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Caso Attanasio, quando l’informazione avventata presta il fianco al terrorismo

L’assassinio del nostro ambasciatore Luca Attanasio avvenuto nei pressi di Goma, Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo il 22 febbraio 2021, ha creato sui media italiani una ondata di illazioni e di teorie del complotto che hanno due matrici comuni: la superficiale conoscenza del continente africano e la ricerca di scoop per aumentare vendite o le visualizzazioni.

Un cocktail micidiale che rischia di alterare la realtà e prestare il fianco a delle forze terroristiche che la maggioranza dei giornalisti italiani nemmeno conoscono, nonostante il pericolo che rappresentano per milioni di persone nella Regione dei Grandi Laghi.

Dal funesto giorno dell’imboscata tesa al nostro ambasciatore si è assistito ad una carrellata di supposizioni, di ricostruzioni fantasiose, di possibili intrighi internazionali che coinvolgerebbero multinazionali italiane. Nelle settimane che si sono susseguite al fatto di sangue sono emersi “esperti” della regione che ci hanno spiegato con video di una manciata di minuti pubblicati su YouTube dinamiche estremamente complicate che risalgono al genocidio del 1994 in Ruanda e coinvolgono almeno 6 Paesi africani, riducendo il tutto ad una insopportabile serie di banalità. Esperti che noi qui nella regione non abbiamo mai visto né conosciuto.

L’esecuzione extragiudiziaria premeditata e mirata di Luca, (questo di fatto si tratta) ha offerto ad un pericoloso gruppo terroristico la possibilità di ripulire la sua immagine internazionale e presentarsi per quello che non è: un movimento democratico che lotta per la libertà contro il “terribile regime” installatosi in Ruanda. Questo gruppo terroristico ha un nome e una storia di violenza e sangue.

Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (in sigla FDLR), formate nell’est del Congo dagli esperti militari francesi nel 2000 in chiave anti Ruanda raggruppando quello che restava delle forze politiche militari che promuovevano una teoria nazista di supremazia razziale: HutuPower (potere agli hutu). Una teoria applicata in Ruanda per 28 anni che ha avuto il suo epilogo dal 06 aprile 1994 al 16 luglio 1994. Cento giorni in cui nel Paese delle mille colline sono state massacrate a colpi di machete e mazze ferrate 1 milione di persone, prevalentemente appartenenti alla minoranza etnica tutsi.

Le FDLR in questi 21 anni hanno gestito con la forza delle armi e la complicità della Francia,  del dittatore congolese Joseph Kabila e di alcune multinazionali occidentali del settore minerario, vasti territori all’est del Congo ricchi di minerali preziosi come oro, diamanti, coltan che, estratti e venduti illegalmente, hanno fornito la principale fonte di finanziamento a questo gruppo inserito nel 2006 nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali al pari di Al Qaeda o del DAESH (conosciuto in occidente come Stato Islamico). Le FDLR sono una delle principali cause del mancato sviluppo delle province del Nord e Sud Kivu (ricchissime in minerali), della instabilità permanente di una intera regione e della morte di decine di migliaia di civili innocenti.

A fronte di quanto descritto, sconcerta quanto apparso su media italiani che hanno raccoto la “versione” di questo gruppo terroristico sulla morte di Attanasio. Una inconsapevole e indiretta propaganda politica del terrorismo tesa a ripulire l’immagine degli unici colpevoli del fatto di sangue, come le indagini congiunte in corso in Congo stanno per dimostrare a seguito delle numerose prove raccolte. Prove che confermano le prime affermazioni del presidente della Repubblica Felix Tshisekedi e anticipate da Focus on Africa che aveva indicato le FDLR come in mandanti dell’esecuzione di Attanasio tre giorni dopo l’agguato.
Secondo i “presunti” portavoce delle FDLR, che rivendicano la loro innocenza e affermano che l’Italia è un Paese loro amico, il responsabile dell’agguato  sarebbe il governo ruandese.
Chi conosce nei minimi dettagli le complicate vicende politiche militari ed economiche dei Grandi Laghi non si meraviglia di questo genere di articoli. Rientra in una strategia di comunicazione ben studiata dalle FDLR che ha due obiettivi: raccogliere simpatie e consensi in Occidente e alimentare l’odio etnico nella Regione dei Grandi Laghi orientandolo contro il Ruanda.

Questa strategia, tentata con scarsi risultati anche in Francia e Belgio, in Italia ha aperto qualche breccia grazie a noti simpatizzanti italiani della supremazia razziale e alla superficiale conoscenza di molti giornalisti italiani delle dinamiche sviluppatesi negli ultimi 27 anni tra il Congo, Ruanda, Uganda, Burundi che hanno provocato un genocidio, due guerre panafricane, un regime raziale nazista in Burundi e una instabilità permanente all’est del Congo.

Le FDLR nella rivendicazione di estraneità all’omicidio di Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista del Pam Musthapa Milambo, fa riferimento all’amicizia che esiste con l’Italia dal 2000 ed è offerta da settori della destra della Chiesa Cattolica che non si sono mai dissociati dall’appoggio militante all’ideologia HutuPower e dai terroristi FDLR nonostante la consapevolezza dei loro obiettivi politici di sterminio etnico regionale. Personaggi ben conosciuti anche presso il Vaticano, dal nostro Ministero degli Esteri, dai nostri servizi segreti e dalle Nazioni Unite. Nel 2007 fu pubblicato un dettagliato rapporto ONU sul dirottamento di aiuti umanitari provenienti dall’Italia e dall’Unione Europea a favore delle popolazioni congolesi delle province est. Un dirottamento di fondi teso al finanziamento dei terroristi FLDR che coinvolgeva due noti missionari italiani da tempo residenti nel capoluogo di provincia del Sud Kivu: Bukavu.

Il supporto alla supremazia razziale e al conseguente progetto di sterminio della minoranza tutsi ha radici lontane e risale nel 1957 quando missionari italiani e belgi assieme al clero congolese della diocesi di Bukavu idearono il famoso “Manifesto Bahutu” il Mein Kampf africano che fu la base ideologica dell’Olocausto in Ruanda nel 1994.

Nel marzo 2017 Papa Francesco, durante un incontro ufficiale con il Presidente ruandese Paul Kagame svoltosi presso la Santa Sede, ha riconosciuto le pesanti responsabilità del clero locale e dei missionari cattolici nel genocidio ruandese. Un riconoscimento non fine a sé stesso, giusto per lavarsi la coscienza, ma associato ad una politica estera del Vaticano che ha come principale obiettivo il superamento dell’odio razziale, la riconciliazione tra i popoli e la collaborazione tra i Paesi dei Grandi Laghi per stabilizzare la regione e permettere un sano sviluppo socio economico rispettoso dei diritti umani.

Nel promuovere questa nuova e progressista politica Papa Francesco ha dovuto agire sugli ambienti all’interno della Chiesa che nella regione africana continuavano a sostenere la causa HutuPower e i terroristi FDLR sorretti da un incomprensibile odio etnico promosso senza risparmio di energie e mezzi. La capacità di propaganda (spesso sorretta da revisionismo storico e fakenews) di questi simpatizzanti del genocidio è stata progressivamente ridotta. Alcuni sono stati richiamati in Italia per ragioni di età, altri sono stati richiamati all’ordine invitandoli a seguire l’indirizzo di pace e riconciliazione etnica promosso dalla Santa Sede. Per diminuire ulteriormente la loro nefasta influenza è stato promosso un clero in linea alla nuova politica di pace e fratellanza dei popoli per i Grandi Laghi che si dissocia dall’ideologia razziale HutuPower.

Seppur ridotta,  l’influenza di questa lobby europea pro HutuPower continua a diffondere la sua propaganda con il chiaro tentativo di supportare l’organizzazione terroristica FDLR. Questi occidentali (tra cui purtroppo troviamo anche dei nostri connazionali) sono rimasti ancorati all’odio razziale contro la minoranza tutssi e, nel profondo dei loro cuori,  considerano lo sterminio di una etnia come “cosa buona e giusta”.

L’esecuzione del nostro Ambasciatore ha presentato un’occasione d’oro per i terroristi FDLR e i loro “amici” italiani ed europei. Nei successivi giorni della sciagura hanno concentrato le loro energie per costruire la famosa “pista ruandese” non supportata da prove concrete. Una pista che incolpa direttamente il governo ruandese della morte di Attanasio.

Questa teoria del complotto è stata giustamente scartata dagli esperti italiani impegnati nelle difficili indagini nel Congo e non ha trovato spazio nei media nazionali italiani.

Le indagini sulla morte di Luca Attanasio sono ancora in corso, pur avendo raccolto importanti prove sui esecutori e sui mandanti dell’esecuzione extra giudiziaria del nostro Ambasciatore. Gli inquirenti stanno anche individuando i motivi di questo assassinio ma al momento tutte le informazioni dettagliate non vengono diffuse in quanto l’indagine congiunta con le autorità congolesi non è conclusa.

Alcuni giornalisti occidentali e africani che operano nella Regione dei Grandi Laghi sono a conoscenza di alcuni dettagli di questa indagine ma rispettano la necessità di non diffondere notizie prima delle autorità governative in quanto le implicazioni della morte del nostro Ambasciatore vanno ben al di là di semplici motivazioni locali nella lontana provincia del Sud Kivu.

Vivendo in Africa da anni e conoscendo bene le dinamiche dei fatti appena raccontati, sento il dovere di consigliare di non farsi tentare da facili scoop mediatici basati su testimonianze e fonti difficili da individuare e spesso riportate in terza persona dagli “amici italiani” del HutuPower.

Oltre a offrire un pessimo servizio alla libera e indipendente informazione, si rischia di promuovere la causa terroristica delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda. Visto il milione di morti nel 1994 e le decine di migliaia di vittime congolesi e burundesi delle FDLR nel successivo ventennio, credetemi, non è certo il caso.

 

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