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Etiopia, la visita di Samantha Power (USAID) è finita prima di iniziare

La direttrice di USAID (agenzia americana per la cooperazione): Samantha Power è oggi in visita in Etiopia dopo aver trascorso 3 giorni in Sudan, dove ha incontrato i leader militari e civili del governo di transizione sudanese.

La missione della Power in Etiopia sarebbe tesa a offrire una nuova spinta diplomatica dell’amministrazione Biden che, inorridita dalle pulizie etniche e genocidio in corso, cerca di far ragionare le parti coinvolte nella guerra civile etiope nella speranza di avviare dei negoziati per risolvere la crisi prima che il Paese si avvii verso la strada della balcanizzazione jugoslava.

A grande sorpresa la Power (che detiene ampi mandati di azione conferiti dal Presidente Biden) ha pubblicato le condizioni americane per un reale cessate il fuoco e l’avvio del processo di pace, prima di incontrare la leadership attualmente al potere ad Addis Ababa.

Partendo dalla necessità di garantire l’assistenza umanitaria a 7 milioni di persone in Tigray, gli Stati Uniti chiedono a tutte le parti coinvolte nel conflitto di porre fine alle ostilità, sottolineando che non esiste una soluzione militare alla crisi etiope. Per porre le basi di una soluzione pacifica la Casa Bianca chiede al governo legittimo del Tigray, in cui il partito Tigray People’s Liberation Front (TPLF) detiene la maggioranza, di ritirare immediatamente il suo esercito dalle regioni di Amhara e Afar. Ai nazionalisti Amhara chiede di ritirare le loro milizie dai territori del Tigray, illegalmente occupati durante la prima fase del conflitto (novembre 2020 – giugno 2021).

Al governo eritreo di ritirare le sue truppe dall’Etiopia. Attualmente l’esercito eritreo, indebolito dai primi 8 mesi di guerra in Tigray, occupa territori etiopi di frontiera nel Tigray e combatte nella vicina regione Amhara per fermare l’offensiva dell’esercito regolare tigrino assieme alle milizie Amhara. Gli Stati Uniti chiedono anche a tutte le parti coinvolte nella guerra civile di accelerare l’assistenza umanitaria in Tigray senza ostacoli.

Queste richieste sono state ampiamente diffuse all’opinione pubblica a partire dalla pagina Twitter di Samantha Power prima di incontrare le autorità etiopi. Ad una prima analisi questa decisione sembra andare contro ogni logica diplomatica e contro la sensibilità del popolo etiope. Sarebbe buon costume comunicare le richieste durante gli incontri ufficiali con le varie rappresentanze politiche militari etiopi prima di renderle note al grande pubblico. La decisione contraria presa si scontra contro la sensibilità e i sentimenti nazionalistici etiopi. Secondo la loro cultura un comportamento simile adottato da un “farengi” (straniero) dimostra l’intenzione di imporre la propria volontà sul futuro della Nazione senza nemmeno discuterne preventivamente con i rappresentanti dell’Etiopia.

Samantha Power era già stata accusata dalla propaganda Mesherefet di sostenere il TPLF evitando di condannare i “presunti” crimini addebitati dal governo centrale al partito al potere in Tigray. La Power è anche accusata di non voler riconoscere il TPLF come un’organizzazione terroristica.

Se dalla parte americana la visita della Power è stata compromessa dalla diffusione delle richieste politiche prima degli incontri ufficiali, da pare etiope è stata compromessa da una evidente ostilità preventiva. La INSA, agenzia di controllo cibernetico fondata da Abiy nel 2008, si era già mossa da domenica scorsa. promuovendo una intensa e guidata campagna sui social ostile e piena di retorica anti imperialista e anti americana.

L’esercito di Troll e di fanatici nazionalisti Amhara che vengono pagati per diffondere fakenews e odio etnico sul web, hanno pubblicato migliaia di Twitter preconfezionati dalla INSA tesi a creare nell’opinione pubblica nazionale un sentimento anti americano e la convinzione che gli Stati Uniti stanno tramando un cambiamento di regime a favore del TPLF.

Il governo, tramite i media ufficiali ha diffuso una serie di dichiarazioni che vanno verso la rottura del dialogo con la Powerprima ancora che questo avvenga. Lunedì 2 agosto il governo aveva dichiarato il suo totale e irremovibile diniego per l’apertura di un corridoio umanitario dal Sudan, affermando che si trattava di un “cavallo di Troia” per meglio rifornire armi e munizione l’esercito regolare tigrino. Al posto del corridoio sudanese il regime di Addis Ababa propone un corridoio dall’Eritrea. Proposta ritenuta inaccettabile visto la natura del regime nord coreano africano e il suo attivo coinvolgimento nel conflitto etiope.

L’atto definitivo che pone fine ai colloqui è stato deciso ieri dal governo di Addis Ababa che ha sospeso le attività umanitarie di due importanti ONG internazionali: MSF e Norvegian RefugeeCouncil (NRC). Le due ONG sono tra le rare organizzazioni umanitarie che riescono in questo momento a fornire parziale assistenza sanitaria e alimentare a circa 600.000 cittadini etiopi in Tigray. Il Premier etiope rifiuta di offrire spiegazioni sulla decisione presa ma tutti sanno che all’origine vi è l’accusa rivolta da tempo alle ONG internazionali di fornire armi, munizioni e sostegno politico mediatico al “nemico”.

La decisione di interrompere il lavoro dei due gruppi arriva mentre centinaia di migliaia di persone soffrono la fame nella regione del Tigray. Gli aiuti alimentari sono urgenti e le Nazioni Unite hanno affermato che gli interventi salvavita dovrebbero essere potenziati, appena il governo di Addis Ababa avesse consentito l’accesso senza ostacoli a chi ne ha bisogno.

Fonti diplomatiche affermano che ora è in bilico anche l’incontro diretto tra la Samantha Power e Abiy Amhed Ali. Visto che attualmente la Power rappresenta una agenzia umanitaria (USAID) vi sarebbe l’intenzione di farla incontrare solo con il suo omologo etiope responsabile della cooperazione internazionale.

Trapelano le prime notizie sulla visita della Power in Sudan. Una visita tesa a sostenere la fazione civile del governo di transizione sudanese e a evitare che le attuali fratture interne alle forze armate che si stanno consumando tra l’esercito regolare e le forze speciale RSF (composte da miliziani) sfocino in un aperto dissenso e guerra civile. Le divisioni all’interno dell’esercito sudanese sono il primo motivo per cui il Sudan è titubante di entrare in guerra con l’Etiopia, limitandosi di difendere il suo territorio dalle continue scorribande delle milizie Amhara e dell’esercito federale. Provocazioni e guerricciole di frontiere che periodicamente vengono attuate dal dicembre 2020.

La Power ha anche visitato il campo profughi etiope situato nella regione di confine di Kassala. Vari rapporti di intelligence indicano che i campi profughi etiopi in Sudan sarebbero un serbatoio di reclutamento per l’esercito regolare del Tigray. Grazie alla complicità delle autorità militari e politiche sudanesi sarebbe stato creato un forte contingente di uomini addestrati e ben equipaggiati da utilizzare come riserve per il conflitto etiope o come forza di sostegno alla neonata opposizione armata eritrea per la liberazione del loro paese. I principali leader dell’opposizione eritrea hanno formato una coalizione: “Eritrea Unita” e recentemente incontrato a porte chiuse il governo sudanese. Fonti diplomatiche affermano che alle riunioni vi erano presenti dei consiglieri americani.

Alcuni osservatori politici africani interpretano la decisione di diffondere le richieste prima di incontrare la controparte etiope come un chiaro segnale che gli Stati Uniti hanno scelto la fazione che meglio rappresenta i loro interessi nel Paese: il TPLF. “La decisione presa dalla Casa Bianca non è un grossolano errore diplomatico ma una calcolata e predeterminata volontà di mettere il regime etiope con le spalle al muro. I colloqui sono falliti sul nascere e ora vi sarà posto solo per il ferro e il fuoco ameno che il governo Abiy decida di capitolare” afferma un diplomatico dell’Unione Africana come intervento personale e anonimo.

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