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Etiopia, Agegnehu Teshager e Temesgen Tiruneh giocano la carta russa per rimanere al potere

Ieri, 07 luglio 2021, ad Addis Ababa si è tenuto il 11° forum di cooperazione militare tra Etiopia e Russia. Alla riunione hanno preso parte il vicedirettore della cooperazione tecnica militare della Federazione Russa: Punchuk Anatoly, accompagnato da un pool di Generali; l’Ambasciatore russo in Etiopia: Terekhin Evgeny; il Ministro di Stato delle Finanze della Forza di difesa nazionale Martha Luwiji; vari generali del ENDF e imprenditori dell’industria bellica etiope.
La riunione era incentrata sul rafforzamento della cooperazione militare tra Addis Ababa e Mosca, le “operazioni di polizia” in Tigray e Oromia, la mega diga GERD e situazione generale della regione del Corno D’Africa. Sono stati firmati degli accordi sul potenziamento della tecnologia, competenze e conoscenza militari a favore dell’esercito federale etiope.
“Molto personale delle Forze di Difesa etiopi ha ricevuto addestramento militare in Russia. Siamo pronti a sostenere non solo il ENDF ma l’industria militare e l’aeronautica militare etiopi con l’obiettivo di modernizzarle e renderle più efficaci nella difesa del territorio” ha affermato Punchuk Anatoly.
I due governi hanno sottolineato che il meeting era da tempo programmato e si collega con l’incontro tra il Premier Abiy Ahmed Ali e il Presidente Vladimir Putin avvenuto ai margini del summit Russia Africa a Sochi nell’ottobre 2019 e alla conversazione telefonica tra i due leader nell’aprile 2020.
Una fonte etiope interna al Prosperity Party e appartenente ad una fazione minoritaria di dissidenti ci informa di alcuni dettagli assai preoccupanti dell’incontro. Secondo la fonte, da noi giudicata credibile, l’incontro è stato organizzato a priori dal Ministro degli Esteri etiope Demeke Mekonnen su indicazioni del Presidente Amhara: Agegnehu Teshager e del capo della NISS: Temesgen Tiruneh.
“La dirigenza Amhara sta cercando di giocare la carta russa da contrapporre agli Stati Uniti che vengono considerati degli alleati del TPLF. Nei comunicati stampa ufficiali del summit etiope russo è stata censurata una importante notizia per ragioni di sicurezza nazionale” ci spiega la fonte.
Secondo le informazioni ricevute la Russia si sarebbe impegnata ad inviare degli istruttori militari in Etiopia per assistere il ENDF a “risolvere” l’instabilità creatasi in Oromia a causa delle attività “terroristiche” del Oromo Liberation Front e a contenere la minaccia del TPLF sullo Stato Regione della Oromia.
Al momento queste informazioni non sono state confermate quindi vanno prese con il beneficio del dubbio. Tuttavia è innegabile che il summit Etiopia Russia segni una svolta importante della politica estera etiope che si sta spostando dall’alleanza con Stati Uniti e Unione Europea all’alleanza con la Cina e la Russia, come fa osservare Andrew Korybko, esperto di geopolitica africana per conto del sito di informazione Modern Diplomacy.
“Gli Stati Uniti hanno recentemente imposto sanzioni contro alcuni funzionari etiopi che Washington incolpa di presunte violazioni dei diritti umani in Tigray. Il governo di Addis Ababa sospetta che gli Stati Uniti stiano appoggiando il TPLF e teme che Washington possa costringere l’Unione Europea a misure più dure di quelle fino ad ora adottate contro l’Etiopia e l’Eritrea. Quindi Addis Ababa cerca di controbilanciare il “pericolo” di interferenze americane cercando con l’alleanza con Pechino e Mosca, di creare una situazione di guerra fredda tra superpotenze a suo vantaggio” spiega Andrew Korybko.
I dubbi nutriti dalla dirigenza nazionalista Amhara sul Presidente Joe Biden sembrano essere giustificati. Vi sono molti segnali che fanno supporre che la Casa Bianca abbia scelto di appoggiare il TPLF. Tra essi le condizioni per la pace espresse dal Segretario di Stato americano Antony Blinken e le condizioni dettate dal TPLF per accettare il cessate il fuoco dichiarato da Addis Ababa. Le due posizioni sono pressoché identiche.
Temesgen Tiruneh sospetta che vi siano in atto trattative segrete tra Stati Uniti e la dirigenza del TPLF per rovesciare il regime di Addis Ababa ed è contrario ad aprire il corridoio umanitario in Tigray. Tiruneh rifiuta categoricamente la proposta delle Nazioni Unite di gestire gli aiuti dal Sudan e aprire il corridoio terrestre utilizzando la zona del Tigray di confine Sudan Etiopia attualmente sotto il controllo delle milizie paramilitari Amhara e unità degli eserciti etiope ed eritreo. Teme che il corridoio umanitario dal Sudan sia un cavallo di Troia per il rifornimento di armi e munizioni al TPLF.
Il governo di Addis Ababa, sotto pressione delle potenze occidentali, ieri ha dichiarato di aver autorizzato voli umanitari verso il Tigray, ma il capo dell’aviazione civile ha informato la Reuters che nessun volo di questo tipo ha ancora decollato dalla capitale. Il palese boicottaggio dell’intervento umanitario e la barbara esecuzione extragiudiziaria di tre suoi volontari ha costretto MSF a sospendere le operazioni umanitarie in Tigray. La famosa ONG francese ha chiesto l’apertura di una inchiesta indipendente per assicurare alla giustizia i responsabili dell’attacco ai suoi volontari.
La dirigenza Amhara dal 2019 si è spostata molto verso la Cina, pur continuando a ricevere l’assistenza finanziaria americana pari a 1 miliardo di dollari annui. Il rafforzamento dell’alleanza con la Cina ha creato una dipendenza geostrategica dell’Etiopia verso Pechino che restringerebbe molto i margini di trattative commerciali e della sovranità economica. Vi è il forte rischio che il Dragone Rossa istauri un rapporto unilaterale con l’Etiopia a esclusivo vantaggio degli investimenti cinesi.
L’alleanza militare con la Russia servirebbe sia per proteggersi dagli Stati Uniti sia per bilanciare la dipendenza dalla Cina, secondo l’esperto del Modern Diplomacy. “Abiy Ahmed, che inizialmente era considerato amico degli americani, è ora considerato un “Bad Boy” dagli Stati Uniti a causa della sua campagna militare nel Tigray. Il governo di Addis Ababa non può giocare la carta dell’Unione Europea in quanto è probabile che gli alleati europei si schierino con gli Stati Uniti. Inoltre stanno sorgendo forti divergenze con gli alleati arabi a causa della intransigenza etiope sulla disputa delle acque del Nilo. La Cina rischia di diventare il padrone del Paese. Di conseguenza il governo etiope intravvede nella Russia come l’unico partner pratico capace di controbilanciare Stati Uniti, Unione Europea e Cina” spiega Andrew Korybko.
Demeke Mekonnen, Agegnehu Teshager e Temesgen Tiruneh considerano affidabile ed efficace il supporto militare russo, noto per essere offerto senza vincoli morali e democratici. Una fiducia riposta sulla Russia anche a seguito dei successi militari russi registrati in difesa del debole e corrotto governo di Bangui, Repubblica Centrafricana. Mekonnen, Teshager e Tiruneh sembrano voler ritornare al supporto russo dato ai tempi della giunta militare del DERG riproponendo la contrapposizione Washington Mosca ai tempi della Guerra Fredda.
Mosca non vede l’ora di rafforzare la cooperazione militare ed estendere la sua influenza all’Etiopia che rientrerebbe nella sua strategia di espansione verso l’Africa e in particolare nel Corno d’Africa. Con l’Etiopia come punto di ingresso regionale, la Russia spera di espandere ulteriormente la sua influenza nel Corno d’Africa e nel resto dell’Africa orientale. Considerando l’attuale difficile situazione dei regimi di Addis Ababa e di Asmara, la cooperazione militare etiope-russa rischia di trasformarsi in un intervento diretto per riequilibrare le sorti della guerra in Tigray e vincere la guerriglia OLA in Oromia creando così uno scenario molto simile a quello siriano.
È probabile che nelle prossime settimane Mosca decida di inviare le sue forze speciali (composte dai mercenari della Wagner Group) a combattere al fianco dell’esercito federale sui fronti tigrino e oromo, facendoli passare come semplici istruttori militari, come ha fatto nella Repubblica Centrafricana. Un successo militare russo in Etiopia sarebbe un’ulteriore biglietto da visita per convincere altre dittature africane ad accettare l’influenza e la protezione di Mosca.
Per la Russia, l’Etiopia è anche un paese strategico per tutelare i suoi interessi geostrategici nello Yemen. La Russia ritiene che la stabilità a lungo termine dello Yemen richieda la completa cessazione delle ostilità e una soluzione negoziata ai problemi esistenti. Durante i colloqui di Sochi, Mosca ha sottolineato la necessità di avviare un ampio dialogo nazionale in cui si tenga conto degli approcci e delle preoccupazioni di tutte le principali forze politiche nello Yemen. La carta della pace sotto garanzia russa è giocata per contrastare l’Iran che sostiene le milizie Houthi e l’Arabia Saudita che sostiene il governo del presidente Abed Rabbo Mansour Hadi.
Secondo la nostra fonte ad Addis Ababa, le “due T” (Teshager e Tiruneh) avrebbero pensato di giocare la carta russa fin dalle prime frizioni con il Presidente americano Joe Biden registrate lo scorso maggio. Durante la manifestazione anti USA svoltasi il 30 maggio nella capitale etiope, sono comparse molte bandiere russe sventolate dai fedelissimi del Prosperity Party, mentre molti manifestanti inneggiavano a Vladimir Putin e al leader cinese Xi Jinping.
La carta russa contribuirà a peggiorare le relazioni con Washigton. Gli Stati Uniti non possono permettersi che il loro principale alleato nel Corno d’Africa passi sotto l’influenza di Mosca. Per questo motivo si può prevedere contromisure americane più energiche e radicali delle attuali. Una prima contromisura americana sarà quello di bloccare la richiesta del governo etiope sottoposta a Banca Mondiale e FMI di cancellare 1 miliardo di dollari di debito estero al fine di poter liberare fondi per sostenere la ripresa economica post Covid19. L’Etiopia chiede un periodo di grazia di almeno 6 anni nel rimborso dei crediti ricevuti. La richiesta si affianca a quella fatta al G20 lo scorso gennaio per garantire la cancellazione del debito ai tutti i suoi creditori, compresa la Cina.
Il Ministero etiope delle Finanze afferma che non ben specificati creditori commerciali abbiamo posticipato di 5 anni il rimborso di 2,5 miliardi di dollari di debiti contratti. Una affermazione difficile da verificare visto la mancanza di dati affidabili e i numerosi proclami non veritieri del governo etiope che non sono altro che pura propaganda: dalla protezione dei civili in Tigray alla dichiarazione di vittoria sul TPLF; dalla dichiarazione che l’economia nazionale sia in ottima salute alla negazione della guerra in corso in Oromia.
L’unica cosa certa è che Addis Ababa intende utilizzare l’eventuale moratoria sul pagamento del debito estero o (meglio ancora) della sua cancellazione per liberare risorse finanziarie non destinate alla ripresa economica ma a compare armi al fine di imporre il dominio etnico Amhara vincendo le due guerre in corso in Tigray e Oromia.

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