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Egitto, Il Sorriso E La Luce Di Patrick Zaki E La Vergogna Di Un Regime Senza Scrupoli

Egitto, il sorriso e la luce di Patrick Zaki e la vergogna di un regime senza scrupoli

Il 7 febbraio del 2020 la morsa del regime del presidente Abdel Fattah al-Sisi attanagliava Patrick Zaki, ventinovenne egiziano, tornato nel suo Paese per far visita alla sua famiglia e agli amici.
Di rientro dall’Italia dove stava seguendo un master sui diritti di genere, non pensava di finire in un vero e proprio incubo.
Il suo fermo, iniziato con 24 ore di torture, interrogatori coercitivi e infiniti, è stato ufficializzato il giorno dopo, quando la sua famiglia ha saputo che era stato arrestato.
Una detenzione illegale.
Da allora, sulla base di un verbale di custodia cautelare illegittimo, udienza dopo udienza, di 15 giorni in 15, la carcerazione è stata rinnovata.
Non c’è una giustificazione legale a quella che è una vera e propria tortura psicologica, dopo quelle fisiche.
Patrick è stato punito semplicemente a causa del suo impegno per i diritti umani come attivista per Egyptian Initiative for Personal Right, di cui è stato a lungo collaboratore.
Nell’anniversario del fermo al Cairo dello studente dell’Università Alma Mater di Bologna, a cinque dalla tortura e dall’assassinio di Giulio Regeni, chiedere la sua liberazione e continuate a pretendere verità e giustizia per Giulio, è un imperativo morale per il Paese intero.
Per tutti noi.
Per questo siamo e saremo sempre al fianco di Amnesty, che domani animerà iniziative in tutta Italia – e non solo – e alla famiglia di Patrick.
Senza dimenticare tutti gli altri Giuli e le Giulie egiziani vittime delle violenze e delle persecuzioni del regime di Al Sisi.
Una repressione sempre più dura nei confronti non solo dell’opposizione politica, ma anche dei difensori dei diritti umani.
Il regime militare egiziano è spietato, pronto a tutto pur di silenziare il dissenso e continuate a detenere il potere assoluto.
Le Forze Armate in Egitto sono l’ossatura dello Stato e a loro si deve oltre il 40% del PIL del Paese: l’economia egiziana si basa sul settore pubblico guidato dai militari, che si è però dimostrato incapace di fornire una crescita di qualità a lungo termine, necessaria per far uscire milioni di persone dalla povertà.
Con Al Sisi, poi, il coinvolgimento delle forze armate egiziane nell’economia ha subito un’ulteriore trasformazione, dando vita a una nuova versione del capitalismo di stato egiziano.
Un punto di svolta che ha permesso all’ex generale di intrecciare nuovi rapporti e sviluppare business con i migliori offerenti ai quali poco importa della situazione dei diritti nel Paese.

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