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Etiopia, In Tigray La Fame Come Arma Di Una Guerra Che Non Finirà Presto

Etiopia, in Tigray la fame come arma di una guerra che non finirà presto

La situazione in Tigray non sembra lenita dal tempo, anzi, evidenze di giorno in giorno mostrano una crescita del’ instabilità.

Questa mattina, da testimonianza diretta in loco, mi informa che ad Adigrat, soldati dell’ ENDF insieme a truppe eritree alleate, stanno intimorendo i civili tigrigni andando casa per casa, in cerca del nemico.

Aggiunge che le truppe eritree a differenza di quello ammesso dal Premier etiope, ovvero che usciranno dal Tigray (non ancora dato sapere le tempistiche e nessun comunicato ufficiale eritreo che appoggi le parole di Abiy), in questi ultimi quattro giorni si è visto un aumento di camion che trasportava nuovi soldati con divisa eritrea.

In principio Abiy si era gloriato ed aveva affermato che a fine novembre 2020 il TPLF era stato sconfitto e si era conclusa la guerra.

Giorni fa invece ha fatto una dichiarazione che ha sconfessato le sue stesse parole di vittoria:

La giunta che avevamo eliminato in tre settimane si è ora trasformata in una forza di guerriglia, si è mescolata agli agricoltori e ha iniziato a spostarsi da un posto all’altro.

Ora, non siamo in grado di eliminarlo entro tre mesi”.

Ascoltando la voce di diversi tigrigni in questo ultimo periodo, è vivo il pensiero comune per il quale stanno cercando di chiedere una presa di posizione forte da parte delle realtà internazionali come USA ed EU e non più solo comunicati con parole di indignazione sulla situazione di crisi umanitaria in Tigray.

Altra variabile da tenere in considerazione è la questione GERD – Grand Ethiopian Renaissance Dam (già trattata in un precedente articolo) di cui oggi è uscita la notizia su Somalia Guardian in cui si apprende che durante l’incontro tra i rappresentanti di Sudan, Egitto ed Etiopia in Congo, non si è venuto a capo di un accordo.

L’ esito dell’ incontro doveva uscire lunedì, mentre per la visione differente su diversi punti critici, la riunione si è prolungata di altre 24 ore non arrivando ancora ad un accordo tra i tre Paesi.

L’ aggiunta di queste tensioni hanno fatto in maniera che, già sul piede di guerra sulla linea di confine Sudan e Etiopia da diversi mesi, un tweet di Somalia Guardian esplicita che lo stesso Sudan ha chiesto il ritiro dei peacekeepers etiopi dell’ UN per “mancanza di fiducia”.

Ultimo aggiornamento di oggi, ma non per importanza, la pubblicazione e condivisione di un report lungo ed approfonditoda parte di World Peace Foundation in cui tratta il tema Tigray e la fame come arma di guerra portando alla luce il fatto che la regione è sull’ orlo della carestia: da 50 a 100 persone al giorno muoiono di stenti e di fame mentre la crisi e gli scontri a fuoco si intensificano anche oltre i confini regionali tigrigni.

La guerra iniziata ufficialmente tra la notte del 3 e del 4 novembre 2020 ad oggi è arrivata al suo 153° giorno e non sembra voler finire presto: tutti i fatti riportati dimostrano che il Tigray tende alla balcanizzazione fin tanto che non venga presa una posizione forte e radicale da qualche player esterno all’ Etiopia.

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