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Etiopia, Chiare Evidenze Di Guerra Etnica Nella Regione Del Tigray

Etiopia, chiare evidenze di guerra etnica nella regione del Tigray

La guerra nella Regione del Tigray iniziata tra il 3 ed il 4 Novembre 2020, ha innescato repressioni etniche e profilazioni di persone co origine tigrigna anche al di fuori della Regione stessa.

Testimonianze di contatti accreditati e credibili da Addis Abeba hanno raccontato di essere stati licenziati dal loro posto di lavoro e molti altri si sono visti chiudere il conto corrente.

L’ Ethiopian Airlines, linea aerea nazionale, ha allontanato dal loro incarico lavoratori di appartenenza tigrigna.

Già dal primo mese di guerra mezzi pesanti, soldati del governo centrale insieme agli alleati amhara e alle truppe eritree in prima linea e col supporto di droni forniti dall’ EAU, hanno preso di mira aree di culto e monasteri come precisi target.

Che siano stati attaccati monasteri e chiese fra i monti perché utilizzati come magazzino per nascondere armi e munizioni da parte del TPLF é ancora tutto da appurare. Servirebbe avviare indagini indipendenti e neutrali per trovare cause e responsabili. Non si hanno ancora notizie della partenza dell’ indagine congiunta tra UNHCR e EHRC – Ethiopian Human Rights Commission. Nelle prime settimane di marzo, il portavoce dell’ Alto Commissario per i diritti umani ha riportato che stavano sviluppando un piano d’azione che delineasse risorse e procedure al fine di avviare l’indagine “il prima possibile”.

A riguardo e a differenza di quanto intimato da qualche giornalista italiano che cerca garanzie sulle testimonianze, il report di Amnesty sul massacro di Axum, purtroppo uno dei tanti, ha messo in luce l’uccisione di centinaia di civili da parte dalle truppe eritree. Il massacro è avvenuto proprio nei giorni del pellegrinaggio dei fedeli per la festa di Nostra Signora di Sion, il 28 e 29 novembre.

Un ulteriore caso eclatante e peculiare è il report pubblicato dalla BBC dell’analisi investigativa e tecnica sull’uccisione extragiudiziale di civili tigrigni da parte di soldati dell’ ENDF – Ethiopian National Defence Forces. Lo studio dei luoghi apparsi in foto e clip video con lavoro di triangolazione attraverso mappe satellitari hanno fatto in maniera di trovare l’ubicazione esatta del massacro. Le clip video descrivono l’uccisione a sangue freddo dei civili, gettati poi come corpi esanimi giù dal dirupo dall’altopiano in cui si trovavano. A quanto dicono le testimonianze raccolte nelle zone limitrofe al massacro, si trattava di civili, persone che nulla avevano a che fare con il dichiarato nemico del Premier Abiy, il TPLF. Le parole in amarico sentite pronunciare nei clip video dai soldati in divisa, erano parole crudeli e di denigrazione etnica verso i rapiti ed i morti.

Fonti accreditate ipotizzano anche che dall’ inizio della guerra del novembre scorso in Tigray, un numero intorno a 17000 soldati tra cui diverse alte cariche nell’ ENDF di etnia tigrigna siano stati destituiti, epurati dall’ esercito stesso. Rimossi dalla loro posizione e deportati in luoghi non ben precisati in quanto appartenenti a tale gruppo etnico. Tutto questo nonostante i molti professionisti tigrigni abbiano trascorso la loro carriera difendendo l’ Etiopia o in missione per il mantenimento della pace come in Somalia.

Martin Plaut, uno delle fonti più accreditate, nel gennaio 2021 ha condiviso un video nel quale si possono ascoltare le parole del Generale di Brigata Tesfaye Ayalew, capo del dipartimento di spiegamento dell’ENDF.

“Anche se ci possono essere brave persone tra di loro (i Tigrini) non possiamo distinguere i buoni dai cattivi. Per salvare il paese abbiamo fatto in modo che loro (i Tigrini) fossero esclusi dal lavoro.”

Lo stesso Premier Abiy, il 3 Marzo 2021 ha dichiarato:

“La giunta che avevamo eliminato in tre settimane (nel novembre 2020 n.d.r.) si è ora trasformata in una forza di guerriglia, si è mescolata agli agricoltori e ha iniziato a spostarsi da un posto all’altro”, ha detto riferendosi al TPLF.

“Ora, non siamo in grado di eliminarlo entro tre mesi” ha aggiunto.

“Eliminare un nemico visibile ed eliminare un nemico che si nasconde e opera assimilandosi agli altri non è la stessa cosa. È molto difficile e faticoso.”

Un’altra evidenza, come fatto di repressione etnica, la notizia di alcuni giorni fa in cui appaiono delle foto che immortalano soldati dell’ ENDF di etnia tigrigna, precedentemente in missione come caschi blu in Sudan, rinchiusi in un campo di prigionia. Nelle foto stanno manifestando con cartelli con la scritta “STOP War On Tigray” e con le braccia alzate ed incrociate sopra la testa in segno di protesta contro la guerra. Sono tornati in Etiopia e rinchiusi in questi campi di concentramento, richiamati in patria da parte del loro stesso governo, il governo del democratico Premier Abiy Amhed, premio Nobel per la Pace.

Con il crearsi di conflitti e tensioni in Oromia ed Amhara, una guerra ancora in atto quasi totalmente all’ oscuro dei media, il Governo centrale ha dislocato forze di difesa in tali zone dichiarate in emergenza. Il Tigray è rimasto in buona parte in mano all’ occupazione militare eritrea ed amhara che cerca di combattere il TDF – Tigray Defence Forces. Notizia recente riportata dal Somali Guardiani ancora da confutare parla di 2500 soldati uccisi tra il 28 e il 29 aprile, alcuni mezzi pesanti distrutti e saccheggio delle munizioni da parte del TDF nei confronti degli eserciti nemici.

Non solo la ghettizzazione di personale militare o civile tigrigni possono essere esempi di questa repressione etnica. Anche la violenza sessuale, lo stupro come arma da guerra, perpetrata su donne e giovani tigrigne denota la volontà di prevaricazione sotto questo punto di vista. Nei pochi centri sanitari, ospedali in funzione nelle principali città come Shire, Adwa, Axum, Adigrat sono emerse nell’ ultimo periodo, centinai di testimonianze di coraggiose donne e ragazze. Testimonianze ascoltate e riportate da alcuni degli stessi medici ed operatori umanitari che hanno fornito loro soccorso e supportate per l’orribile violenza di abusi subìti da parte di soldati. Alcune di loro hanno parlato del ricordo della brutale e disumana violenza fisica, stupro subìto, parlando nel contempo di maltrattamenti verbali, denigrazioni razziali da parte dei loro carnefici. Altre hanno mostrato i segni sulla loro pelle delle torture da parte dei soldati con la volontà dichiarata di quest’ultimi di voler bloccare la nascita di nuovi tigrigni.

In questi ormai più di 6 mesi di guerra, gli ospedali e la maggior parte del sistema sanitario in Tigray è crollato, non è operativo. Un esempio su tanti, MSF- Medici Senza Frontiere, ha emanato il 22 Aprile 2021 un comunicato di denuncia per carenza di scorte medicinali, bombole di ossigeno per i pazienti e dell’ impossibilità di recuperare tali materiali da Axum ad Adigrat causa strada interrotta dai tanti blocchi e checkpoint delle truppe eritree lungo il percorso.

Sicuramente da tenere monitorata è anche la situazione della fornitura di aiuti e di supporto alimentare in Tigray. La fame come arma da guerra rivolta al popolo del Tigray è un’altra ipotesi da non scartare. Qualche giorno fa è apparso un video in cui venivano inquadrati taniche di petrolio e sacchi di cibo scaduto consegnato dalla Croce Rossa etiope come aiuto alla Mai Weini School di Mekelle, attualmente sito per gli sfollati tigrigni. Delle persone tra gli sfollati lo hanno fatto notare agli operatori della Croce Rossa e questi hanno risposto che a loro era stato detto solo di consegnare, insinuando implicitamente che non ne erano i diretti responsabili.

In tutto questo scenario, il primo maggio 2021, il Consiglio dei Ministri del governo Etiope emana ed Addis Standard condivide un comunicato in cui si dichiara la volontà di categorizzare il TPLF e OLA-Shene (Oromo Liberation Army) alla stregua di organizzazioni terroristiche. Questa presa di posizione da parte del Governo centrale di Abiy sembra legittimare la pulizia etnica paventata ed ipotizzata da diversi osservatori e dai fatti sopra menzionati.

Il 3 Maggio la Camera dei Rappresentanti del Popolo (HoPR) ha invitato, come ultimatum, il TPLF e OLA-Shene a portare “qualsiasi prova” in loro possesso entro le 48 ore successive. Prove che li dovrebbero scagionare dalla denuncia del Consiglio dei Ministri di essere organizzazioni terroristiche e per non essere trattate normativamente come tali.

Visti i fatti riportati e la forte presa di posizione del governo etiope non nei confronti del TPLF, ma di tutto il popolo tigrigno, possiamo solo immaginare ed ipotizzare le conseguenze devastanti che possono scaturire da questi presupposti.

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