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Etiopia, uccidere per piacere: l’orrore nelle foto di un soldato federale catturato in Tigray


Negare i crimini contro l’umanità in una guerra moderna diventa sempre più difficile. Video e foto di crimini contro l’umanità possono essere documentati con un semplice smartphone poco costoso e inviati con una connessione internet anche mediocre. Oltre a testimoniare i crimini e mettere in forte imbarazzo gli autori materiali e i loro mandanti, foto e video giudicati autentici possono essere usati come prove in processi nazionali e internazionali.

Questa è stata la ragione per cui il governo di Addis Ababa aveva interrotto le comunicazioni e l’internet  dal giorno 1 dell’inizio della sua avventura militare in Tigray per risolvere una problematica nazionale strettamente politica. Tutt’ora gli etiopi che dal Tigray che viaggiano in altre zone del paese passano seri guai se trovati in possesso di smartphone. Se poi all’interno dei loro telefonini i federali trovano foto o video “compromettenti”, il ritrovamento si trasforma in una condanna a morte eseguita sull’istante. L’obiettivo era e rimane quello di attuare una pulizia etnica molto vicina al genocidio contro 7 milioni di propri cittadini che hanno avuto la “sfortuna” di nascere Tegaru.

Nonostante tutti i tentativi di occultamento, le prove dei crimini contro l’umanità commessi dai soldati federali, eritrei e milizie paramilitari Amhara sono trapelate costringendo il Premier Nobel per la Pace ad una grottesca quanto incredibile opera mediatica di negazionismo diventando il secondo paria della regione del Corno d’Africa in “allegra” compagnia del dittatore eritreo Isaias Afwerki.

L’accanimento del regime de Prosperity Party nel occultare le prove dei suoi crimini non aveva preso in considerazione la macabra voglia di immortalare queste “gesta” da parte dei suoi soldati. I soldati federali catturati durante la liberazione del Tigray da parte dell’esercito regolare tigrino, (successivamente rilasciati ad esclusione degli ufficiali) hanno fornito (volenti o dolenti) testimonianze dei crimini commessi e prove fotografiche e video, difficili da smentire o far passare come propaganda del nemico.

Il sito di informazione etiope Tghat, vicino al governo regionale del Tigray, ha recentemente pubblicato foto memorizzate nei smartphone dei soldati e ufficiali federali catturati. Pur essendo consapevole che il pubblico italiano non è abituato a questo tipo di foto, si è deciso di pubblicarle con l’obiettivo di documentare le atrocità che la popolazione del Tigray ha subito a causa di profonde divergenze politiche con il TPLF che il Premier Abiy ha deciso di trasformare in uno spietato scontro militare e tentativo di annientamento etnico.

Condividiamo queste immagini, dopo attenta verifica di autenticità, come ulteriori prove dei gravi crimini commessi in Tigray dall’esercito federale. I soldati autori di questi crimini hanno voluto immortalare le loro nefandezze come souvenir della campagna del Tigray consapevoli della impunità offerta dal governo centrale.

La prima serie di immagini rappresenta la conseguenza di un massacro di un gruppo di giovani avvenuto in una località non ancora identificata del Tigray.

La seconda serie di immagini ritrae soldati federali allegramentein posa davanti alle loro vittime. Anche in questo caso le vittime sono giovani uomini.

Il sito Tghat afferma che le vittime erano dei giovani civili. Un’affermazione forse avventata. Durante il conflitto in Tigray molti giovani si sono uniti alla resistenza delle forze regionali del Tigray Defense Forces combattendo senza uniformi, quindi è estremamente difficile comprendere se queste vittime erano dei civili o dei combattenti.

Tuttavia anche se fossero stati dei giovani caduti in combattimento, immortalare i loro cadaveri significa trasformarli in trofei proprio come facevano le unità speciali fasciste degli Arditi durante l’occupazione militare dell’Etiopia, circa ottant’anni fa.

 

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