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Burundi: chi uccise il primo ministro Louis Rwagasore?

Il 13 ottobre il popolo burundese ricorderà, in una commemorazione ufficiale che avviene ogni anno, il principe Louis Rwagasore, ucciso il 13 ottobre 1961, 15 giorni dopo la sua nomina a primo ministro. Chi uccise questo giovane di 29 anni? Un nuovo libro, scritto in francese da Ludo De Witte (“Meurtre au Burundi”), ci svela i retroscena di quest’assassinio politico.

Nato nel 1932, Ludoviko Rwagasore era il figlio primogenito del mwami (re nella lingua burundese) Mwambutsa e dunque erede al trono. Pur essendo un tutsi, decide di sposare una donna hutu, Marie-Rose Ntamikevyo, e questo lo rende molto popolare e rispettato da tutti. Completata la scuola secondaria, nel 1952 il giovane principe va in Belgio a frequentare l’Università: non è uno studente molto brillante e non riesce a laurearsi, ma gli anni vissuti in Europa gli aprono la mente e lo mettono a contatto con intellettuali progressisti e con fautori dell’indipendenza dei popoli africani.

Ritornato in patria, Rwagasore inizia ad interessarsi di politica e nel 1959 fonda il partito UPRONA (Unione e Progresso Nazionale). A differenza di quanto scritto dalla propaganda belga, non è né un comunista, né un uomo di sinistra: si tratta invece di un nazionalista moderato, che vuole l’indipendenza del suo popolo. Bisogna considerare che il Burundi, a differenza del Congo belga, non è una colonia, ma un territorio sotto tutela, nel senso che le Nazioni Unite hanno dato incarico al Belgio d’amministrare il Paese per un breve periodo di tempo, in modo da preparare l’accesso all’indipendenza. Il governo belga, però, vorrebbe rimandare sine die questo momento e non vede di buon occhio il programma dell’Uprona, che chiede invece l’indipendenza immediata.

Le elezioni comunali, le prime della storia burundese, sono previste per il 15 novembre 1961 e l’Uprona parte favorito, grazie all’immensa popolarità del principe Rwagasore. Ecco allora che l’amministrazione belga, con a capo il Residente generale Jean-Paul Harroy, decide di arrestare il principe e di costringerlo agli arresti domiciliari per tutta la durata della campagna elettorale. In questo modo la strada è spianata per la vittoria del PDC (Partito Democratico Cristiano), che è finanziato dai belgi. Allo stesso tempo, però, la popolarità di Rwagasore aumenta, perché è visto come una vittima della prepotenza dei belgi. Tutti gli osservatori indipendenti sono convinti che alle elezioni legislative l’Uprona avrà un trionfo.

Il 9 dicembre 1961 il principe viene liberato e comincia ad organizzare il suo partito, insistendo su un punto fondamentale: l’Uprona è il partito del re, perché è diretto del figlio del mwami. Le elezioni politiche si svolgono il 18 settembre 1961 e la vittoria dell’Uprona è schiacciante: 80% dei voti! Louis Rwagasore viene nominato primo ministro il 25 settembre, ma il 13 ottobre viene assassinato a colpi di fucile.

L’assassino è un greco, Jean Kageorgis, ma i mandanti sono burundesi: si tratta dei dirigenti del PDC Jean Ntindereza e Joseph Biroli e di altre tre persone. È importante dire che l’omicidio è stato incoraggiato dalle autorità belghe, che hanno promesso l’impunità ai mandanti e all’esecutore materiale. Durante i due processi, che si sono svolti a Bujumbura, è emerso che, in una riunione del 21 settembre 1961, Robert Regnier, Residente del Belgio, in presenza di molti testimoni aveva detto questa frase: “Bisogna uccidere Rwagasore”.

Alla fine del processo d’appello, sono condannate a morte sei persone, due greci e quattro burundesi: la sentenza viene eseguita tramite impiccagione. Le responsabilità del Belgio, invece, vengono accantonate.

In conclusione, tutti gli storici sono concordi nel dire che il Belgio ha una responsabilità politica e morale nella morte di due primi ministri africani: il congolese Patrice Lumumba ed il burundese Louis Rwagasore. Sarebbe ora che il governo belga, invece di limitarsi a presentare delle scuse, procedesse a risarcire i familiari delle vittime.

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