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Asmara, La Piccola Roma In Terra D’Africa

Asmara, la piccola Roma in terra d’Africa

Situata nel corno d’Africa e nata nel XII secolo dall’unione di quattro villaggi, Asmara, capitale dell’Eritrea, sorge su un altopiano di oltre 2300 metri. L’otto luglio del 2017, la più importante città eritrea è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco). La capitale dell’ex colonia italiana ha conquistato tale importante vittoria in quanto “esempio eccezionale di urbanizzazione modernista”. E’ stata una vittoria per i suoi abitanti e per tutta l’Africa; è stata una vittoria per gli italiani, che hanno contribuito a renderla il maggiore concentrato di architettura modernista al mondo, donandole bellezza e armonia. La capitale eritrea è stata progettata dagli architetti italiani degli anni Trenta. La sua vicenda storica cominciò con l’acquisizione della baia di Assab nel 1882 da parte italiana ed ebbe il periodo di maggior sviluppo sotto il regime fascista, che terminò nel 1941. Durante il fascismo furono, infatti, chiamati gli architetti più visionari che ebbero modo di concepire nuove linee e forme, impiegando le migliori tecnologie di allora. L’Amministrazione eritrea del dopoguerra ha saputo conservare il prezioso lavoro degli architetti, smarcandosi dalla furia iconoclasta contro la memoria storica che ha imperversato in tutto il mondo, specie negli ultimi anni. L’edificio Fiat Tagliero, inaugurato nel 1938, è considerato la stazione di servizio più bella al mondo: opera dell’allora giovane architetto Giuseppe Pettazzi. Si possono visitare la chiesa e il convento di San Francesco, disegnati da Paolo Reviglio in forme neoromaniche. E poi ancora il cinema Impero, opera di Mario Messina; Palazzo Falletta e la Casa del Fascio; l’Albergo Ciaao (Compagnia immobiliare alberghi Africa orientale) e l’Albergo Italia; il bar Tre stelle e il bar Vittoria. Tanto per citarne alcuni. Asmara è piena di questi edifici: se ne contano circa 400, ancora in piedi, tra ville private, farmacie, cinema, bar e palazzi governativi. La capitale dell’Eritrea è, quindi, almeno dal punto di vista architettonico, una città italiana. Non resta che visitarla e riscoprire un pezzo di storia che sopravvive nonostante il trascorrere del tempo e nonostante l’incuria in cui sono relegati questi preziosi gioielli architettonici. Dal turismo, infatti, lo Stato eritreo potrebbe ricavare le risorse economiche necessarie per il loro restauro e far decollare la debole economia dell’intero Paese. Purtroppo, i manuali di storia non rendono giustizia all’Italia per la sua opera di ammodernamento e sviluppo economico delle ex colonie. A proposito del periodo coloniale, ha scritto Mattia Mininni: “Giunti in ritardo in Africa quando le varie potenze europee si erano già accaparrati i più ricchi territori nonché preminenti posizioni politiche e strategiche, ci siamo dovuti necessariamente accontentare delle briciole del lauto banchetto altrui. E così sono occorsi ingenti sacrifici di ogni genere e l’impegno del capitale e del lavoro nostri per creare quella che è l’attuale realtà economica della Libia, dell’Eritrea e della Somalia, che col nostro aiuto potranno guardare ancora più fiduciosamente all’avvenire. Effettivamente l’Italia ha fin’oggi tratto dalle sue colonie assai meno di quanto non ha loro dato a piene mani e la nostra opera di colonizzazione è costata miliardi allo Stato, al contribuente italiano e ai privati capitalisti. Il che, oltretutto, comprova quali benemerenze abbia acquisito il nostro popolo nel compimento di una sacra missione che è stata scevra di qualsiasi calcolo egoistico e di qualsiasi esoso proposito di sfruttamento”. A testimonianza che le colonie italiane erano le più ricche di capitali investiti di tutta l’Africa.

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