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Burundi, inondazioni del lago Tanganyika. Effetti nefasti sulla popolazione

I primi cinque mesi del 2021 in Burundi sono stati piuttosto difficili sul piano del dissesto idrogeologico, in particolare nei mesi di aprile e di maggio, in tutta la fascia costiera lungo il lago Tanganyika. A metà aprile il grande lago, su cui affacciano anche la Repubblica Democratica del Congo, la Tanzania e lo Zambia, è esondato lungo la costa a nord-orientale, proprio in Burundi. I danni sono stati diffusi, ma a Kanyenkoko, nella provincia di Rumonge, sono stati particolarmente gravi, perché ben 216 abitazioni sono state allagate, come anche magazzini in cui erano conservate scorte alimentari e ittiche. Dopo poche settimane, a maggio, il livello delle acque del lago si è nuovamente alzato a causa delle forti piogge, per cui, sempre sulla costa burundese, ci sono stati ulteriori danni, come ad esempio nelle scuole di Mushasha e Kinyinya, dove insegnanti e scolari hanno dovuto affrontare molte difficoltà, molte delle quali tuttora generano preoccupazione, perché le strutture sono fragili e le acque del lago spesso raggiungono ancora i cancelli della scuola, costringendo gli studenti a guadarle per entrare, mentre altrove sono state poste delle passerelle e dei sacchi pieni di sabbia. Nel caso della scuola di Mushasha, gli studenti hanno avuto il sostegno di una scuola privata, la quale ha prestato loro una stanza per poter studiare nel pomeriggio.
Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma che dura da tempo e che, anzi, peggiora di anno in anno. L’innalzamento delle acque del Tanganyika impatta soprattutto sugli abitanti della costa, ma anche in collina non mancano problemi gravi; ad esempio, i residenti della collina di Kanyenkoko, sempre nella provincia di Rumonge (a sud-ovest del Burundi), soffrono la mancanza di acqua pulita, per cui ci sono importanti conseguenze sulla salute della popolazione. L’assenza di acqua potabile costringe i residenti a utilizzare le stesse acque del lago: per cucinare, lavare i panni e per i servizi igienici. Ma le acque del lago sono inquinate e sporche, nonché stagnanti; come hanno testimoniano alcuni abitanti al blogger Pascal Ndayisenga, “queste acque hanno un cattivo odore e le persone che vanno regolarmente a prendere l’acqua hanno dei brufoli sulle gambe e dei funghi tra le orecchie”. Dei tentativi per limitare possibili infezioni sono stati effettuati dalla Croce Rossa di Rumonge, che per settimane ha spruzzato sulle acque dei prodotti per uccidere i germi, ma evidentemente questo non elimina il problema della potabilità dell’acqua.
Il Burundi è tra i 20 più vulnerabili al mondo rispetto ai cambiamenti climatici, secondo l’indice ND-GAIN, ossia il Notre Dame Global Adaptation Index, il programma dell’Università di Notre Dame, in Indiana, Stati Uniti, che monitora e classifica le azioni di adattamento climatico per 177 Paesi. Tra gli elementi di fragilità del Burundi è stato inserito l’aumento delle temperature dell’Oceano Indiano, che ha contribuito ad aumentare il numero e la portata dei disastri naturali nel Paese: tra ottobre 2019 e ottobre 2020 inondazioni, frane e altri disastri hanno colpito 13 delle 18 province del Burundi, come mai prima. Questi eventi hanno anche contribuito a un aumento del 23% degli sfollati interni, da 104.000 alla fine del 2019 a 127.832 a settembre 2020. Inoltre, i disastri naturali rappresentano l’83% degli sfollati interni in Burundi e i loro effetti incidono notevolmente sulla produzione agricola, in un contesto in cui il 90% della popolazione fa affidamento su un’agricoltura di sussistenza.
Il 31 maggio scorso l’OCHA, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, ha pubblicato un rapporto alquanto preoccupante proprio sull’intensificazione delle inondazioni in Burundi, con tutti gli effetti nefasti che comportano sulla popolazione. Dall’inizio del 2021, gli allagamenti dovuti all’aumento delle acque del lago Tanganyika e lo straripamento dei fiumi Rusizi e Kajeke hanno rappresentato una delle principali preoccupazioni degli operatori umanitari, oltre alle epidemie di Covid-19, colera e morbillo. Questi eventi hanno causato la morte di due persone e il ferimento di altre 35, ma gli effetti sono di lungo periodo, dal momento che i danni alle infrastrutture economiche, sanitarie e educative, così come lo spostamento della popolazione, sono stati significativi e particolarmente evidenti nelle aree costiere. Ad aprile e maggio, come ha riferito il governo, circa 40.080 persone (8.016 famiglie) sono state sfollate nelle province costiere a causa delle inondazioni, la maggior parte a Gatumba e Rukaramu. A Gatumba, questi nuovi sfollati si aggiungono alle 9.405 persone (1.881 famiglie) che vivono nei siti IDP (Internally Displaced Persons) da più di un anno dopo le inondazioni dell’aprile 2020, ancora in attesa di soluzioni durature.
In base ai dati dell’Istituto di Statistica e Studi Economici del Burundi (ISTEEBU), quasi 850.000 persone vivono nei comuni della costa e, dunque, sono esposte al rischio di inondazioni.
Secondo il rapporto OCHA, dal 1° gennaio al 21 maggio 2021, le allerte emergenziali per disastri sono state 53, il 61% delle quali per allagamenti: 54.466 persone dei comuni lungo il litorale del lago Tanganyika sono state interessate dallo straripamento delle sue acque durante quest’anno solare, con effetti particolarmente critici sulle persone più fragili e vulnerabili. Gli altri allarmi riguardano frane (6% dei casi), forti venti (38%), piogge torrenziali (38%), innalzamento delle acque dei fiumi (23%).
In base alle analisi effettuate in occasione delle inondazioni di aprile a Rumonge e di maggio a Gatumba, l’OCHA ha individuato i bisogni prioritari delle persone colpite e sfollate, ossia alloggi, articoli non alimentari, scorte di cibo e mezzi di sussistenza (tanti sono i campi allagati e improduttivi, in alcuni casi fin dal 2020). L’accesso all’acqua potabile è stato considerevolmente ridotto in tutte le provincie costiere, così come fortemente compromessi sono i servizi igienico-sanitari e l’istruzione. Evidentemente, tutto questo espone la popolazione a ulteriori rischi, infatti si registra un significativo aumento della violenza di genere, per arginare i quali è necessario stabilire soluzioni durature tanto per le persone colpite, quanto per il territorio a rischio di ulteriori alluvioni.

Schematicamente, i dati dell’OCHA sul Burundi, per le emergenze del 2021 sono:
53 allerte rilevate
59.700 persone sinistrate
29,9 milioni di dollari di fondi ricevuti, su 195 milioni richiesti dal Piano di risposta 2021
4.000 abitazioni danneggiate o distrutte
2 persone uccise
35 persone ferite
23.100 persone sfollate

Fonti :
• Pascal Ndayisenga, « Touchés Par La Montée Des Eaux, Les Burundais Ont Besoin D’eau Potable », in « Blog4SDGs », 3 maggio 2021 : https://blog4sdgs.org/touches-par-la-montee-des-eaux-les-burundais-ont-besoin-deau-potable/
• Fabrice Bimenyimana, « Inondation à Gatumba : les Ecofo Mushasha et Kinyinya menacées d’effondrement », in « Iwacu », 7 maggio 2021 : https://www.iwacu-burundi.org/inondation-a-gatumba-les-ecofo-mushasha-et-kinyinya-menacees-deffondrement/
• Ejoheza Web TV, « #Burundi, Innondation à Gatumba: Le vrai visage », 18 maggio 2021 : https://youtu.be/Z1PVOXrlYPI
• OCHA, « Burundi : Aperçu Humanitaire – Désastres naturels », 31 maggio 2021 : https://www.humanitarianresponse.info/en/operations/burundi/document/burundi-humanitarian-snapshot-mai-2021
• Rank countries by ND-GAIN Country Index, Vulnerability and Readiness: https://gain-new.crc.nd.edu/ranking/vulnerability
• Jimbere, 15 aprile 2021: https://twitter.com/JimbereMag/status/1382745778402250753
• Social Action for Development, 14 maggio: https://twitter.com/SadBurundi/status/1393207826403704832
• Longin Niyonkuru, 15 maggio: https://twitter.com/NiyonkuruLongin/status/1393492911858274306
• Youthh, 18 maggio: https://twitter.com/Rambo_Rho/status/1394629392383492096

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