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Burundi, attacco con granata a Bujumbura: 38 feriti

Venerdì sera, 10 maggio, un attacco con granata in un parcheggio di autobus a Bujumbura, in Burundi, ha causato 38 feriti, 5 dei quali in gravi condizioni. Le autorità burundesi hanno accusato il Rwanda e l’attivista burundese Pacifique Nininahazwe di essere dietro all’attentato, l’ennesimo di una serie di violenze che hanno scosso il paese negli ultimi giorni. Ma lui, che si trova in esilio, ha condannato l’atto, dicendo che nessuna causa può giustificare tale violenza:

L’attacco di venerdì è avvenuto in un contesto di crescente tensione tra Burundi e Rwanda. I due paesi si accusano reciprocamente di destabilizzare la regione e di sostenere gruppi armati. Le relazioni tra i due paesi sono deteriorate da anni, con frequenti attacchi al confine e accuse di violazioni dei diritti umani.

In particolare, Pierre Nkurikiye, portavoce del ministero della sicurezza burundese, ha puntato il dito contro il Rwanda, affermando che il paese vicino recluta, addestra e arma i “terroristi” che poi commettono attacchi in Burundi. Nkurikiye ha anche accusato l’attivista burundese Pacifique Nininahazwe, attualmente in esilio, di essere complice degli attacchi. Nininahazwe è un noto critico del governo burundese e in passato ha denunciato le violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità, infatti molti (come Teddy Mazina, altro attivista in esilio) ritengono che le accuse che gli sono state mosse siano dei pretesti per attirare l’odio sui Tutsi e sul Rwanda:

Le autorità burundesi non si sono limitate alle accuse. Hanno minacciato i proprietari di case di essere ritenuti responsabili se i loro inquilini commettono atti di terrorismo. Inoltre, hanno interrogato diverse persone nel quartiere di Cibitoke a Bujumbura, ma il numero degli arrestati non è stato reso noto.

Il Rwanda ha respinto con fermezza le accuse del Burundi, definendole “menzogne”, e invitando il vicino a risolvere i suoi problemi interni senza associare il Rwanda ad atti di violenza che non lo riguardano:

Nel frattempo, la comunità internazionale ha espresso la sua preoccupazione per la situazione in Burundi e ha invitato le parti a cercare una soluzione pacifica alle loro divergenze, come ad esempio ha fatto ieri mattina l’Unione Europea:

Oltre all’attacco di venerdì, le autorità burundesi hanno confermato le informazioni su ordigni esplosivi posizionati su cabine elettriche la notte del 24 aprile scorso. L’attacco di venerdì ha aggravato la già tesa situazione in Burundi. Le accuse reciproche tra Burundi e Rwanda non fanno che peggiorare la situazione e rendono più difficile trovare una soluzione pacifica.

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