sono gravemente malati. L’area è ancora occupata dalle forze speciali amhara e rivendicata dagli stessi amhara come area riconquistata e storicamente di loro proprietà. Rivendicazione territoriale tra tigrini ed amhara che causa ulteriore tensione di stampo etnico. Area su cui recentemente è stato pubblicato un report congiunto tra HRW e Amnesty International sulle attività di pulizia etnica e crimini di guerra e contro l’ummanità, come anche riportato su Focus On Africa da Riccardo Noury, presidente di Amnesty Italia.

L’appello parziale della EHRC – Ethiopian Human Rights Coommission

Sugli arresti e deportazioni di massa di tigrini di ogni età e ceto sociale, modalità denunciate più volte da HRW e Amnesty come lesive del diritto umanitario, l’ EHRC – Ethiopian Human Rights Commission in tanti mesi non si è pronunciata. Solo in questi giorni però ha voluto sottolineare l’ escalation della potenziale offensiva pesante che potrebbe annientare definitivamente 6 milioni di etiopi in Tigray.

Nel suo recente comunicato, la EHRC, fa si è detta “preoccupata per l’aumento delle tensioni e ha riferito di combattimenti sporadici tra le forze della regione del Tigray e il governo federale” e ha invitato “tutte le parti in conflitto” a mostrare moderazione e lavoro “verso la comprensione reciproca, la tolleranza e la pace” ed ha avvertito che la prospettiva di rinnovate offensive militari “devasterà le popolazioni civili e comporterà ulteriori gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario”.

La Commissione ha esortato la comunità internazionale, comprese l’UA, l’IGAD e l’ONU, a sostenere gli sforzi nazionali per prevenire la guerra, facilitare il dialogo e raggiungere la pace. Inoltre, la Commissione ha esortato il governo federale, nonché le autorità regionali di Afar e Amhara, a facilitare il passaggio sicuro e senza ostacoli per gli aiuti umanitari che entrano nel Tigray e ha invitato le autorità statali regionali del Tigray a fornire tutta la cooperazione necessaria.

Tuttavia, la dichiarazione della Commissione non è riuscita a rivolgersi al governo eritreo e alle sue forze, il cui ampio coinvolgimento nella guerra nel Tigray e gli atroci resoconti loro attribuiti è stato ammesso dal governo etiope.

Gruppi africani esortano ad imparare dal genocidio in Rwanda perché non si ripeta lo stesso errore in Tigray e chiede azioni concrete e reali da parte dell’ ONU

Il genocidio non si fa solo con i macete come accaduto in Rwanda, ma può essere messo in atto anche con scelte politiche ben precise e subdole. Per questo motivo gruppi africani hanno deciso di mettere in guardia da questa possibilità ed esortare con una lettera rivolta al Consiglio delle Nazioni Unite perché possa prendere posizione e agire in maniera da bloccare l’annientamento di un intero popolo: cosa che in parte ormai sta già accadendo.

Di seguito riportiamo ai lettori in maniera integrale ed esclusiva la traduzione in italiano della lettera sopra citata.

“18 maggio 2022

Vostra Eccellenza,

Noi sottoscritti scriviamo a nome dei nostri membri in tutto il continente africano e preoccupati africani ovunque per chiedervi di fornire una guida per porre fine alla guerra in corso in Etiopia. Da novembre 2020, il governo federale sotto il presidente Abiy combatte contro il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), i leader della regione del Tigray ed ex partito dominante a livello nazionale.

La guerra ha inflitto sofferenze umane inimmaginabili. Un’indagine congiunta del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e della Commissione etiope per i diritti umani ha rilevato che le parti di entrambe le parti in conflitto hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani, inclusi attacchi a civili, uccisioni illegali ed esecuzioni extragiudiziali, torture, detenzioni arbitrarie, rapimenti e sparizioni forzate e stupri e altre violenze sessuali. Il governo ha cercato di usare il cibo come arma di guerra, bloccando l’assistenza umanitaria come strumento per far morire di fame i Tigrini alla sottomissione. Si stima che mezzo milione di persone siano morte, 4,2 milioni siano sfollate e 9 milioni abbiano bisogno di assistenza umanitaria.

In questo contesto, vi sono seri motivi di preoccupazione per le tensioni etniche in corso e per il fatto che la violenza possa raggiungere il livello di genocidio. In effetti, il Consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio ha ripetutamente sollevato preoccupazioni sulle basi etniche e religiose degli attacchi e sull’uso di linguaggi come “cancro” e “diavolo” per riferirsi a esseri umani considerati oppositori. Un recente rapporto congiunto di Amnesty International e Human Rights Watch, basato su oltre 400 interviste condotte in quindici mesi, documenta la pulizia etnica nel Tigray occidentale.

Nonostante la gravità della situazione, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha affrontato formalmente la situazione in Etiopia. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha già intrapreso azioni significative per portare alla luce le violazioni dei diritti umani commesse in Etiopia, sia attraverso la sua indagine congiunta con l’EHRC sia attraverso la nomina di una commissione internazionale di esperti di diritti umani. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe sostenere questi sforzi con la sua forza diplomatica.

Ventotto anni fa, anche il Consiglio di sicurezza non ha riconosciuto i segnali premonitori del genocidio in Ruanda né ha agito per fermarlo. Questo fallimento è stato analizzato dal Gruppo internazionale di personalità eminenti che ha concluso che le Nazioni Unite avevano i mezzi per intervenire, ma “semplicemente non si preoccupavano abbastanza del Ruanda per intervenire in modo appropriato”. Siamo preoccupati che la situazione si ripeta oggi in Etiopia. Ti invitiamo a imparare le lezioni dal Ruanda e ad agire ora.

L’annuncio di una tregua a fine marzo offre un’importante apertura al dialogo. È necessario agire ora, mentre entrambe le parti si impegnano pubblicamente in tal senso, per aumentare gli aiuti umanitari consegnati al Tigray, placare i timori e creare opportunità per creare fiducia e muoversi verso una soluzione politica negoziata. Questo è un momento critico per le Nazioni Unite per intraprendere un’azione decisiva che sfrutti queste aperture a beneficio del popolo etiope. Ciò non può essere fatto, tuttavia, senza una chiara guida del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Per questi motivi, chiediamo al Consiglio di sicurezza dell’ONU di inserire formalmente l’Etiopia nella sua agenda. Una volta che la situazione in Etiopia sarà formalmente all’ordine del giorno, il Consiglio dovrebbe:

● Richiedere rapporti regolari sulla situazione sul campo in Etiopia. Questa segnalazione potrebbe essere fornita dalla Rappresentante Speciale del Segretario Generale per il Corno Hannah Tetteh. Ciò fornirà al Consiglio sia le informazioni di cui ha bisogno che il forum per monitorare la misura in cui il governo dell’Etiopia e il governo regionale del Tigray rispettano i loro obblighi di diritto internazionale e gli impegni dichiarati;

● Fare pressione sulle parti per un accesso umanitario immediato e senza ostacoli, compreso l’accesso alle strutture di detenzione, dove i civili sono particolarmente a rischio;

● Imporre un embargo sulle armi a tutte le parti in conflitto, con un organismo di monitoraggio delle Nazioni Unite che riferisca sull’attuazione dell’embargo;

● Chiedere il disarmo e la responsabilità delle milizie informali che sono state in prima linea nelle gravi violazioni dei diritti umani;

● Chiedere un meccanismo di verifica per garantire il ritiro delle truppe eritree in Etiopia;

● Sostenere la mediazione politica del conflitto in collaborazione con l’UA;

● Sostenere il dispiegamento di una forza internazionale di mantenimento della pace guidata dall’UA nel Tigray occidentale, con un mandato solido e capacità di proteggere i civili e promuovere la fornitura di aiuti umanitari; e

● sostenere la responsabilità dei responsabili delle violazioni più gravi commesse negli ultimi 16 mesi, anche sostenendo il lavoro della Commissione internazionale di esperti in materia di diritti umani.

Tale azione sarà fondamentale per assistere gli uomini, le donne ei bambini etiopi che hanno subito ostilità dirette, violazioni dei diritti umani associate e aiuti umanitari ostacolati.

Cordiali saluti,

Centro africano per gli studi sulla giustizia e la pace, Sudan
AfrikaJom Center
Atrocities Watch
Center for Democracy and Development (CDD), Nigeria
Eritrean Mouvement for Democacy and Human Rights (EMDHR)
FKA – Senegal
Human Rights Institute of South Africa (HURISA)
Institute for Human Rights and Development in African, Gambia
Institute for Justice and Reconciliation (IJR)
International Refugee Rights Initiative, Uganda
Mouvement Inamahoro
RADDHO (Rencontre Africaine pour la Défense des Droits de l’Homme)
Rete regionale per la pace e la stabilità (RENOPS)
WARIPNET (West African Refugees e rete di sfollati interni)
Hala Al Karib – Attivista per i diritti delle donne nella regione del Corno d’Africa e del Sudan
Corlett Letlojane, Direttore Esecutivo, HURISA”

Foto di copertina: Rifugiati etiopi fuggiti combattendo nel Tigray in un campo in Sudan. Un rapporto del mese scorso ha accusato le forze di Amhara di pulizia etnica contro i tigrini. Fotografia: Ashraf Shazly/AFP/Getty

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